Le prime misure del governo Berlusconi a quanto pare saranno l'eliminazione dell'ICI, già fortemente ridotta dall'ultima finanziaria di Prodi (controllate sul sito dei vostri comuni quanto dovreste pagare), per la quasi totalità delle prime case e la detassazione delle parti variabili di salari e stipendi (straordinari e premi di risultato o di produzione). E come si fa ad essere contrari a manovre che abbassano o tolgono tasse? Ecco come.
ICI. L'eliminazione dell'imposta comunale sugli immobili rischia di essere una redistribuzione a favore dei ceti più ricchi.
Mettiamo che in un certo paese vi siano 100 cittadini, di cui 20 in affitto, 60 proprietari che pagano 100 euri di ICI e 20 che pagano 1000 euri. L'importo totale è 26000 euri. Questi soldi tornano ai cittadini sottoforma di servizi per un valore diciamo di 260 euri: anzi siccome i meno abbienti saranno più bisognosi di questi servizi mentre i più ricchi solitamente si rivolgono al settore privato, ai più poveri - almeno in linea di principio - verranno restituiti servizi per un valore superiore a 260. Ora se i 26000 vengono eliminati e non rimpiazzati da altre tasse, quei servizi vengono eliminati e chi è in affitto ci perde 260 e più, chi pagava 100 perde 160 e chi pagava 1000 ci guadagna 740!
Quindi la bontà della manovra dipende da come (o se) verrà rimpiazzata questa entrata: se sarà almeno proporzionale all'ICI non cambierà nulla, se verrà sostituita da una tassa "piatta" (o più "piatta" dell'ICI) i più poveri comunque ci perderanno. Per essere favorevole ai meno ricchi, bisognerebbe eliminare l'ICI della prima casa fino a - chessò - 25mq/persona e aumentare i restanti mq/persona, aumentare ICI per seconde case ecc.
Detassazione degli straordinari. Questa manovra, secondo i promotori, ha il duplice scopo di aumentare gli stipendi e salari e contemporaneamente aumentare la produttività. Nel medio e lungo periodo produrrà gli effetti opposti. Vediamo perchè.
Sulla produttività facciamo un passo indietro. Nei talk show televisi gli opinion maker si riempiono la bocca con la produttività, ma nessuno spiega in maniera semplice cosa sia la produttività. La produttività è semplicemente la quantità di beni (o servizi) prodotta nell'unità di tempo. Se aumento il tempo di lavoro aumento la quantità prodotta, ma non è detto che aumenti la produttività. Anzi. Il più delle volte è più facile che diminuisca perchè nelle ore eccedenti a quelle ordinarie le facoltà psico-fisiche del lavoratore diminuiscono con anche ovvie e non trascurabili conseguenze negative sulla sicurezza sul posto di lavoro. Quindi lavorare di più non aumenta la produttività.
Per quanto riguarda l'aspetto economico, questa misura favorirebbe solo quella parte di lavoratori che possono fare gli straordinari. Inoltre si genererebbe una lotta al ribasso: un nuovo lavoratore sarà disposto a ricevere uno stipendio più basso con la "garanzia" di fare straordinari, quindi nel lungo periodo sgli stipendi si abbasserebbero. Inoltre i lavoratori sarebbero sempre più ricattabili: se non fai questo o quello, se non la pensi in un certo modo non ti faccio fare gli straordinari. Anche i lavoratori con contratto a tempo indeterminato diventano in parte precari se il proprio salario diventa dipendente da un fattore flessibile controllato dal datore di lavoro. I lavoratori perderebbero progressivamente controllo del proprio tempo se saranno costretti a fare lo straordinario per avere uno stipendio decente. Ed è questo l'aspetto che considero più grave: il controllo del tempo è l'esercizio del potere di uno su un altro.
L'incentivo al lavoro straordinario, inoltre, porterebbe ad un'ovvia riduzione degli occupati: molto rozzamente (non è esattamente e matematicamente cos') possiamo dire che ogni 40 ore di straordinario è un posto di lavoro di una settimana in meno.
Infine, molto significativa è la posizione di Confindusria a tal proposito. La Marcegaglia (proprio oggi è morto un suo operaio nella fabbrica di Casalmaggiore) ha detto che sebbene questa misura vada "a tutto vantaggio dei lavoratori", "Condividiamo il provvedimento di detassazione degli straordinari". Ma guarda un po', chissà perchè?
Per ulteriori letture sulla manovra sull'ICI leggi qui, sulla detassazione degli straordinari qui. (Quando va al governo Berlusconi mi tocca essere d'accordo con quelli della voce.info)
ICI. L'eliminazione dell'imposta comunale sugli immobili rischia di essere una redistribuzione a favore dei ceti più ricchi.
Mettiamo che in un certo paese vi siano 100 cittadini, di cui 20 in affitto, 60 proprietari che pagano 100 euri di ICI e 20 che pagano 1000 euri. L'importo totale è 26000 euri. Questi soldi tornano ai cittadini sottoforma di servizi per un valore diciamo di 260 euri: anzi siccome i meno abbienti saranno più bisognosi di questi servizi mentre i più ricchi solitamente si rivolgono al settore privato, ai più poveri - almeno in linea di principio - verranno restituiti servizi per un valore superiore a 260. Ora se i 26000 vengono eliminati e non rimpiazzati da altre tasse, quei servizi vengono eliminati e chi è in affitto ci perde 260 e più, chi pagava 100 perde 160 e chi pagava 1000 ci guadagna 740!
Quindi la bontà della manovra dipende da come (o se) verrà rimpiazzata questa entrata: se sarà almeno proporzionale all'ICI non cambierà nulla, se verrà sostituita da una tassa "piatta" (o più "piatta" dell'ICI) i più poveri comunque ci perderanno. Per essere favorevole ai meno ricchi, bisognerebbe eliminare l'ICI della prima casa fino a - chessò - 25mq/persona e aumentare i restanti mq/persona, aumentare ICI per seconde case ecc.
Detassazione degli straordinari. Questa manovra, secondo i promotori, ha il duplice scopo di aumentare gli stipendi e salari e contemporaneamente aumentare la produttività. Nel medio e lungo periodo produrrà gli effetti opposti. Vediamo perchè.
Sulla produttività facciamo un passo indietro. Nei talk show televisi gli opinion maker si riempiono la bocca con la produttività, ma nessuno spiega in maniera semplice cosa sia la produttività. La produttività è semplicemente la quantità di beni (o servizi) prodotta nell'unità di tempo. Se aumento il tempo di lavoro aumento la quantità prodotta, ma non è detto che aumenti la produttività. Anzi. Il più delle volte è più facile che diminuisca perchè nelle ore eccedenti a quelle ordinarie le facoltà psico-fisiche del lavoratore diminuiscono con anche ovvie e non trascurabili conseguenze negative sulla sicurezza sul posto di lavoro. Quindi lavorare di più non aumenta la produttività.
Per quanto riguarda l'aspetto economico, questa misura favorirebbe solo quella parte di lavoratori che possono fare gli straordinari. Inoltre si genererebbe una lotta al ribasso: un nuovo lavoratore sarà disposto a ricevere uno stipendio più basso con la "garanzia" di fare straordinari, quindi nel lungo periodo sgli stipendi si abbasserebbero. Inoltre i lavoratori sarebbero sempre più ricattabili: se non fai questo o quello, se non la pensi in un certo modo non ti faccio fare gli straordinari. Anche i lavoratori con contratto a tempo indeterminato diventano in parte precari se il proprio salario diventa dipendente da un fattore flessibile controllato dal datore di lavoro. I lavoratori perderebbero progressivamente controllo del proprio tempo se saranno costretti a fare lo straordinario per avere uno stipendio decente. Ed è questo l'aspetto che considero più grave: il controllo del tempo è l'esercizio del potere di uno su un altro.
L'incentivo al lavoro straordinario, inoltre, porterebbe ad un'ovvia riduzione degli occupati: molto rozzamente (non è esattamente e matematicamente cos') possiamo dire che ogni 40 ore di straordinario è un posto di lavoro di una settimana in meno.
Infine, molto significativa è la posizione di Confindusria a tal proposito. La Marcegaglia (proprio oggi è morto un suo operaio nella fabbrica di Casalmaggiore) ha detto che sebbene questa misura vada "a tutto vantaggio dei lavoratori", "Condividiamo il provvedimento di detassazione degli straordinari". Ma guarda un po', chissà perchè?
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(nota aggiunta il 09/06/08)
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(nota aggiunta il 09/06/08)
Vorrei aggiungere una nota sui premi aziendali. Come è noto oltre agli straordinari verranno detassati anche i "premi" derivanti dalla contrattazione di secondo livello per - secondo i promotori - incentivare la produttività, per premiare i lavoratori più meritevoli. Occorre segnalare che la contrattazione di secondo livello, sebbene già prevista dagli accordi del luglio 93, è presente solo in una minoranza di aziende e riguarda non più del 30% degli addetti. Quindi anche nel settore privato la stragrande maggioranza dei lavoratori non avrebbe nemmeno la possibilità di godere di questi sgravi (e di questo bisognerebbe tenere conto quando si parla della rivisione dei modelli contrattuali).
Inoltre i giornali ed i politici spesso confondono questi premi con i premi di produzione. Sono invece Premi di risultato. Sembra solo una sottigliezza linguistica, ma dietro c'è una profonda differenza d'impostazione: il premio di produzione era strettamente legato alla quantità di beni prodotti: voi lavoratori dell'azienda X avete prodotto il 10% in più e allora vi viene elargito un premio di Y. Il premio di risultato dice: l'azienda ha aumentato gli utili del Y% e quindi il premio sarà di tot.
Ora nel secondo caso, in un'economia sempre più finanziarizzata, gli utili si possono aumentare anche tagliando il personale o spostando lo stabilimento dove costa meno o per qualche speculazione in borsa. Si può arrivare all'assurdo che i lavoratori per aumentare il premio debbano accettare di... di essere eliminati! Tutto ciò con l'aumento di produttività non c'entra proprio niente.
Inoltre l'aumento della produzione è/era controllabile, semplicemente contando i "pezzi" . Misurare oggettivamente i ricavi e gli utili presenta delle difficoltà: primo perchè non tutti i lavoratori hanno le capacità di "leggere" tra le pieghe e quindi di esercitare un pieno controllo su ciò che dice l'azienda. Per di più nelle aziende multinazionali l'aziende XYZ Italia facente parte del gruppo multinazione XYZ potrebbe fare 100 di utile, ma potrebbe girare questi utili al gruppo pagando qualche servizio fittizio. E così figurativamente l'utile andrebbe a 0 e così il premio!
Inoltre i giornali ed i politici spesso confondono questi premi con i premi di produzione. Sono invece Premi di risultato. Sembra solo una sottigliezza linguistica, ma dietro c'è una profonda differenza d'impostazione: il premio di produzione era strettamente legato alla quantità di beni prodotti: voi lavoratori dell'azienda X avete prodotto il 10% in più e allora vi viene elargito un premio di Y. Il premio di risultato dice: l'azienda ha aumentato gli utili del Y% e quindi il premio sarà di tot.
Ora nel secondo caso, in un'economia sempre più finanziarizzata, gli utili si possono aumentare anche tagliando il personale o spostando lo stabilimento dove costa meno o per qualche speculazione in borsa. Si può arrivare all'assurdo che i lavoratori per aumentare il premio debbano accettare di... di essere eliminati! Tutto ciò con l'aumento di produttività non c'entra proprio niente.
Inoltre l'aumento della produzione è/era controllabile, semplicemente contando i "pezzi" . Misurare oggettivamente i ricavi e gli utili presenta delle difficoltà: primo perchè non tutti i lavoratori hanno le capacità di "leggere" tra le pieghe e quindi di esercitare un pieno controllo su ciò che dice l'azienda. Per di più nelle aziende multinazionali l'aziende XYZ Italia facente parte del gruppo multinazione XYZ potrebbe fare 100 di utile, ma potrebbe girare questi utili al gruppo pagando qualche servizio fittizio. E così figurativamente l'utile andrebbe a 0 e così il premio!
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Per ulteriori letture sulla manovra sull'ICI leggi qui, sulla detassazione degli straordinari qui. (Quando va al governo Berlusconi mi tocca essere d'accordo con quelli della voce.info)






