Alcuni temi che in queste settimane avrei voluto affrontare ma che non ho avuto il tempo di scrivere. Magari tra qualche giorno.
- Uso politico della vicenda Alitalia come preparazione di uno scontro definitivo contro il sindacato ed in particolare contro la CGIL. Non che la vicenda sia accaduta per questo, ma è stata usata anche per questo con un risultato modesto per il governo nonostante la poco felice posizione iniziale della CGIL. Sottotitolo: corsi e ricorsi storici dei tentativi di spaccare il fronte sindacale, isolare e far fuori la CGIL, unico soggetto politico-sociale nel bene e nel male di massa rimasto in Italia.
- La nuova stagione dei movimenti studentenschi. Eccessi di autostima del "movimento". Il problema della rappresentanza, la tipica diatriba tra democrazia diretta e democrazia della delega. Il pericolo di cadere nell'antipolitca.
- La divertente vicenda della Presidenza della Commisione di Vigilanza della RAI e le beghe interne del PD. Sottotitolo: sarà mai possibile un partito politico che in termini organizzativi non sia leninista?
"Parlava bene il presidente dell'uno che diventa due
Ma non per questo un cinquantuno si trasforma in cinquantadue
E allora...?
Bi tri quadri penta sex tutti
E tutti sono onesti e tutti sono pari
E tutti hanno le palle democratico-popolari
E tutti sono onesti e tutti sono pari"
da Rozzemilia (CCCP)
In questi tempi moderni si intende per democrazia quel sistema politico di governo di uno stato tale per cui regolarmente i cittadini sono chiamati ad eleggere i propri rappresentanti tra un ventagli di diversi partiti, liste e schieramenti. Più in generale si dice democratica quella posizione che accetta altre opinioni trasformando democratico in un sinonimo di tollerante. Come se la pluralità di partiti o la pluralità di opinioni fossero automaticamente l'espressione dell'opinione popolare e corrispondessero al governo del popolo. Alcuni arrivano a confondere democrazia con libertà di opinione. Tuttavia democrazia non significa multilateralismo, pluripartitismo nè tanto meno tolleranza, ma governo del popolo... 365 giorni l'anno e non una volta ogni due o tre anni, anche se fosse sotto un democratico gazebo!
Parafrasando il famoso cantautore democrazia non è stare sopra un albero, democrazia è partecipazione. E come sosteneva qualche tempo fa in un bel post la blogger Giulia. Andando oltre il seppur importante aspetto formale politico (che per essere democratico non deve per forza essere tollerante rispetto a tutte le opinioni. D'altrone fino a pochi anni fa le repubbliche democratiche erano quelle socialiste!) come è possibile realizzare la democrazia ogni giorno?
La situazione è contradditoria. Viviamo in una società sedicente democratica ma ogni giorno un cittadino, un lavoratore, considerando spostamenti e pause pranzo, dedica circa una decina di ore al lavoro, dove certo non vige un sistema democratico. Ma anche se dedicasse poche ore al giorno al lavoro, la contraddizione rimarrebbe invariata, poichè il lavoro rappresenterebbe in ogni caso la funzione sociale fondamentale di una persona, il momento essenziale del rapporto tra un individuo e la collettività. Con il proprio lavoro egli contribuisce a soddisfare i bisogni della società e scambia il proprio lavoro per il proprio sostentamento. Questo rapporto sociale essenziale si svolge in un regime assolutamente ademocratico. Intendo con questo non tanto la mancanza di democrazia nel processo di rappresentazione dei lavoratori (peraltro problema tutt'altro che banale e risolto) ma il fatto che il lavoratore non concorra, non partecipi alla definizione dei modi di produrre, non elegga i propri dirigenti, non abbia voce in capitolo sull'utilizzo dei profitti, non possa giudicare i meriti e i demeriti dei vari soggetti. Insomma in una parola è alienato.
Come è possibile allora realizzare la democrazia, non solo nella sovrastruttura politica, ma anche nella sottostante e determinante struttura economica? E' possibile una democrazia partecipata stante gli esistenti rapporti economico sociali capitalisti? Un sistema capitalista può essere democratico?
E il quasi neosegretario democratico compagno Walter che dice?