Seguendo la traccia indicata da Padoa Schioppa sul corrierone, passiamo alla seconda questione: l'Organizzazione.
A quanto pare i due principali sfidanti hanno due idee diverse, su questo punto: estremizzando un po' si può dire che
Uno vuole continuare sul tipo di organizzazione già delineato da Veltroni. Un partito "leggero" (ma anche un po' "radicato"), costruito a cui si possa aderire anche non iscrivendosi (ma anche sì)
L'altro vuole il ritorno ad un partito più tradizionale, più strutturato e più territoriale.
Facciamo un passo indietro e vediamo cosa dice wikipedia alla voce "Centralismo democratico", una "best practice" delle forme organizzative partitiche..
Centralismo democratico è il nome dato ai principi di organizzazione interna usati dai partiti politici leninisti, e il termine è qualche volta usato come un sinonimo per qualsiasi politica leninista all'interno di un partito. L'aspetto democratico di questo metodo organizzativo consiste nella libertà dei membri del partito di discutere e dibattere su politica e direzione, ma una volta che la decisione del partito è scelta dal voto della maggioranza, tutti i membri si impegnano a sostenere quella decisione. Quest'ultimo aspetto rappresenta il centralismo. Come lo descriveva Lenin, il centralismo democratico consiste in "libertà di discussione, unità d'azione".
Gli statuti delle organizzazioni leniniste avevano definito i seguenti principi-base del centralismo democratico:
1. Carattere elettivo e revocabile di tutti gli organi di partito dalla base al vertice.
2. Tutti le strutture devono rendere conto regolarmente del loro operato a chi li ha eletti e agli organi superiori.
3. Una rigida e responsabile disciplina nel partito, subordinazione della minoranza alla maggioranza.
4. Libertà di critica e autocritica all'interno del partito.
5. Le decisioni degli organi superiori sono vincolanti per gli organi inferiori.
6. Cooperazione collettiva di tutti gli organi al lavoro e alla direzione, e contemporaneamente responsabilità individuale di ogni membro del partito sul proprio operato.
Detto questo, in termini organizzativi, è possibile un partito non leninista? A me pare che tutte le possibili varianti siano solo tentativi mal riusciti di scopiazzare questo tipo di organizzazione. Si può cambiare nome al Segretario Generale, si può cambiare nome al Comitato Centrale (Comitato Politico, Consiglio Nazionale, Assemblea Nazionale,...) ma in tutte le organizzazioni più o meno serie c'è un congresso ogni tre-quattro-cinque anni che decide la linea strategica, tra un congresso e l'altro l'organo collegiale eletto ha le funzioni di direzione politica e infine c'è una Segreteria che, come dice la parola, ha funzioni esecutive. E' tutto abbastanza semplice, non vedo perchè complicare e sabotare con questo modello democratico e razionale di organizzazione con con diversi livelli di appartenenza (iscritti, elettori iscritti all'albo, elettori), con uno statuto che vuole tenere dentro (a livello di idee organizzative) tutto e il contrario di tutto.
Come dice ancora wikipedia...
A ben guardare, il centralismo democratico viene adottato attualmente nel governo di quasi tutti gli enti nei paesi democratici, dove si prevede che i ministri, o assessori, una volta presa una decisione all'interno dell'organo, devono difenderla senza mostrare eventuali fratture interne fra maggioranza e minoranza. I ministri dissenzienti devono in genere dimettersi, potendo ovviamente manifestare il proprio dissenso dopo le dimissioni. Questo potere di dimissioni è alla base della democrazia parlamentare.
L'unica vera alternativa a questo modello è il movimento d'opinione costruito con un rapporto diretto tra il capo e le masse, in stile Berlusconi, Grillo Di Pietro oppure come movimento d'opinione per singoli temi, in stile Radicali o in stile Verdi. O ancora il movimentismo assembleare incocludente. Ma questi più che Partiti sono appunto movimenti. E non è questo che ci aspettiamo dal Partito Democratico. Vero?
Un grande atto pratico è stata la fusione tra i DS e la Margherita. La scissione è finita. Il proletariato democratico e il suo partito devono essere uniti. Rimane un compito importante, serio e di grande responsabilità: applicare di fatto i principi del centralismo democratico nell'organizzazione del partito, svolgere un lavoro costante affinché la cellula organizzativa fondamentale del partito sia costituita di fatto, e non a parole, dalle organizzazioni di base, affinché tutte le istanze superiori siano effettivamente elettive, responsabili e revocabili. Con un lavoro tenace bisogna costituire un'organizzazione che comprenda tutti gli operai socialdemocratici coscienti e viva una sua vita politica autonoma. L'autonomia di ciascuna organizzazione del partito, riconosciuta finora per lo più sulla carta, deve essere e sarà realizzata praticamente. Bisogna eliminare e sarà eliminata la lotta per le cariche, la paura dell'altra "frazione". Dovremo avere di fatto delle organizzazioni uniche, in cui si sviluppi la lotta ideale delle diverse correnti del pensiero socialdemocratico. Non sarà facile ottenerlo, non l'avremo di colpo. Ma il cammino è tracciato, i principi sono proclamati, e noi dobbiamo assicurare l'integrale e coerente realizzazione di questo ideale organizzativo.
A quanto pare i due principali sfidanti hanno due idee diverse, su questo punto: estremizzando un po' si può dire che
Uno vuole continuare sul tipo di organizzazione già delineato da Veltroni. Un partito "leggero" (ma anche un po' "radicato"), costruito a cui si possa aderire anche non iscrivendosi (ma anche sì)
L'altro vuole il ritorno ad un partito più tradizionale, più strutturato e più territoriale.
Facciamo un passo indietro e vediamo cosa dice wikipedia alla voce "Centralismo democratico", una "best practice" delle forme organizzative partitiche..
Centralismo democratico è il nome dato ai principi di organizzazione interna usati dai partiti politici leninisti, e il termine è qualche volta usato come un sinonimo per qualsiasi politica leninista all'interno di un partito. L'aspetto democratico di questo metodo organizzativo consiste nella libertà dei membri del partito di discutere e dibattere su politica e direzione, ma una volta che la decisione del partito è scelta dal voto della maggioranza, tutti i membri si impegnano a sostenere quella decisione. Quest'ultimo aspetto rappresenta il centralismo. Come lo descriveva Lenin, il centralismo democratico consiste in "libertà di discussione, unità d'azione".
Gli statuti delle organizzazioni leniniste avevano definito i seguenti principi-base del centralismo democratico:
1. Carattere elettivo e revocabile di tutti gli organi di partito dalla base al vertice.
2. Tutti le strutture devono rendere conto regolarmente del loro operato a chi li ha eletti e agli organi superiori.
3. Una rigida e responsabile disciplina nel partito, subordinazione della minoranza alla maggioranza.
4. Libertà di critica e autocritica all'interno del partito.
5. Le decisioni degli organi superiori sono vincolanti per gli organi inferiori.
6. Cooperazione collettiva di tutti gli organi al lavoro e alla direzione, e contemporaneamente responsabilità individuale di ogni membro del partito sul proprio operato.
Detto questo, in termini organizzativi, è possibile un partito non leninista? A me pare che tutte le possibili varianti siano solo tentativi mal riusciti di scopiazzare questo tipo di organizzazione. Si può cambiare nome al Segretario Generale, si può cambiare nome al Comitato Centrale (Comitato Politico, Consiglio Nazionale, Assemblea Nazionale,...) ma in tutte le organizzazioni più o meno serie c'è un congresso ogni tre-quattro-cinque anni che decide la linea strategica, tra un congresso e l'altro l'organo collegiale eletto ha le funzioni di direzione politica e infine c'è una Segreteria che, come dice la parola, ha funzioni esecutive. E' tutto abbastanza semplice, non vedo perchè complicare e sabotare con questo modello democratico e razionale di organizzazione con con diversi livelli di appartenenza (iscritti, elettori iscritti all'albo, elettori), con uno statuto che vuole tenere dentro (a livello di idee organizzative) tutto e il contrario di tutto.
Come dice ancora wikipedia...
A ben guardare, il centralismo democratico viene adottato attualmente nel governo di quasi tutti gli enti nei paesi democratici, dove si prevede che i ministri, o assessori, una volta presa una decisione all'interno dell'organo, devono difenderla senza mostrare eventuali fratture interne fra maggioranza e minoranza. I ministri dissenzienti devono in genere dimettersi, potendo ovviamente manifestare il proprio dissenso dopo le dimissioni. Questo potere di dimissioni è alla base della democrazia parlamentare.
L'unica vera alternativa a questo modello è il movimento d'opinione costruito con un rapporto diretto tra il capo e le masse, in stile Berlusconi, Grillo Di Pietro oppure come movimento d'opinione per singoli temi, in stile Radicali o in stile Verdi. O ancora il movimentismo assembleare incocludente. Ma questi più che Partiti sono appunto movimenti. E non è questo che ci aspettiamo dal Partito Democratico. Vero?
Un grande atto pratico è stata la fusione tra i DS e la Margherita. La scissione è finita. Il proletariato democratico e il suo partito devono essere uniti. Rimane un compito importante, serio e di grande responsabilità: applicare di fatto i principi del centralismo democratico nell'organizzazione del partito, svolgere un lavoro costante affinché la cellula organizzativa fondamentale del partito sia costituita di fatto, e non a parole, dalle organizzazioni di base, affinché tutte le istanze superiori siano effettivamente elettive, responsabili e revocabili. Con un lavoro tenace bisogna costituire un'organizzazione che comprenda tutti gli operai socialdemocratici coscienti e viva una sua vita politica autonoma. L'autonomia di ciascuna organizzazione del partito, riconosciuta finora per lo più sulla carta, deve essere e sarà realizzata praticamente. Bisogna eliminare e sarà eliminata la lotta per le cariche, la paura dell'altra "frazione". Dovremo avere di fatto delle organizzazioni uniche, in cui si sviluppi la lotta ideale delle diverse correnti del pensiero socialdemocratico. Non sarà facile ottenerlo, non l'avremo di colpo. Ma il cammino è tracciato, i principi sono proclamati, e noi dobbiamo assicurare l'integrale e coerente realizzazione di questo ideale organizzativo.





