Passata la tempesta elettorale, mentre si scrivono documenti unitari per la riforma del modello contrattuale - osannati dalla stampa, "ma anche" dall'ambasciatore del made in italy - a Milano succedono cose strane.
Tutto comincia nel Febbraio 2007, quando nell'ambito dell'inchiesta sulle nuove Br, tra le quindici persone raggiunte da avviso di garanzia vi erano anche 8 iscritti alla CGIL tra cui anche un delegato FIOM della Brullo-Marcegaglia dello stabilimento di Sesto San Giovanni tale Massimiliano Murgo.
Murgo viene immediatamente sospeso dalla FIOM e quindi espulso dalla CGIL lombarda per l'adesione e il sostegno in qualità di delegato ad un precedente sciopero indetto dai COBAS con tanto di volantini contro la CGIL.
Il 10 maggio del 2007 nella zona di Sesto San Giovanni, si svolge l'attivo dei delegati FIOM per discutere la piattaforma per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro dei metalmeccanici a cui interviene anche Massimiliano Murgo. Il Segretario Generale della FIOM di Milano e i dirigenti sindacali presenti, pur considerando sbagliata la presenza all'attivo di un lavoratore espulso dalla CGIL, hanno ritenuto di proseguire la discussione con i delegati sul contratto, piuttosto che dare spazio ad una palese provocazione e vanificare la discussione su un argomento così importante come la piattaforma
per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro dei Metalmeccanici.
A più di un anno di distanza dal fatto, il Collegio Giudicante della Commissione di Garanzia della CGIL Lombardia (una sorta di magistratura interna) decide di "decapitare" il gruppo dirigente della FIOM-CGIL di Milano sospendendo la Segretaria Generale Maria Sciancati per 6 mesi e altri tre dirigenti per 3 e 4 mesi. il Collegio Giudicante ha censurato un comportamento che quel medesimo gruppo dirigente aveva il dovere di assumere ritenendo più importante la discussione con i propri militanti rispetto alla provocazione attuata da Murgo.
Il provvedimento appare quantomeno esagerato, ha tutta l'aria di un attacco politico alla FIOM-CGIL (a cui vogliono far pagare anche il disastro elettorale della Sinistra arcobaleno) dopo le divergenze dello scorso autunno con la Confederazione sul cosidetto "pacchetto welfare" e alla vigilia un'importante consultazione dei lavoratori sulla riforma contrattuale.
Tutto comincia nel Febbraio 2007, quando nell'ambito dell'inchiesta sulle nuove Br, tra le quindici persone raggiunte da avviso di garanzia vi erano anche 8 iscritti alla CGIL tra cui anche un delegato FIOM della Brullo-Marcegaglia dello stabilimento di Sesto San Giovanni tale Massimiliano Murgo.
Murgo viene immediatamente sospeso dalla FIOM e quindi espulso dalla CGIL lombarda per l'adesione e il sostegno in qualità di delegato ad un precedente sciopero indetto dai COBAS con tanto di volantini contro la CGIL.
Il 10 maggio del 2007 nella zona di Sesto San Giovanni, si svolge l'attivo dei delegati FIOM per discutere la piattaforma per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro dei metalmeccanici a cui interviene anche Massimiliano Murgo. Il Segretario Generale della FIOM di Milano e i dirigenti sindacali presenti, pur considerando sbagliata la presenza all'attivo di un lavoratore espulso dalla CGIL, hanno ritenuto di proseguire la discussione con i delegati sul contratto, piuttosto che dare spazio ad una palese provocazione e vanificare la discussione su un argomento così importante come la piattaforma
per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro dei Metalmeccanici.
A più di un anno di distanza dal fatto, il Collegio Giudicante della Commissione di Garanzia della CGIL Lombardia (una sorta di magistratura interna) decide di "decapitare" il gruppo dirigente della FIOM-CGIL di Milano sospendendo la Segretaria Generale Maria Sciancati per 6 mesi e altri tre dirigenti per 3 e 4 mesi. il Collegio Giudicante ha censurato un comportamento che quel medesimo gruppo dirigente aveva il dovere di assumere ritenendo più importante la discussione con i propri militanti rispetto alla provocazione attuata da Murgo.
Il provvedimento appare quantomeno esagerato, ha tutta l'aria di un attacco politico alla FIOM-CGIL (a cui vogliono far pagare anche il disastro elettorale della Sinistra arcobaleno) dopo le divergenze dello scorso autunno con la Confederazione sul cosidetto "pacchetto welfare" e alla vigilia un'importante consultazione dei lavoratori sulla riforma contrattuale.






