Ancora una noterella sul caso INNSE. Dopo il risultato positivo della vicenda (anche se non è proprio finita perchè l'acquirente, il gruppo Camozzi, si è riservato un certo tempo per arrivare ad un testo definitivo) tutti, anche da destra, si sono detti soddisfatti per il felice esito. Meglio così,
In agosto ho letto l'intervista a Bertinotti pubblicata su Repubblica. E mi trovo in disaccordo su molti punti. Da questa intervista emerge che l'elemento deciso della soluzione della crisi sia stato l'effetto mediatico degli operai saliti sul carroponte.
E' sicuramente vero che questa azione eccezionale ha "bucato" il video ed è stata molto importante per il raggiungimento del risultato, ma non credo che sia stato l'elemento decisivo. Penso che la vittoria sia giunta per la determinazione assoluta di tutti gli operai a difendere il proprio lavoro, anzi il proprio mestiere, per la coscienza di classe - scusate per il termine vetero - che si è creata tra quegli operai e non perchè si sia formata un'opinione pubblica favorevole a quell'esito. Hanno vinto perchè nessuno per 15 mesi ha mollato accettando contropartite economiche che avrebbero potuto facilmente arrivare (25 di loro sono anche vicini alla pensione) E questa coscienza e questa determinazione non è molto comune e non è facilmente replicabile in altre situazioni.
Queste interpretazioni "alla Bertinotti" possono essere pericolose, perchè ci possono illudere che basta sfondare sul piano mediatico per ottenere i risultati. Non è così. Si confonde una contraddizione secondaria per quella primaria.
Se fossero stati tecnici o impiegati informatici o dei servizi, di quesi 49 lavoratori sicuramente 10 avrebbero accettato un accompagnamento alla pensioni, qualche altro uno scivolo più o meno d'oro e qualcun altro avrebbe accettato un lavoro simile da qualche altra parte. E allora non ci sarebbe stato nessun carroponte che tenesse!
In situazioni molto meno traumatiche, nelle società di servizi, di informatica, di telecomunicazioni e simili quando si verificano processi di "ristrutturazione" i lavoratori fanno la fila per ottenere gli "scivoli" - l'esodo incentivato - per magari andare a fare tutt'altro lavoro, mostrando in questo modo, dal loro punto di vista, che, a differenza degli operai INNSE, tutto ha un prezzo e può essere comprato. Questo tipo di lavoratore, a differenza dell'operaio, non si identifica con il proprio mestiere; l'operaio dice sono un operaio, mentre il tecnico informatico o il consulente dirà io faccio questo o quell'altro. Il problema è che pensano di risolvere i problemi sempre individualmente ma non capiscono che in media nel medio e lungo termine le condizioni di lavoro e di remunerazione si abbasseranno irremediabilmente.
Invece il problema dei sindacati ed in genere della sinistra è che questo tipo di lavoratori sono largamente maggioritari. Gli operai della INNSE sono purtroppo una minoranza.
In agosto ho letto l'intervista a Bertinotti pubblicata su Repubblica. E mi trovo in disaccordo su molti punti. Da questa intervista emerge che l'elemento deciso della soluzione della crisi sia stato l'effetto mediatico degli operai saliti sul carroponte.
E' sicuramente vero che questa azione eccezionale ha "bucato" il video ed è stata molto importante per il raggiungimento del risultato, ma non credo che sia stato l'elemento decisivo. Penso che la vittoria sia giunta per la determinazione assoluta di tutti gli operai a difendere il proprio lavoro, anzi il proprio mestiere, per la coscienza di classe - scusate per il termine vetero - che si è creata tra quegli operai e non perchè si sia formata un'opinione pubblica favorevole a quell'esito. Hanno vinto perchè nessuno per 15 mesi ha mollato accettando contropartite economiche che avrebbero potuto facilmente arrivare (25 di loro sono anche vicini alla pensione) E questa coscienza e questa determinazione non è molto comune e non è facilmente replicabile in altre situazioni.
Queste interpretazioni "alla Bertinotti" possono essere pericolose, perchè ci possono illudere che basta sfondare sul piano mediatico per ottenere i risultati. Non è così. Si confonde una contraddizione secondaria per quella primaria.
Se fossero stati tecnici o impiegati informatici o dei servizi, di quesi 49 lavoratori sicuramente 10 avrebbero accettato un accompagnamento alla pensioni, qualche altro uno scivolo più o meno d'oro e qualcun altro avrebbe accettato un lavoro simile da qualche altra parte. E allora non ci sarebbe stato nessun carroponte che tenesse!
In situazioni molto meno traumatiche, nelle società di servizi, di informatica, di telecomunicazioni e simili quando si verificano processi di "ristrutturazione" i lavoratori fanno la fila per ottenere gli "scivoli" - l'esodo incentivato - per magari andare a fare tutt'altro lavoro, mostrando in questo modo, dal loro punto di vista, che, a differenza degli operai INNSE, tutto ha un prezzo e può essere comprato. Questo tipo di lavoratore, a differenza dell'operaio, non si identifica con il proprio mestiere; l'operaio dice sono un operaio, mentre il tecnico informatico o il consulente dirà io faccio questo o quell'altro. Il problema è che pensano di risolvere i problemi sempre individualmente ma non capiscono che in media nel medio e lungo termine le condizioni di lavoro e di remunerazione si abbasseranno irremediabilmente.
Invece il problema dei sindacati ed in genere della sinistra è che questo tipo di lavoratori sono largamente maggioritari. Gli operai della INNSE sono purtroppo una minoranza.





