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giovedì, 26 luglio 2007
La scorsa settimana il governo ha firmato un accordo sul sistema previdenziale con i sindacati, che prevede la sostituzione dello scalone della legge Maroni con tre scalini diluiti in più anni. Qualche considerazione.
Nel merito, la necessità di non abolire completamente lo scalone del 2008 è stata giustificata dall'insostenibilità del bilancio dell'INPS (nel 2040!), dall'innalzamento dell'aspettativa di vita media, dallo sbandieramento di conti palesemente falsi. Come giustamente ha fatto notare il sociologo Luciano Gallino in un'intervista al Manifesto (del 15/7 e in una lettera aperta al consiglio di amministrazione dell'INPS) anche nel bilancio preventivo del 2007 dell'INPS il saldo tra entrate ed uscite del Fondo per i lavoratori dipendenti è in attivo di 3 miliardi di Euro. Peccato che a questo fondo vengano accollati disavanzi di altri fondi (ad esempio quello dei dirigenti d'azienda per 2,6 miliardi di Euro!). Ed in generale nel bilancio dell'INPS vanno a confluire spese non previdenziali ma ssistenziali che dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. Inoltre a tendere problemi di bilancio non dovrebbero più esserci per definizione, dato che il sistema sarà contributivo puro (tanto metto nelle casse dell'inps e tanto riceverò). Lo stravolgimento dei dati è puramente ideologico, per giustificare un sostanziale taglio delle pensioni per i lavoratori dipendenti.
Dal punto di vista politico politicante, genera rabbia che una misura come l'abolizione dello scalone sia presentata ora da parte di molti mass media e da ampi settori della maggiornaza di governo (fino ad arrivare alla ridicola minaccia di dimissioni di una ministra del governo, come la posizione della sinistra massimalista più intransigente, quando invece questo provvedimento era stato concordatao tra tutte le forze dell'unione nel programma "per il bene dell'Italia". Ecco il passo (pag.166, 167, 168)
Come indicano dunque le proiezioni, il sistema previdenziale italiano, con il passaggio al regime contributivo, offre nel lungo periodo garanzie di sostenibilità finanziaria più solide rispetto ai sistemi pensionistici di quasi tutti gli altri paesi europei. ...
Inoltre, va ricordato che con le precedenti riforme era già stata raggiunta un mediazione basata sugli anni di anzianità o sulla combinazione tra anzianità contributiva e soglia di età che, vista la proiezione di medio termine dei conti della previdenza non richiede interventi strutturali. L'aumento "a scatto" dell'età richiesta è anche una misura poco coerente con l’obiettivo di controllare la spesa, in quanto, da un lato non si spiega perché fino al 2008 non ci sia necessità di risparmio, mentre dopo il 2008 questa esigenza assuma una tale urgenza da richiedere il blocco delle uscite di anzianità per tre/cinque anni, con la possibilità che un’accelerazione delle uscite negli anni che precedono l’entrata in vigore renda meno efficace e più iniquo il gradino temporale. Inoltre questa misura determinerebbe un consistente ostacolo all’ingresso al lavoro per le giovani generazioni, aggravando ulteriormente la situazione attuale sul versante del mercato del lavoro. ...
Nel complesso, a differenza dell’indirizzo perseguito dall’attuale governo, i maggiori oneri connessi al periodo di transizione al nuovo regime pensionistico, la cosiddetta "gobba", non costituiscono un problema particolare, anche tenendo presente che in una economia in crescita, anche allargandosi la quota di risorse da indirizzare alle pensioni, il reddito reale procapite delle persone attive può comunque aumentare.
In particolare puntiamo a: ...
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;
La sinistra della coalizione è stata messa all'angolo, si è affidata - invano - alla forza del sindacato, e si è ritrovata con niente in mano. Incapace non solo di condizionare il governo "da sinistra" ma nemmeno di realizzare ciò che di buono stava scritto su un programma condiviso da tutti. Poche ore più tardi è poi arrivata la seconda mazzata del protocollo d'intesa sul mercato del lavoro, che a parte lo staff-leasing, lascia invariata la legge Biagi, e con lo sgravio sugli straordinari concede ulteriore libertà ai "padroni" sul controllo dell'orario di lavoro. Ora bisognerà pur trarre qualche conclusione. Non è possibile far passare sempre tutto sotto il solito ricatto del ritorno di Berlusconi. Se non verrà modificato qualcosa in autunno penso sia meglio fare chiarezza ed uscire dal governo mettendo in risalto che non è la sinitra che fa cadere il governo, ma è la non aderenza al programma comune da parte delle forze di centro (come in questo caso).
Quanto al sindacato, non si capisce bene con quale mandato sia andato al tavolo delle trattative senza mettere in campo (a parte qualche sciopero spontaneo nelle fabbriche del nord) iniziative a sostegno della propria posizione. Come la sinistra della coalizione anche il sindacato, specialmente la CGIL, soffre il ricatto del governo, che usa la propria debolezza per ricattarlo. Si spera vivamente che i diretti interessati - i lavoratori - siano consultati sull'accordo, perchè se così non fosse il sindacato verrebbe a perdere gran parte della propria funzione sociale e della propria autonomia (invito a leggere la dichiarazione di Rinaldini, segretario generale FIOM, al comitato direttivo della CGIL).
mercoledì, 18 luglio 2007
Lo strano caso degli ex calciatori della nazionale tedesca diventati Professori presso il dipartimento di Psicopatologia della prestigiosa Università di Jena, ovvero gli eterni incubi dell'illustrissimo Professor M.H.D. di una partita mai finita.
In Germania, diversamente dal bel paese, i calciatori della nazionale non finiscono tutti al Billionare, o sull'Isola dei Famosi. E nemmeno tutti si riducono a fare i dirigenti sportivi o i deputati. Come tutti gli studenti di Psicopatologia dell'Università di Jena sanno, molti degli ex calciatori della nazionale tedesca degli anni sessanta e settanta sono diventati dopo una rapidissima carriera accademica tra i più famosi professori della facoltà di Psicopatologia, di cui il professor Manlio Hilario Dagobertis è Preside.
Tra gli studi psicopatologici più significativi nella Fenomenologia Blogghiana ricordiamo quelli del prof K.H. Schnellinger, del Prof. G.Muller (celebre per la famosa "scala Muller") e recentemente quelli del dottor B.Vogts (B. Vogts, M.I. Dagobertis: Religion (überhaupt katholizismus) und blog. 2 voll. Jena Universität Presse, 2006.) e del dottor S.Meier sul tema delle pseudovamp.
Il Preside però dopo averne favorito la carriera ha instaurato un rapporto conflittuale - sempre sul piano accademico - con gli stessi, tanto da dare libero sfogo nelle sue sedute terapeutiche collettive a dispute sui più avanzati modelli nell'ambito di ricerca teorica dell'emergente disciplina.
Questo rapporto di amore e odio, secondo il Professore associato P.Breitner (nella foto a sinistra), potrebbe essere dovuto ad un mancato superamento della sconfitta di Città del Messico nella notte del 19 giugno del 1970 che ha segnato nel profondo l'infanzia del Professor M.H., all'eterna speranza del Professor HM che quella famosa partita fosse finita diversamente. Tanto da coniare per indicare la psipatologia in questione il nome specifico di "Die AztecaKomplex". Da quel momento il futuro Professore M.H. ha interiorizzato una profonda rivalsa contro quelli che erano i suoi idoli di un tempo, specialmente verso quelli che diedero a lui l'illusione della vittoria: il prof. K.H.Schnellinger segnò al novantesimo il gol che mandò la Panzerdivision ai supplementari più famosi della storia e il prof G.Muller che realizzò i gol del sorpasso e del terzo - ma ancora provvisorio - pareggio. A riprova di questa tesi, "Der Afro" Professor P.Breitner nonchè l'assistente L.Matthaus, che entrarono nella Panzer nazionale in epoche successive a quella partita non sono mai entrati in conflitto con l'illustrissimo Professor. Ad parziale eccezione di questa teoria il dott.Gabrowski evidenzia che pur partecipando al Mundial di Mexico 70 il Professor Helmut Haller non disputò quella partita.
Per completezza d'informazione riportiamo di seguito la replica del Professor M.H. Dagobertis (tradotta in italiano)
"E' assai triste che anche qui in Germania prevalga il giornalismo scandalistico e approssimativo. Uno dei motivi per cui fuggii dall'Italia fu proprio questo. Ma il degrado, come la schiuma inquinata dei mari, supera sempre i confini.
Può sembrare strano, ma si tratta di casi di omonimia. Viene dunque a cadere la tesi del trauma infantile.
Tra l'altro, essendo io italiano, non regge.
E' vero che, essendoci in dipartimento anche il dott. Rivelino e il dott. Gerson (per colmo di coincidenza), si potrebbe ipotizzare qualcosa del genere a proposito del Brasile. Ma, ad esempio, io vado d'accordissimo anche con l'ill.mo prof. emerito U. Seeler.
Vi invito dunque a pubblicare la mia replica e di regolarvi meglio, in futuro, a pubblicare spazzatura giornalistica allo scopo di denigrare il buon nome del nostro Istituto."
Manlio Ilario Dagobertis
domenica, 15 luglio 2007
Nemmeno Sbagliata. Il fallimento della teoria delle stringhe e la corsa all'unificazione delle leggi della fisica. Peter Woits, 2006 (2007, Codice Edizioni, Torino).
Il fisico austriaco Wolfang Pauli era famoso per la sua proverbiale severità. "Era noto per essere un ascoltatore coriaceo capace di esclamare 'sbagliato' (falsch) o 'completamente sbagliato' (ganz falsh) quando non era d'accordo con un oratore". Si racconta che "un giorno quando gli chiesero un'opinione riguardo l'articolo di un giovane fisico rispose con tristezza 'das ist nicht einmal falsch', 'non è neanche sbagliato'. Peter Woits, un fisico teorico americano dalla carriera anomala, rivolge la stessa pesante accusa alla teoria delle stringhe, una eterna promessa sostenuta dai fisici più illustri nata più di trent'anni fa e che occupa da circa vent'anni la scena della fisica teorica. Egli sostiene che non solo questa teoria ha fallito nel fornire la tanto agognata Teoria di Grande Unificazione (GUT), ma non può nemmeno essere considerata una teoria. Nemmeno sbagliata.
Nella prima parte del libro l'autore ripercorre la storia e i successi della fisica dalla nascita della meccanica quantistica (biennio 1925/1926) fino alla consacrazione del cosidetto Modello Standard (metà anni settanta). Questa esposizione forse è un po' troppo complessa per il lettore digiuno di fisica e un po' troppo compressa per gli addetti ai lavori. Comprimere la fisica di un secolo in poco meno di cento pagine è un 'impresa ardua. bene tenterò di farlo in poche righe.
Le forze fondamentali presenti in natura sono quattro: elettromagnetica, debole, forte e gravitazionale. Le prime tre forze si possono spiegare in termini di teorie quantistiche dei campi. Le prime due sono state unificate con successo in un unica teoria (elettrodebole), la terza è una teoria (la cromodinamica quantistica) ancora distinta ma dello stesso tipo (cioè sempre una teoria q. dei campi di gauge ma con un diverso gruppo di simmetria). Queste torie hanno avuto un successo nelle predizioni sperimentali mai avuti prima. La quarta forza (la gravità) è descritta dalla Relatività Generale, cioè dall'equazione di Einstein una teoria "classica". Pertanto i problemi aperti* alla fine degli anni 70 erano e sono tutt'ora formulare una teoria della gravità quantistica, ovvero coniugare la mq con la relatività generale, unificare le 3 interazioni (e poi eventualmente tutte e 4) in un'unica teoria di campo.
Agli inizi degli anni 70 iniziò a circolare una teoria delle stringhe, in cui le particelle non erano più considerate puntiformi, ma appunto delle stringhe. Dalla metà degli anni 80 ad oggi ha occupato gran parte delle risorse della ricerca in fisica teorica rendendola di fatto l'unica alternativa sulla piazza. Questa teoria doveva unificare le quattro interazioni fondamentali, quantizzare la gravità e spiegare le costanti della teoria (le masse delle particelle e le costanti di accoppiamento delle interazioni). Ma sfortunatamente, nelle diverse formulazioni, comporta anche enormi problemi, primo fra tutti quello di essere consistente solo in uno spazio di almeno 10 dimensioni (6 delle quali devono poi essere compattate con qualche "trucco" matematico)!
Secondo qualche sostenitore "la teoria delle superstringhe sarebbe un supercomputer o un'astronave proveniente dal futuro di cui non si possiede ancora il manuale di istruzioni." "Ma" - replica Woit - "cosa accadrebbe se il misterioso oggetto che si spera essere un'astronave si rivelasse invece un semplice tostapane?"
Oltre alle numerose complicazioni matematiche - che nel frattempo hanno ravvivato l'incontro tra fisici e matematici - la "teoria" ha il difetto di non fare previsioni! O le poche che riesce a fare non sono verificabili perchè le energie richieste sono talmente alte che non esistono acceleratori di particelle tanto potenti. Qualche possibilità potrebbe arrivare dalle rilevazioni di raggi cosmici ad altissima energia, che però si stima arrivino sulla (intera) superficie della terra con una frequenza di tre/quattro volte... al secolo!
Ora, una teoria siffatta, posto anche che si riesca a formularla matematicamente coerente, dal momento che non è falsificabile può essere considerata una teoria scientifica? Secondo Woit no e chiede alla comunità dei fisici teorici di riconosecere il fallimento e di iniziare a battere nuove strade.
L'autore, oltre ai problemi più prettamente scientifici, indica anche quali siano le cause "esterne" che hanno portato a questo stallo della ricerca fisica. Da un lato la fisica è rimasta vittima dei propri grandi successi del periodo precedente, lasciando pensare che si potesse sempre progredire, ma le questioni rimaste aperte sono veramente ostiche. Da un altro lato egli individua (analizzando il caso americano) nella struttura dei dipartimenti troppo statica e nel prolungarsi della precarietà dei giovani ricercatori un grande ostacolo al sorgere di nuove idee che possano smuovere la situazione. Dopo la laurea e i canonici tre anni di Ph.D (il dottorato) i ricercatori devono andare avanti con borse di studio (post-doc) di uno o due anni. Uno dei criteri principali di valutazione per l'assegnazione di queste è il numero di pubblicazioni (questo porta tra l'altro al moltiplicarsi smisurato degli articoli, si confrontino gli articoli di oggi con quelli che rivoluzionarono la fisica negli anni 20/30!). Pertanto si punta a ricerche brevi che garantiscano risultati anche piccoli ma sicuri e magari in un ambito di ricerca visto con favore dai professori che dovranno giudicare.
"Esistono altre ragioni per cui c'è soltanto un'alternativa sulla piazza, certo, ma le strutture sociali e finanziarie in cui le persone lavorano costituiscono gran parte del problema".
lunedì, 09 luglio 2007
Questa non me la perdo.
Uolter sostiene che "Il problema non è tanto se firmo io. Io sono candidato alla guida di un partito che ha parte importante di questa maggioranza e nel quale ci sono opinione diverse delle quali non posso non tener conto. Potrei rispondere con giri di parole, con circonvoluzioni, ma voglio essere sincero. Tutto questo non mi impedisce di esprimere il sostegno che è più importante della mia firma individuale".
Dice anche che "il tempo delle decisioni è adesso." Quindi?
Anche questa volta ci tocca dare ragione all'amico ministro della Difesa Parisi: "Non lo capisco. Non ha ancora la leadership, dia prova delle sue convinzioni"
Replica ancora Uolter "Se ho deciso di non firmare il quesito è solo per un motivo di opportunità, per cercare di evitare, vista la mia posizione, ogni possibile contraccolpo nella maggioranza e verso il governo"
venerdì, 06 luglio 2007
martedì, 03 luglio 2007
Francesco Storace saluta, se ne va e presenta il nuovo simbolo del senatore Francesco Storace. Anche i senatori hanno un simbolo. Tanto nuovo poi non mi sembra, non era il simbolo del fu fronte della gioventù?
Ieri il sergretariando democratico Walter (leggasi Uolter) ha annunciato un tour estivo in giro per l'Italia. Posto unico 20euri (prevendite presso gli abituali boxoffice - circuito TicketOne)
Ha ragione l'amico Arturo Parisi :"O impariamo a prendere la mira o è meglio che ci asteniamo dallo sparare" (cazzate).
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