A poche ore dal disastro elettorale sardo, dove il PD ha perso oltre 11 punti percentuali rispetto alle elezioni politiche della scorsa primavera e altrettanti rispetto alle precedenti elezioni regionali, il Partito Democratico si sta infilando in un vicolo cieco determinato anche e soprattutto dalla natura poco definita della struttura interna.
Non mi interessa quì analizzare le cause che hanno portato a questo risultato, ma vedere quali possono essere le vie d'uscita organizzative.
Già da un po' di tempo si era cominciato a parlare di possibili leader alternativi, di possibili congressi da farsi prima o dopo le elezioni europee. Sull'Unita' -l'ex organo del partito e attuale giornale dell'ex Presidente Soru - leggo che Ora le ipotesi più credibili in campo sarebbero quella di un'assemblea costituente che incoroni Franceschini fino al prossimo congresso oppure andare subito alle primarie, una soluzione caldeggiata soprattutto dalla "corrente Bersani".
Lo stesso Veltroni questa mattina, nella conferenza stampa nella quale ha spiegato le ragioni delle dimissioni da segretario, ha parlato di congresso. "Ho chiesto a Dario di assumere le responsabilità di questo momento nella speranza che si possa dare rapidamente certezza; ma poi, senza concitazione, si deve svolgere un congresso con una vera discussione politica, non imbrigliata".
Il problema, però, è che non esiste un congresso. Avete capito bene. Lo statuto del PD non prevede un congresso, come organismo. Quindi non capisco proprio attorno a cosa ruoti questa discussione sul congresso. L'organismo deputato a definire la linea politica è, dovrebbe essere, l'assemblea nazionale, che però non è votata solo dagli iscritti, ma anche dagli elettori (e cosa si iscrive a fare uno?). Ma a differenza di un congresso, gli elettori e gli iscritti possono "partecipare alla scelta dell'indirizzo politico del partito mediante l'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee al livello nazionale e regionale" ma non possono partecipare ad un dibattito per la costruzione della linea politica, non possono votare un documento, o emendarlo o proporre delle tesi contrapposte. Per di più ad oggi questo organismo non esiste ancora. Esiste una assemblea costituente (che temporaneamente dovrebbe svolgere il ruolo di quella nazionale, Norme transitorie Art.45), ma non esiste l'assemblea nazionale. Cioè non esiste l'organismo di indirizzo politico! C'è una Segreteria e una Direzione Nazionale che devono eseguire e rendere operative le decisioni di un organismo che non esiste! Per forza c'è il vuoto!
Questo è quello che succede a prendere la strada del partito "liquido". O meglio è quello che succede a prendere la strada del partito "liquido" per un partito non di destra (perchè per la destra va benissimo, basta un capo).
La mancanza di chiarezza della struttura organizzativa rende poi poco comprensibili politicamente le dimissioni da Segretario di Uolter. Un segretario si dimette se è in contrasto con l'indirizzo dettato dall'organo politico, se c'è stata una bocciatura su un qualche documento o se viene meno la fiducia di chi lo ha eletto Segretario. Al di la' delle beghe personali tra esponenti illustri sono tutte circostanze che non si sono verificate. C'è stato qualche malumore, ma non c'è stata una sconfessione della linea del segretario. Mi pare che, al di là delle belle parole, queste dimissioni siano indotte da motivazioni più personali che politiche; dimissioni che rischiano di indebolire ulteriormente il partito in questi mesi molto difficili che ci separano dalle elezioni europee.
*** Altre considerazioni sulle dimissioni di Veltroni ***
Ho sentito spezzoni della conferenza stampa e le analisi di Veltroni sembrano a tratti strampalate:
Veltroni sostiene che “dal dopoguerra “non c'è mai stato un ciclo veramente riformista”. Secondo Veltroni il primo centrosinistra degli anni 60 non era riformista e non ha fatto niente? O indirettamente la spinta dei movimenti tra gli anni sessanta e settanta non hanno trasformato l'Italia? La riforma della scuola, l'apertura a tutti dell'Università, la conquista di un servizio sanitario nazionale, lolo Statuto dei Lavoratori sono tutte riforme che hanno migliorato l'Italia. Certo Veltroni non c'era. Forse voleva dire che lui non è mai riuscito a creare un ciclo riformista.
Dice che questa Italia da Gattopardo non cambia mai, ma subito dopo ammette che Berlusconi ha conquistato l'egemonia culturale (adesso se ne è accorto?) stravolgendo i valori della società costruendo un sistema di disvalori.
Non mi interessa quì analizzare le cause che hanno portato a questo risultato, ma vedere quali possono essere le vie d'uscita organizzative.
Già da un po' di tempo si era cominciato a parlare di possibili leader alternativi, di possibili congressi da farsi prima o dopo le elezioni europee. Sull'Unita' -l'ex organo del partito e attuale giornale dell'ex Presidente Soru - leggo che Ora le ipotesi più credibili in campo sarebbero quella di un'assemblea costituente che incoroni Franceschini fino al prossimo congresso oppure andare subito alle primarie, una soluzione caldeggiata soprattutto dalla "corrente Bersani".
Lo stesso Veltroni questa mattina, nella conferenza stampa nella quale ha spiegato le ragioni delle dimissioni da segretario, ha parlato di congresso. "Ho chiesto a Dario di assumere le responsabilità di questo momento nella speranza che si possa dare rapidamente certezza; ma poi, senza concitazione, si deve svolgere un congresso con una vera discussione politica, non imbrigliata".
Il problema, però, è che non esiste un congresso. Avete capito bene. Lo statuto del PD non prevede un congresso, come organismo. Quindi non capisco proprio attorno a cosa ruoti questa discussione sul congresso. L'organismo deputato a definire la linea politica è, dovrebbe essere, l'assemblea nazionale, che però non è votata solo dagli iscritti, ma anche dagli elettori (e cosa si iscrive a fare uno?). Ma a differenza di un congresso, gli elettori e gli iscritti possono "partecipare alla scelta dell'indirizzo politico del partito mediante l'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee al livello nazionale e regionale" ma non possono partecipare ad un dibattito per la costruzione della linea politica, non possono votare un documento, o emendarlo o proporre delle tesi contrapposte. Per di più ad oggi questo organismo non esiste ancora. Esiste una assemblea costituente (che temporaneamente dovrebbe svolgere il ruolo di quella nazionale, Norme transitorie Art.45), ma non esiste l'assemblea nazionale. Cioè non esiste l'organismo di indirizzo politico! C'è una Segreteria e una Direzione Nazionale che devono eseguire e rendere operative le decisioni di un organismo che non esiste! Per forza c'è il vuoto!
Questo è quello che succede a prendere la strada del partito "liquido". O meglio è quello che succede a prendere la strada del partito "liquido" per un partito non di destra (perchè per la destra va benissimo, basta un capo).
La mancanza di chiarezza della struttura organizzativa rende poi poco comprensibili politicamente le dimissioni da Segretario di Uolter. Un segretario si dimette se è in contrasto con l'indirizzo dettato dall'organo politico, se c'è stata una bocciatura su un qualche documento o se viene meno la fiducia di chi lo ha eletto Segretario. Al di la' delle beghe personali tra esponenti illustri sono tutte circostanze che non si sono verificate. C'è stato qualche malumore, ma non c'è stata una sconfessione della linea del segretario. Mi pare che, al di là delle belle parole, queste dimissioni siano indotte da motivazioni più personali che politiche; dimissioni che rischiano di indebolire ulteriormente il partito in questi mesi molto difficili che ci separano dalle elezioni europee.
*** Altre considerazioni sulle dimissioni di Veltroni ***
Ho sentito spezzoni della conferenza stampa e le analisi di Veltroni sembrano a tratti strampalate:
Veltroni sostiene che “dal dopoguerra “non c'è mai stato un ciclo veramente riformista”. Secondo Veltroni il primo centrosinistra degli anni 60 non era riformista e non ha fatto niente? O indirettamente la spinta dei movimenti tra gli anni sessanta e settanta non hanno trasformato l'Italia? La riforma della scuola, l'apertura a tutti dell'Università, la conquista di un servizio sanitario nazionale, lolo Statuto dei Lavoratori sono tutte riforme che hanno migliorato l'Italia. Certo Veltroni non c'era. Forse voleva dire che lui non è mai riuscito a creare un ciclo riformista.
Dice che questa Italia da Gattopardo non cambia mai, ma subito dopo ammette che Berlusconi ha conquistato l'egemonia culturale (adesso se ne è accorto?) stravolgendo i valori della società costruendo un sistema di disvalori.





