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martedì, 20 maggio 2008

Contro i primi provvedimenti economici del governo Berlusconi

Le prime misure del governo Berlusconi a quanto pare saranno l'eliminazione dell'ICI, già fortemente ridotta dall'ultima finanziaria di Prodi (controllate sul sito dei vostri comuni quanto dovreste pagare), per la quasi totalità delle prime case e la detassazione delle parti variabili di salari e stipendi (straordinari e premi di risultato o di produzione). E come si fa ad essere contrari a manovre che abbassano o tolgono tasse? Ecco come.

ICI. L'eliminazione dell'imposta comunale sugli immobili rischia di essere una redistribuzione a favore dei ceti più ricchi.

Mettiamo che in un certo paese vi siano 100 cittadini, di cui 20 in affitto, 60 proprietari che pagano 100 euri di ICI e 20 che pagano 1000 euri. L'importo totale è 26000 euri. Questi soldi tornano ai cittadini sottoforma di servizi per un valore diciamo di 260 euri: anzi siccome i meno abbienti saranno più bisognosi di questi servizi mentre i più ricchi solitamente si rivolgono al settore privato, ai più poveri - almeno in linea di principio - verranno restituiti servizi per un valore superiore a 260. Ora se i 26000 vengono eliminati e non rimpiazzati da altre tasse, quei servizi vengono eliminati e chi è in affitto ci perde 260 e più, chi pagava 100 perde 160 e chi pagava 1000 ci guadagna 740!

Quindi la bontà della manovra dipende da come (o se) verrà rimpiazzata questa entrata: se sarà almeno proporzionale all'ICI non cambierà nulla, se verrà sostituita da una tassa "piatta" (o più "piatta" dell'ICI) i più poveri comunque ci perderanno. Per essere favorevole ai meno ricchi, bisognerebbe eliminare l'ICI della prima casa fino a - chessò - 25mq/persona e aumentare i restanti mq/persona, aumentare ICI per seconde case ecc.

Detassazione degli straordinari. Questa manovra, secondo i promotori, ha il duplice scopo di aumentare gli stipendi e salari e contemporaneamente aumentare la produttività. Nel medio e lungo periodo produrrà gli effetti opposti. Vediamo perchè.

Sulla produttività facciamo un passo indietro. Nei talk show televisi gli opinion maker si riempiono la bocca con la produttività, ma nessuno spiega in maniera semplice cosa sia la produttività. La produttività è semplicemente la quantità di beni (o servizi) prodotta nell'unità di tempo. Se aumento il tempo di lavoro aumento la quantità prodotta, ma non è detto che aumenti la produttività. Anzi. Il più delle volte è più facile che diminuisca perchè nelle ore eccedenti a quelle ordinarie le facoltà psico-fisiche del lavoratore diminuiscono con anche ovvie e non trascurabili conseguenze negative sulla sicurezza sul posto di lavoro. Quindi lavorare di più non aumenta la produttività.

Per quanto riguarda l'aspetto economico, questa misura favorirebbe solo quella parte di lavoratori che possono fare gli straordinari. Inoltre si genererebbe una lotta al ribasso: un nuovo lavoratore sarà disposto a ricevere uno stipendio più basso con la "garanzia" di fare straordinari, quindi nel lungo periodo sgli stipendi si abbasserebbero. Inoltre i lavoratori sarebbero sempre più ricattabili: se non fai questo o quello, se non la pensi in un certo modo non ti faccio fare gli straordinari. Anche i lavoratori con contratto a tempo indeterminato diventano in parte precari se il proprio salario diventa dipendente da un fattore flessibile controllato dal datore di lavoro. I lavoratori perderebbero progressivamente controllo del proprio tempo se saranno costretti a fare lo straordinario per avere uno stipendio decente. Ed è questo l'aspetto che considero più grave: il controllo del tempo è l'esercizio del potere di uno su un altro.

L'incentivo al lavoro straordinario, inoltre, porterebbe ad un'ovvia riduzione degli occupati: molto rozzamente (non è esattamente e matematicamente cos') possiamo dire che ogni 40 ore di straordinario è un posto di lavoro di una settimana in meno.

Infine, molto significativa è la posizione di Confindusria a tal proposito. La Marcegaglia (proprio oggi è morto un suo operaio nella fabbrica di Casalmaggiore) ha detto che sebbene questa misura vada "a tutto vantaggio dei lavoratori", "Condividiamo il provvedimento di detassazione degli straordinari". Ma guarda un po', chissà perchè?

********
(nota aggiunta il 09/06/08)

Vorrei aggiungere una nota sui premi aziendali. Come è noto oltre agli straordinari verranno detassati anche i "premi" derivanti dalla contrattazione di secondo livello per - secondo i promotori - incentivare la produttività, per premiare i lavoratori più meritevoli. Occorre segnalare che la contrattazione di secondo livello, sebbene già prevista dagli accordi del luglio 93, è presente solo in una minoranza di aziende e riguarda non più del 30% degli addetti. Quindi anche nel settore privato la stragrande maggioranza dei lavoratori non avrebbe nemmeno la possibilità di godere di questi sgravi (e di questo bisognerebbe tenere conto quando si parla della rivisione dei modelli contrattuali).
Inoltre i giornali ed i politici spesso confondono questi premi con i premi di produzione. Sono invece Premi di risultato. Sembra solo una sottigliezza linguistica, ma dietro c'è una profonda differenza d'impostazione: il premio di produzione era strettamente legato alla quantità di beni prodotti: voi lavoratori dell'azienda X avete prodotto il 10% in più e allora vi viene elargito un premio di Y. Il premio di risultato dice: l'azienda ha aumentato gli utili del Y% e quindi il premio sarà di tot.
Ora nel secondo caso, in un'economia sempre più finanziarizzata, gli utili si possono aumentare anche tagliando il personale  o spostando lo stabilimento dove costa meno o per qualche speculazione in borsa. Si può arrivare all'assurdo che i lavoratori per aumentare il premio debbano accettare di... di essere eliminati! Tutto ciò con l'aumento di produttività non c'entra proprio niente.

Inoltre l'aumento della produzione è/era controllabile, semplicemente contando i "pezzi" . Misurare oggettivamente i ricavi e gli utili presenta delle difficoltà: primo perchè non tutti i lavoratori hanno le capacità di "leggere" tra le pieghe e quindi di esercitare un pieno controllo su ciò che dice l'azienda. Per di più nelle aziende multinazionali l'aziende XYZ Italia facente parte del gruppo multinazione XYZ potrebbe fare 100 di utile, ma potrebbe girare questi utili al gruppo pagando qualche servizio fittizio. E così figurativamente l'utile andrebbe a 0 e così il premio!

*********

Per ulteriori letture sulla manovra sull'ICI leggi qui, sulla detassazione degli straordinari qui. (Quando va al governo Berlusconi mi tocca essere d'accordo con quelli della voce.info)


mercoledì, 14 novembre 2007

Magenta libero

magenta1Non la città, non il corso e nemmeno il famoso bar. Ma il colore. La compagnia di telefonia mobile T-Mobile della Deutsche Telekom ha registrato il colore magenta RAL4010 (di cui è colorata la T del logo T-Mobile) e sta iniziando a intraprendere cause legali per impendire ad altri di utilizzare questo colore.
In Germania un utente che vuole utilizzarlo sul proprio sito non può farlo.

Se nell'ambito informatico questo controllo è semplice poichè il colore corrisponde ad un ben determinato codice RGB, come faranno a contestare il colore su un supporto non digitale? Qual è la frequenza proibita? I legali della Deutsche Telekom andranno in giro con uno spettrometro a misurare il colore di qualsisi cosa? E poi in un colore composto, per essere in regola, devo togliere il magenta?

Esaminando la prima pagina del sito della T-Mobile il colore incriminato è, in notazione RGB esadecimale, e20074.
Per esprimere contrarietà a questa assurdità mettiamo un po' di magenta sui nostri blog.

Altre informazioni su servicemarks, un blog serio che si occupa della faccenda.


mercoledì, 24 ottobre 2007

L'anticipo

La Fiat, forte di una crescita annuale del 17% dei ricavi, anticipa ai dipendenti i futuri aumenti contrattuali ed eroga 30 euro mensili (tra l'altro comprensivi dell'indennità di vacanza contrattuale che spetta di diritto, quindi l'aumento è di poco più di 20 euro!) a partire dalla busta paga di ottobre. «Abbiamo voluto dare un segnale di attenzione agli operai» sostiene l'amministratore delegato Marchionne.
Ma se questo aumento è dovuto ad un merito specifico dei dipendenti FIAT che hanno contribuito ad ottenere questo risultato, perchè sono versati come anticipo di possibili futuri aumenti derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale?

Perchè, come ho esposto mesi fa, questi aumenti sono del tutto strumentali a depotenziare le azioni collettive in vista del rinnovo del contratto nazionale. Ed infatti questi aumenti arrivano appena una settimana prima del primo sciopero metalmeccanico, dopo la tregua di tre mesi,  previsto per il 30 di questo mese.

E allora per un senso alle parole, se veramente Marchionne, Montezemolo e Federmeccanica credono veramente nella meritocrazia possono da subito accettare la rivendicazione che chiede la non assorbibilità degli aumenti di merito. Altrimenti è il solito paternalismo dei padroni, altro che attenzione agli operai!


di cinghiosff | 19:49 | Link | commenti (2)
lavoro, economia


mercoledì, 10 ottobre 2007

la UE, il governo, la finanziaria ed il rigore

Ma Romano non aver paura a sbagliare una manovra di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un
governatore,
un
governatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.



Si ringrazia l'autore per la concessione alla modifica del testo


sabato, 29 settembre 2007

Verso il referendum, parte seconda

Riprendiamo le considerazioni sul protocollo d'intesa su previdenza e mercato del lavoro del 23 Luglio, siglato tra governo e parti sociali.

Sul fronte del mercato del lavoro aumenteranno i contributi previdenziali a carico dei collaboratori a progetto, ma senza un vicncolo per i datori di lavoro con il possibile risultato che la misura peserà solo sul lavoratore. I contratti a tempo determinato non saranno più subordinati a cause precise e potranno essere rinnovati praticamente a piacere, basterà un accordo tra le parti ed è naturale che il lavoratore continuerà a subire il ricatto: o così o non lavori. Il lavoro somministrato (interinale) non è neppure menzionato e rimane quindi inaltertato, così come lo "staff leasing" che, nonostante le promesse del governo, non viene abrogato. Insomma l'impianto della Legge 30 che favorisce la precarietà a vita per i giovani  rimane tutto in piedi.

Rispetto al tema della contrattazione aziendale e della competitività, il protocollo abroga la maggior contribuzione a carico degli imprenditori per gli straordinari (favorendone così l'utilizzo) e, contestualmente, rafforza la decontribuzione della retribuzione totalmente variabile contrattata in azienda (Premio di Risultato), indebolendo, così, il valore della contrattazione collettiva nazionale. Vale la pena di ricordare, inoltre, che queste due misure contribuiscono a ridurre le entrate dell'INPS. Ma non avevano detto che i conti dell'INPS erano messi male?

Il Circolino, quindi, invita i lettori, i simpatizzanti e i militanti cinghios a votare NO i prossimi 8, 9 e 10 Ottobre in occasione della consultazione referendaria nei luoghi di lavoro.




lunedì, 24 settembre 2007

Verso il referendum, parte prima

Giustamente ci si richiama all'ordine: basta parlar di Grillo e di grillini!

Si avvicina la data del referendum in cui i lavoratori potranno esprimersi sul protocollo d'intesa dello scorso 23 luglio, il Circolino dei Cinghios intende valutare punto per punto nel merito l'accordo a prescindere dalla valutazione strettamente politica sul governo e dare chiare indicazioni ai militanti e ai simpatizzanti cinghios che si recheranno alle urne.

Iniziamo con gli aspetti positivi del protocollo, ovvero con gli aumenti delle pensioni.
Sono aumentate le pensioni inferiori a 693 euro mensili e le maggiorazioni per pensioni e assegni sociali, invalidi civili, ciechi e sordomuti. L’aumento viene dato a chi ha più di 64 anni. Vengono indicizzate (rispetto all'inflazione programmata) al 100% (prima erano al 90%) le pensioni fino a 5 volte il trattamento minimo. L’insieme dei provvedimenti riguarda circa 7 milioni di pensionati: 3.000.000 avranno l’aumento di 29 euro; 2.800.000 avranno l’indicizzazione della pensione; i 290.000 con pensioni assistenziali avranno l’incremento fino al tetto di 580 euro mensili, mentre altri 900.000 godranno, pro-quota, della indicizzazione delle pensioni. La condizione degli altri pensionati non verrà modificata.
L’operazione costerà circa 1 miliardo di euro all’anno da reperire nel cosiddetto "tesoretto" (che per 1/3 verrà destinato a misure sociali e 2/3 a ridurre il debito).

Altri provvedimenti positivi (anche se non del tutto) sono le alcune misure previdenziali in ordine sparso.
Per i giovani e per i disoccupati è prevista la copertura previdenziale durante i periodi di disoccupazione soggetti al pagamento dell’indennità. E’ prevista la possibilità di congiungere tutti i contributi versati con varie voci e in varie casse, così come migliori condizioni di riscatto della laurea e l’aumento graduale dell’aliquota dei parasubordinati. Quest’ultima misura, però, non viene accompagnata da impegni sulla quota previdenziale a carico dell’imprenditore che utilizza il lavoratore parasubordinato, così che l’aumento dei contributi potrà incidere sul reddito netto del lavoratore interessato!

Ma ora vediamo gli aspetti negativi (o sicuramente non migliorativi rispetto alla Legge Maroni), limitandoci sempre ai provvedimenti sulle pensioni.

Revisione dello "scalone"
PERIODO REQUISITI legge Maroni REQUISITI proposta Prodi quota
1° GENNAIO 2008 60-35 58-35
1° GENNAIO 2009 60-35 58-35
1° LUGLIO 2009 60-35 59-36 oppure 60-35 95
1° GENNAIO 2010 61-35 59-36 oppure 60-35 95
1° GENNAIO 2011 61-35 60-36 oppure 61-35 96
1° GENNAIO 2012 61-35 60-36 oppure 61-35 96
1° GENNAIO 2013(*) 61-35 61-36 oppure 62-35 97
(*) entro il 2012 sarà possibile rinviare lo scatto a quota 97 se ci saranno sufficienti risorse.

Nella sostanza l’intera intesa sulla revisione dello “scalone” avviene a “costo zero”: tutti gli interventi sono finanziati all’interno dello stesso sistema previdenziale. Ovvero quelli che ci guadagneranno saranno finanziati da altri lavoratori. Quindi complessivamente fino al 2013 si può dire che la misura è neutra. Ma dal 2013 in poi tutti i lavoratori ci perdono rispetto alla riforma Maroni!

Lavori usuranti
Il Protocollo definisce nuovi criteri che allargano la platea di coloro che sono considerati lavoratori "usurati":coloro che effettuano almeno 80 turni di notte all’anno, i lavoratori addetti a linea a catena o a ritmi vincolati (escluse le lavorazioni collaterali, es. manutenzione, controllo qualità, ecc.) e i conducenti di mezzi pubblici pesanti. Questi lavoratori godranno della riduzione di 3 anni rispetto al sistema “quote/scalini”, fermo restando il requisito minimo di 57 anni di età. Ma! In ogni caso, fino al 2017, i lavoratori riconosciuti come soggetti al lavoro usurante saranno contingentati in numero di 5.000 all’anno a causa di un vincolo di spesa individuato in 252 milioni di euro all’anno. E se i soggetti che soddisferanno i requisiti sono 5001? Come stabiliranno chi rimarrà escluso?

Finestre
La riforma Maroni portava le finestre pensionistiche per chi ha 40 anni di contributi a 2 all’anno (gennaio e giugno). Ovvero, poichè la prima finestra si salta, si poteva rimanere al lavoro fino un anno oltre la maturazione del requisito! Per contrastare questa ingiustizia il protocollo prevede 4 finestre (gennaio, aprile, luglio, ottobre) per le pensioni di anzianità, ma a condizione che vengano introdotte le finestre attualmente non applicate alle pensioni di vecchiaia. In questo modo le donne che hanno diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni e gli uomini a 65 anni vedranno prolungata la loro permanenza al lavoro. Ed ancora un provvedimento a "costo zero". Quindi complessivamente anche questa misura non è migliorativa rispetto alla Legge Maroni.

Coefficienti di trasformazione
E’ stabilita l’inderogabilità dell’adeguamento dei coefficienti di trasformazione sulla base della legge 335 (riforma Dini). Viene costituita una Commissione con il compito di verificare se siano possibili modifiche ai modelli di calcolo per l’adeguamento dei coefficienti. Queste modifiche potrebbero indicativamente portare le pensioni più basse dei lavoratori discontinui a un tasso di sostituzione (pensione rispetto alla retribuzione) del 60%. In ogni caso, a partire dal 1° gennaio 2010, entrerà in vigore la revisione automatica dei coefficienti (prevista dalla riforma Dini) che avverrà ogni 3 anni (e senza verifica tra le parti!) con decreto del governo. Ricordiamo che i coefficienti servono per rivalutare annualmente la quota contributiva (attualmente i lavoratori che stanno andando in pensione sono soggetti a sistema misto, ma a tendere saremo tutti con sistema puramente contributivo). I nuovi coefficienti sono tutti ribassati dal 6% all'8% circa!

...continua con i provvedimenti sul welfare



mercoledì, 22 agosto 2007

Comunicato del Comitato Centrale sulla questione della tassazione delle rendite finanziarie

Questa sera il Comitato Centrale del Circolino dei Cinghios, dopo l'ennesima provocazione centrista, ha ritenuto riunirsi per stabilire una linea politica e di comunicazione rispetto alle discordie intergovernative circa l'ondivaga politica economica  dell'esecutivo di centrosinistra, in particolare rispetto al nuovo pomo della discordia rappresentato dalla tassazione sulle rendite finanziarie.

Di seguito il comunicato del CCCC a tutti i militanti, gli iscritti e i simpatizzanti cinghios tutti.

Nel mese di luglio il governo ha presentato, e poi firmato con le OO.SS. e con le rappresentanze padronali, un protocollo sulle pensioni ed uno sul mercato del lavoro che sostanzialmente disattendono le indicazioni contenute nel programma "Per il bene dell'Italia" con cui l'intera coalizione dell'Unione si era presentata alle elezioni del 2006 e sulla cui base è stata votata dalla maggioranza.
Le richieste di variazione del protocollo da parte delle componenti di sinistra al fine di una maggiore aderenza al programma, sono state lette dai principali organi d'informazione come assurde richieste estremiste di pericolosi bolscevichi, quando invece erano rivendicazioni contenute nel programma comune. Un ministro è arrivato, in modo ridicolo, a minacciare le dimissioni nel caso queste richieste fossero state accettate.

Al ritorno delle vacanze, il compagno ministro della Solidarietà sociale Ferrero ed il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi hanno ricordato la necessità di innalzare dal 12,5% al 20% la tassazione sulle rendite finanziarie, una misura - come ricorderete - già decisa nella legge finanziaria dello scorso anno, ma che ancora non è stata tradotta in legge. Ora i centristi frenano e come da copione provocatoriamente vogliono far passare questa proposta come una proposta dell'estrema sinistra, in modo da spostare ancora più a destra - come se ce ne fosse bisogno! - l'asse del governo. Il Presidente del Consiglio sembra con la sua uscita "decideremo collegialmente" fa il gioco di sponda. Il CCCC ribadisce che collegialmente la decisione è già stata presa ben due volte: prima all'atto della stesura del programma e poi nella scorsa finanziaria. Non siamo d'accordo: si deve procedere e basta. Cosa c'è da discutere ancora?

Sbalorditivo il segretario generale della UIL Angeletti che - a differenza di CGIL e CISL - si dice contrario a questo innalzamento. L'armonizzazione al 20% delle rendite finanziarie è una  misura chiaramente redistribuitiva poichè attualmente la tassazione sui ricavi da rendita (tranne quelli sui CC che sono al 27%) sono al 12,5% contro una tassazione sui ricavi da lavoro che vanno a seconda dei redditi dal 23% a oltre il 30%!

Ma ormai è chiaro che le componenti centriste con l'aiuto di potenti giornali e televisioni cerchino, con queste continue provocazioni, il casus belli per rompere con la sinistra e far ricadere su di questa la responsabilità agli occhi della maggioranza dell'opinione pubblica.

Non è detto che questa rottura non sia un bene per i lavoratori e per la sinistra, non è detto che non si riesca a difendere le ragioni della sinistra senza un governo "amico", ma deve essere chiaro che la responsabilità politica di questa rottura non può, non potrà essere addebitata ai partiti alla sinistra del PD.

Pertanto occorre assolutamente non cadere in queste provocazioni, occorre pazientemente rispondere punto su punto e con costanza ogni volta ribadire il programma condiviso. Come faremo il 20 Ottobre in piazza.


Comitato Centrale del Circolino dei Cinghios


domenica, 12 agosto 2007

La casa, la borsa, la bolla

La crisi internazionale dei mercati finanziari, ampiamente prevista, si sta abbattendo in questi giorni sulle borse di tutto il mondo. Nelle sole borse europee in pochi giorni si sono bruciati centinaia di miliardi di euro.
 
Questa crisi, ci dicono, è stata generate da due fattori concomitanti e legati fra loro. La cirsi dei mutui a bassa garanzia prevalentemente americani e lo sgonfiamento della bolla speculativa immobiliare negli Stati Uniti.

La precarietà nel mondo del lavoro ha spinto alcune banche e varie società di credito (certamente non in Italia)  ad "aiutare" questi cittadini meno fortunati fornendo loro dei prestiti per comprarsi la casa ad un più alto tasso - perchè non potevano dare garanzie - Questi mutui senza una copertura certa di un reddito sono chiamati subprime. Questi poi a loro volta vengono ceduti da società a società, da un fondo ad un altro, ammortizzando il rischio su tutte le borse internazionali.

Ora questi cittadini-lavoratori-precari non riescono più a pagare le rate dei mutui, le case finiscono alle banche, ma a causa della svalutazione il valore di queste case non riesce più a coprire il debito e avendo poco mercato si svalutano ancor di più generando una reazione a catena negativa. Lo scoppio della bolla. Capita così che anche i mercati europei ne risentano perchè hanno investito in fondi immobiliari statunitensi.
Insomma, sembra che la precarietà sia ripiombata addosso anche su chi ci aveva speculato. Sembra.

La Banca Centrale Europea per arginare la crisi e soprattutto per non far fallire le banche più esposte immette sul mercato denaro liquido: giovedì 95 miliardi, venerdì più di 60 miliardi di euro, in due giorni quattro/cinque finanziarie annuali di un paese come l'Italia!
In sostanza con denaro pubblico si soccorrono gli speculatori immobiliari più spericolati. I precari europei ed in particolare quelli italiani sono beffati due volte: la prima perchè in Italia nessun istituto di credito ha mai concesso un mutuo seppur ad alto tasso d'interesse e ora, come tutti, concorrono - con un inevitabile aumento del costo del denaro - a salvare gli speculatori immobiliari di tutto di mondo.

E chi qualche mese aveva deciso di mettere il TFR in un bel fondo privato? Auguri.


giovedì, 26 luglio 2007

Tanti scalini fanno uno scalone

La scorsa settimana il governo ha firmato un accordo sul sistema previdenziale con i sindacati, che prevede la sostituzione dello scalone della legge Maroni con tre scalini diluiti in più anni. Qualche considerazione.

Nel merito, la necessità di non abolire completamente lo scalone del 2008 è stata giustificata dall'insostenibilità del bilancio dell'INPS (nel 2040!), dall'innalzamento dell'aspettativa di vita media, dallo sbandieramento di conti palesemente falsi. Come giustamente ha fatto notare il sociologo Luciano Gallino in un'intervista al Manifesto (del 15/7 e in una lettera aperta al consiglio di amministrazione dell'INPS) anche nel bilancio preventivo del 2007 dell'INPS il saldo tra entrate ed uscite del Fondo per i lavoratori dipendenti è in attivo di 3 miliardi di Euro. Peccato che a questo fondo vengano accollati disavanzi di altri fondi (ad esempio quello dei dirigenti d'azienda per 2,6 miliardi di Euro!). Ed in generale nel bilancio dell'INPS vanno a confluire spese non previdenziali ma ssistenziali che dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. Inoltre a tendere problemi di bilancio non dovrebbero più esserci per definizione, dato che il sistema sarà contributivo puro (tanto metto nelle casse dell'inps e tanto riceverò). Lo stravolgimento dei dati è puramente ideologico, per giustificare un sostanziale taglio delle pensioni per i lavoratori dipendenti.

Dal punto di vista politico politicante, genera rabbia che una misura come l'abolizione dello scalone sia presentata ora da parte di molti mass media e da ampi settori della maggiornaza di governo (fino ad arrivare alla ridicola minaccia di dimissioni di una ministra del governo, come la posizione della sinistra massimalista più intransigente, quando invece questo provvedimento era stato concordatao tra tutte le forze dell'unione nel programma "per il bene dell'Italia". Ecco il passo (pag.166, 167, 168)

Come indicano dunque le proiezioni, il sistema previdenziale italiano, con il passaggio al regime contributivo, offre nel lungo periodo garanzie di sostenibilità finanziaria più solide rispetto ai sistemi pensionistici di quasi tutti gli altri paesi europei. ...

Inoltre, va ricordato che con le precedenti riforme era già stata raggiunta un mediazione basata sugli anni di anzianità o sulla combinazione tra anzianità contributiva e soglia di età che, vista la proiezione di medio termine dei conti della previdenza non richiede interventi strutturali. L'aumento "a scatto" dell'età richiesta è anche una misura poco coerente con l’obiettivo di controllare la spesa, in quanto, da un lato non si spiega perché fino al 2008 non ci sia necessità di risparmio, mentre dopo il 2008 questa esigenza assuma una tale urgenza da richiedere il blocco delle uscite di anzianità per tre/cinque anni, con la possibilità che un’accelerazione delle uscite negli anni che precedono l’entrata in vigore renda meno efficace e più iniquo il gradino temporale. Inoltre questa misura determinerebbe un consistente ostacolo all’ingresso al lavoro per le giovani generazioni, aggravando ulteriormente la situazione attuale sul versante del mercato del lavoro. ...

Nel complesso, a differenza dell’indirizzo perseguito dall’attuale governo, i maggiori oneri connessi al periodo di transizione al nuovo regime pensionistico, la cosiddetta "gobba", non costituiscono un problema particolare, anche tenendo presente che in una economia in crescita, anche allargandosi la quota di risorse da indirizzare alle pensioni, il reddito reale procapite delle persone attive può comunque aumentare.

In particolare puntiamo a: ...
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;

La sinistra della coalizione è stata messa all'angolo, si è affidata - invano - alla forza del sindacato, e si è ritrovata con niente in mano. Incapace non solo di condizionare il governo "da sinistra" ma nemmeno di realizzare ciò che di buono stava scritto su un programma condiviso da tutti. Poche ore più tardi è poi arrivata la seconda mazzata del protocollo d'intesa sul mercato del lavoro, che a parte lo staff-leasing, lascia invariata la legge Biagi, e con lo sgravio sugli straordinari concede ulteriore libertà ai "padroni" sul controllo dell'orario di lavoro. Ora bisognerà pur trarre qualche conclusione. Non è possibile far passare sempre tutto sotto il solito ricatto del ritorno di Berlusconi. Se non verrà modificato qualcosa in autunno penso sia meglio fare chiarezza ed uscire dal governo mettendo in risalto che non è la sinitra che fa cadere il governo, ma è la non aderenza al programma comune da parte delle forze di centro (come in questo caso).

Quanto al sindacato, non si capisce bene con quale mandato sia andato al tavolo delle trattative senza mettere in campo (a parte qualche sciopero spontaneo nelle fabbriche del nord) iniziative a sostegno della propria posizione. Come la sinistra della coalizione anche il sindacato, specialmente la CGIL, soffre il ricatto del governo, che usa la propria debolezza per ricattarlo. Si spera vivamente che i diretti interessati - i lavoratori - siano consultati sull'accordo, perchè se così non fosse il sindacato verrebbe a perdere gran parte della propria funzione sociale e della propria autonomia (invito a leggere la dichiarazione di Rinaldini, segretario generale FIOM,  al comitato direttivo della CGIL).



venerdì, 01 giugno 2007

Due considerazioni sul contratto

Nelle giornate del 28, 29 e 30 Maggio i lavoratori metalmeccanici sono stati chiamati a votare per il referendum riguardo l'approvazione della piattaforma per il rinnovo contrattuale presentata unitariamente da FIM, FIOM e UILM.

Come sempre il contratto dei metalmeccanici rappresenta un riferimento centrale per le altre categorie, sia per la parte sindacale che industriale. A detta di molti, questa piattaforma cerca di rompere l'accerchiamento e per la prima volta dopo anni o decenni di tentativi di difesa, rivendica qualcosa di più in termini economici, ma soprattutto negli aspetti normativi.

Tra le numerose rivendicazioni vediamo qui due aspetti, che mi danno l'occasione di polemizzare un po' a sinistra (c'è sempre qualcuno un po' più a "sinistra") e un po' a destra.

Lotta alla precarietà. Si ribadisce la centralità del contratto a tempo indeterminato e concretamente si rivendica che il numero massimo dei lavoratori con contratti precari sia limitato al 15% della forza lavoro con contratto a tempo indeterminato dell'azienda. Inoltre le tipologie possibili di lavoro atipico sono ridotte a tre (se dovessimo aspettare che il centrosinistra "superi" la legge 30, detta "legge Biagi", per via legislativa potremmo già essere in pensione): il contratto a tempo determinato, il contratto di somministrazione di manodopera a tempo determinato ed il part-time. inoltre questa tipologia di contratti non saranno cumulabili per ogni lavoratore. Infine si rivendica la responsabilità diretta dell'azienda appaltante su tutta la filiera dell'appalto e del subappalto.
Che dicono concretamente quei settori di "movimento" che criticano la CGIL (la Fiom fa comunque parte della CGIL o no?) fino al limite dell'insulto (e abusando un po' vigliaccamente del simbolo, si veda la polemica sul Manifesto del Primo Maggio) sulla questione della precarietà ? Quali proposte avanzano? Dove sono? O sono solo capaci di prepare dei carri di carnevale e dei sound system per le manifestazioni?

La questione degli assorbimenti e la meritocrazia. I liberali, i paladini del liberismo, il signor Montenzemolo e la confindustria tutta ad ogni convegno ad ogni meeting ad ogni editoriale lamentano nel sistema italiano una mancanza di meritocrazia come già discusso precedentemente. Nella prassi, però accade usualmente che molte aziende riassorbano gli aumenti personali di merito negli aumenti derivanti derivanti da rinnovo del contratto collettivo nazionale. Questo evidenzia che l'elargizione degli aumenti individuali "di merito" è ideologica in quanto atta principalemnete a neutralizzare l'azione del sindacato poichè la maggior parte di questi aumenti viene distribuita poco prima degli aumenti collettivi (un lavoratore tende a non partecipare alle lotte se l'aumento derivante da contratto collettivo viene riassorbito); Cioè l'azienda con gli aumenti individuali distribuisce leggermente in anticipo gli aumenti derivanti da CCNL . Se veramente questi aumenti fossero di "merito individuale" perchè dovrebbero essere riassorbiti dagli aumenti colletti?
Questa piattaforma dà a Federmeccanica la possibilità di dare un senso ai propri proclami sulla meritocrazia e dimostrare un minimo di coerenza, accettando la rivendicazione da parte dei metalmeccanici della non assorbibilità degli aumenti di merito individuali.

A presto con risultati del referendum, che secondo il comunicato della Fiom ha superato il quorum.

Ultima ora: Gli Uffici Stampa Fim, Fiom, Uilm hanno comunicato che l'ipotesi di piattaforma è stata approvata dall'88% dei votanti (circa il 67%).



lunedì, 21 maggio 2007

Questioni sociali

Contro la disoccupazione. "La disoccupazione di lunga durata, quando colpisce i genitori di oltre 40 anni, diventa terreno fertile per l'alcolismo e dipendenze varie, portando a situazioni di degrado progressivo".
Per l'emancipazione femminile. "Le donne, gravate da tassi di disoccupazione più alti degli uomini, hanno livelli retributivi più bassi, e quando sono madri sole (ahi! ahi!) con figli a carico e con la difficoltà di asili nido, non ce la fanno senza un ricorso ai vecchi genitori".
Una casa per tutti. "I giovani si trovano oggi in un mercato immobiliare fuori dalla loro portata, se il loro bilancio familiare deve dall'inizio scontare un costo dell'affitto troppo elevato per gli stipendi correnti, specialmente quando il lavoro è ancora precario".
Contro la precarietà. [Una situazione sociale caratterizzata da incertezze...] «incide non poco anche nel progettare il loro futuro».

Così il compagno Bagnasco all'ultima Assemblea Generale del Comitato Centrale della CEI.
Ottima analisi. Mi sbaglio o noto tracce di materialismo? Ma non erano i DICO il nemico pubblico numero uno della famiglia? Quindi - ripeto - Che fare?



lunedì, 14 maggio 2007

Terza posizione?

Benedetto XVI dal Brasile tuona contro il marxismo (ma non era già morto?) e il capitalismo (affermando nella stessa occasione che la Chiesa non si deve occupare di politica! bah?), sistemi politico-economici fallimentari perchè fondati sulla negazione di Dio. Bene, quindi? Che fare? Dovremmo tornare ad un'epoca pre-industriale e pre-illumista? Oltre a pregare Gesù, come dovremmo organizzarci a livello socio-economico? Se vado dal fornaio difficilmente potrò pagare con un padrenostro due avemaria! Alla prova dei fatti le gerarchie cattoliche si sono sempre trovate dalla parte delle classi dominanti, della proprietà.

Un vecchio slogan delle formazioni extraparlamentari neofasciste diceva "Nè marxismo, nè reazione, lotta armata per la Terza Posizione". Saluti Joseph (senz'offesa si fa per dibattere).



giovedì, 03 maggio 2007

Meritocrazia, un falso ideologico

La meritocrazia è uno di quei valori invocati da tutte le parti come risoluzione dei mali della stagnante società italiana. Meritocrazia si invoca per rimodellare il sistema scolastico, meritocrazia vuole Montezuma per rilanciare la stanca economia italiana oppressa dall'egualitarismo sindacale (poveri capitani d'industria!), meritocrazia rivendica il compagno Segretario Piero quale valore fondante del nuovo partito (anzi come dicono del partito nuovo!), meritocrazia vuole imporre il Professor Ichino per raddrizzare quegli sfaticati di nullafacenti ed infine meritocrazia pretende il nostro Marco Giacosa dalle commissioni giudicanti della Sgamba.

Più dell'amministrazione pubblica, della scuola e dei concorsi universitari, nulla è più lontano dalla meritocrazia del nostro sistema economico capitalista-corporativo-familistico caratterizzato da privilegi passati da padre in figlio, quando va bene, e da furbetti&furboni nella maggioranza dei casi.

Ma considerando, per un istante (per assurdo), un ideale sano sistema capitalista liberista caratterizzato tra gli altri valori sulla meritocrazia, quale merito dovrebbe essere valorizzato se non la capacità di creare maggior profitto all'azienda e agli azionisti? E chi dovrebbe decidere chi avrebbe questo merito se non il mercato e i proprietari? Ma non credo che questo tipo di merito porti sempre dei benifici alla collettività. E' evidente che in un sano capitalismo un bravo ingegnere con una brillante idea facilmente commercializzabile sarà più meritevole di un bravissimo ricercatore universitario in lettere antiche. Oppure supponendo che all'interno di una stessa azienda, un dipendente grazie a conoscenze e ad amicizie riesca a procurare una grande commessa e a far guadagnare la propria azienda molto di più di quanto un altro collega riesca con un lavoro paziente e deligente e magari anche tecnicamente più difficile, chi dei due sarebbe più meritevole? E Chi dovrebbe essere premiato? E perchè allora non dovrebbe essere meritevole chi con la furbizia e l'elusione delle leggi riesca a trarre vantaggio economico per se e per i propri azionisti?

In ultima analisi dire meritocrazia non basta, bisogna dire merito di cosa, meritevole di fare cosa e per quale scopo. E siccome il lavoro è sempre sociale e collettivo occorre anche definire come premiare tutte quelle persone che nell'arco del tempo hanno contribuito al successo del "meritevole", dai colleghi (e qui sarebbe abbastanza facile), agli insegnati che lo hanno preparato da giovane, alla cuoca della mensa che gli prepara il pasto, all'autista dell'autobus che lo porta al lavoro, all'operaio che ha fabbricato il suo laptop, a chi gli ha pulito la scrivania facendolo lavorare meglio e a chi scambiando qualche chiacchiera in rete gli ha scaturito un'idea "vincente". Altrimenti è solo vuota propaganda ideologica individualista.



venerdì, 27 aprile 2007

Attaccato al tram

foto tratta dal sito http://www.tecnospace.net/L'ingegner Elio Catania, da non confondere (o forse sì) con il mitico Ezio Catania, detto il Turbominchia (vi ricordate Cuore?), ex amministratore delegato di IBM Italia ed ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, dove ha lasciato in dote un buco di circa 1,7 miliardi di euro e incassando una buona uscita  di oltre 5 milioni di euro, è stato nominato amministratore delegato di ATM, l'Azienza dei Trasporti Milanese, dall'assemblea degli azionisti su proposta della sindaca Letizia Moratti.  «Per la pluriennale esperienza gestionale e manageriale - si legge nelle motivazioni della sua candidatura -, maturata quale amministratore di importanti società pubbliche e private». La chiamano meritocrazia.


mercoledì, 18 aprile 2007

Scale mobili

Scalemobili_2 Tra i miei ricordi televisivi non manca la regolare cadenza dei telegiornali dei primi anni 80; in casa si guardava il moderno tg2 di Mario Pastore delle 19.45, quasi mai il tg1 di Fede e Vespa. Ogni giorno la guerra iraniraq, bombardieri su Beirut, Solidarnosc, la cattura di qualche brigatista, un agguato della camorra, la scala mobile. Nella mia città le scale mobili c'erano solo al COIN e alla UPIM e non capivo proprio perchè questa/o cigiellecisleuill (sempre tutto d'un fiato) la menasse tanto con questa scala mobile?

Più tardi, intravedendo uno striscione, ho capito che cigiellecisleuill erano tre sigle distinte di sindacati ed ho capito cosa fosse la scala mobile quando ormai non c'era più. E adesso? Ora solo a nominarla si viene colpiti dagli strali dei paladini del libero mercato. Guai!

Ma c'è un ma. Nell'ultima finanziaria nel lodevole articolo che stabilisce un limite alle remunerazioni dei  dirigenti pubblici che può essere arrontondata con una quota variabili non superiore al 50% del fisso. Ma non solo, lo stesso articolo prevede che tale tetto sia rivalutato annualmente in relazione al tasso di inflazione programmato. Ovvero la scala mobile. E noi? anch'io voglio prendere la scala mobile per vedere cosa c'è al piano di sopra.


Il testo

466. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per il conferimento di nuovi incarichi, nelle società di cui al comma 465, i compensi degli amministratori investiti di particolari cariche, ai sensi dell’articolo 2389, terzo comma, del codice civile, non possono superare l’importo di 500.000 euro annui,  a cui potrà essere aggiunta una quota variabile, non superiore al 50 per cento della retribuzione fissa, che verrà corrisposta al raggiungimento di obiettivi annuali, oggettivi e specifici. Tali importi saranno rivalutati annualmente con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione al tasso di inflazione programmato. Per comprovate ed effettive esigenze il Ministro dell’economia e delle finanze può concedere autorizzazioni in deroga. Nella regolamentazione del rapporto di amministrazione, le società non potranno inserire clausole contrattuali che, al momento della cessazione dell’incarico, prevedano per i soggetti di cui sopra benefìci economici superiori ad una annualità di indennità.

Proprietà e informazione

In Italia, fatte pochissime eccezioni, la maggior parte dei quotidiani d'informazione appartiene a gruppi industriali finanziari che utilizzano i giornali come strumento di propaganda ed egemonia anche a discapito della redditività del quotidiano stesso contravvenendo le leggi del libero mercato. Pur assumendo la completa buonafede dei giornalisti, in questo contesto la libertà d'informazione è oggettivamente limitata, come dimostrano gli avvicendamenti più o meno forzati di direttori di quotidiani di primo piano.

Nel libro Il Baco del Corriere il giornalista Massimo Mucchetti ripercorrendo le vicende proprietarie e non del quotidiano di via Solferino, in un'ottica liberale e liberista affronta lo spinoso tema del rapporto tra libertà di stampa e assetti proprietari, che per il Corriere fa risalire alla cacciata di Albertini da parte del fascismo: una colpa non ancora espiata.

Già nel '26, dopo la cacciata di Albertini, voluta dal fascismo e avvallata dai proprietari, Einaudi, citando a sua volta un professore americano di sociologia, così schematizzava la "mission" di un giornale in un'economia di mercato.

Il giornale ha cessato di essere, salvo che per giornali poco importanti, socialisti o laburisti, organo di partiti;
esso è una fabbrica di notizie e di avvisi commerciali;
perciò deve essere organizzato in modo da vendere notizie e avvisi commerciali;
per conseguenza deve avere una circolazione;
per creare una circolazione, deve ispirarsi al concetto di seguire e creare una domanda nel pubblico; quindi creare una opinione pubblica ed intuire le correnti di essa;
perciò deve essere indipendente dal credo dei partiti politici. [...]E' bene o è male fare questo o quest'altro? Non: E' bene o è male dal punto di vista del partito? Per questa seconda via perderebbe circolazione.
Perciò deve essere indipendente dai gruppi finanziari. Perderebbe circolazione.
Perciò i giornali sono diventati una enorme forza politica, separata e spesso in contrasto con i partiti politici.
[...]E le grosse riforme le fanno i giornali e il presidente.

L'autore del libro ispirandosi a questi principi sostiene che un cosidetto editore "puro" farebbe circolare maggiormente il giornale che diventerebbe un'azienda sana, ma riconosce che in Italia questo non sia avvenuto e che non sia più possibile. Auspica allora una proprietà diffusa, una "public company" che dovrebbe avere però qualche codicillo particolare ("poison pills" li chiama) per evitare scalate sgradite da parte di gruppi troppo forti.

Rispetto alle indicazioni di principio non capisco per quale motivo un giornale facente capo ad un proprietario privato sia più rappresentativo di un giornale di partito. Forse perchè per vender di più asseconderebbe maggiormente l'opinione pubblica? D'altronde anche un partito per avere più voti è portato, specie oggi, a seguire l'opinione pubblica. O non è vero il viceversa che per formare un pubblico conforme ai propri modi di produzione impongano un'opinione? .

Anche nel caso di editore puro o di public company, dal momento che il giornale come detto sopra è fondamentalmente un mezzo di circolazione di avvisi commerciali, esso dipende materialmente da chi compra gli spazi pubblicitari - ed oggi in misura molto maggiore, circa per il 60-70%. E se una volta potrà soprassedere ad un articolo poco piacevole nei suoi confronti, la terza o quarta volta deciderà di dirottare la pubblicità ad un'altra destinazione. Quindi, estremizzando, o il giornalista si mette in riga o il giornale poco per volta sarà costretto a chiudere.

Come ripetuto ad ogni sciopero dai giornalisti, la libertà di stampa è seriamente in pericolo; ma come risolvere la contraddizione senza mettere in discussione la proprietà dei mezzi di produzione d'informazione? Ma come prender coscienza critica collettiva di questo senza una reale libertà d'informazione?


di cinghiosff | 22:35 | Link | commenti
economia

AuschwitzLab: information technology on demand

Buona parte della storiografia di stampo liberale tende a considerare i fascismi europei ed il nazismo in particolare come una strana parentesi storica, come se il nazismo e l'olocausto fossero scaturiti dalla pazzia di pochi individui o al più dalla pazzia collettiva di un popolo. Non fu così. Questa  tragedia si sviluppò nel mezzo dell'Europa, in un'economia di tipo capitalista.

Molte aziende, non solo tedesche, beneficiarono del lavoro coatto di milioni di prigionieri europei, ebrei e non, ricominciando le attività nel dopoguerra con un indubbio "vantaggio competitivo" nascondendosi dietro al paravento della presunta costrizione da parte del regime nazista affichè  utilizzassero questi lavoratori, quando invece furono proprio queste società a richiedere lavoro a costo nullo a speciali "agenzie di lavoro" naziste.

Ma forse non tutti sanno che ci fu una multinazionale che diede un contributo, non solo per così dire passivo, ma decisivo al regime nazista alla pianificazione e realizzazione di quel progetto che doveva essere la soluzione finale.

Fin dagli anni trenta l'International Business Machines, tramite la propria filiale tedesca, intuendo i bisogni informatici per censimenti anagrafici e studi demografici del terzo reich e quindi fiutando il " business" sia dal punto di vista strettamente economico che di accrescimento della conoscenza intrattenne relazioni sempre più strette con le gerarchie naziste. Fin tanto che nel 36 al Sig. Watson, fondatore di IBM, venne consegnata un'importante onorificenza nazista, che in seguito dovette riconsegnare.
Quando gli Stati Uniti, vedendo la deriva del regime hitleriano, chiusero i rapporti economici con la Germania, l'IBM riuscì comunque a mantenere le relazioni industriali con lo stato tedesco, grazie alla filiale Dehomag, Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft, che aveva un'altra denominazione e quindi apparentemente staccata dalla casa madre, ma in realtà controllata tramite la filiale svizzerà di IBM stessa.
Grazie alle schede perforatrici Hollerith di IBM, i nazisti aiutati da tecnici forniti dalla stessa azienda poterono raggiungere nella schedatura, "profilazione del cliente" diremo oggi, di avversari politici, pericolosi sovversivi, di zingari, ebrei ed in generale dei popoli dominati, un'efficienza impensabile allora. I numeri che vennero tatuati sulla pelle degli ebrei e degli altri prigionieri dei campi di concentramento furono proprio generati da quelle business machines! La classificazione degli haftlinge, la scelta di chi dovesse andare andare nei campi di lavoro e chi direttamente ai forni vennero facilitate dalla moderna teconologia di una delle corporation più avanzate e per di più americana!
Pare addirittura che i tecnici arrivassero nei territori da conquistare ancor prima della Wermacht, in modo che i soldati sapessero in anticipo i quartieri da rastrellare, conoscessero le persone più pericolose, quelle da arrestare. Real Time.

Ma come dicono i purisiti del liberismo... business is business.


per approfondimenti IBM e l'olocausto scheda del libro

Lotta alla precarietà, ricomposizione dei contratti

Tra le contestazioni costruttive degli operai di Mirafiori ai Segretari Confederali e lo scambio di vedute tra i ricercatori universitari e il Ministro Bersani, riprendo il tema della Precarietà di cui ho parlato qualche settimana fa all’indomani della manifestazione del 4 Novembre.

La precarietà stabilizzata è lo stadio finale di quella trasformazione delle relazioni economiche incentrata sull’individualizzazione dei rapporti di lavoro. Il suo scopo non è tanto l’aumento dell’occupazione (la buona flessibilità), d’altronde se la domanda di forza lavoro c’è indipendentemente dalle modalità di rapporto di lavoro, ma quello di riddurre i costi del lavoro per aumentare i profitti delle imprese e frammentare ulteriormente la classe dei lavoratori in modo da neutralizzarne le possibili rivedicazioni e impedire una presa di coscienza.

Molto spesso le aziende ricorrono a lavoratori con contratti precari parasubordinati in modo “stabile” e non come lavoratori aggiunti per un carico di lavoro straordinario. D’altra parte per questo ci sono molti strumenti di flesibilità già nei contratti collettivi a tempo indeterminato come gli straordinari, i turni festivi, notturni, i part time e altri.

Pertanto occorre predisporre misure che tendano a rincomporre il mondo del lavoro: ridefinire nella legislazione del lavoro la dipendenza o meno del lavoro a prescidere dal rapporto di lavoro. O meglio ricondurre tutte quelle forme di lavoro precario parasubordinato (che parasubordinato non è nei fatti) a una forma di contratto collettivo a tempo indeterminato in modo che questa forma di rapporto di lavoro ritorni ad essere quella centrale (oggi i contratti dei nuovi assunti sono nelle varie forme precari al 54%!). Una interessante proposta di modifica del mercato del lavoro in tal senso è quella presentata dal giuslavorista della CGIL Nanni Alleva.

Più in generale occorrerebbe non solo unificare diverse tipologie di contratto ma anche unificare diverse categorie. In una stessa azienda, nel medesimo processo produttivo, lavorano persone con le più disparate forme contrattuali e categorie: ad esmpio in un’azienda delle telecomunicazioni lavorerà il dipendente diretto dell’azienda con un contratto delle telecomunicazioni, un consulente di direzione delle società “fighe” di consulenza con bel contratto figo da freelance, il consulente informatico di una grande multinazionale però con contratto metalmeccanico, il programmatore della ditta subappaltatrice con un contratto del commercio, l’operatore del centro di calcolo CED mandato da una agenzia interinale, gli operatori di Call Center che lavoreranno per una società di servizi esterna con contratti CoCoPro, i lavoratori delle Pulizie che saranno “soci" di fantomatiche cooperative e così via. Questo fa si che la redistribuzione del reddito e dei diritti sia fortemente sbilanciata a favore di chi sta a monte di questa “catena di produzione” ed inoltre impedisce la riuscita di forme di lotta. E’ auspicabile almeno per iniziare una unificazione di contratti collettivi come quello del commercio, dei chimici, delle telecomunicazioni e dei metalmeccanici in un unico contratto collettivo dell’industria.

E' arrivato il genio del Wellness Finanziario

wellness...e io che non ci avevo mai pensato. Sento puzza di truffa, vi ricordate il tubo Tacker? Pare che sia stato anche ospite a Ballarò.

Foto scattata la settimana scorsa in via San Marco a Milano.


di cinghiosff | 22:14 | Link | commenti
economia

Lotta alla precarietà, il dibattito sul reddito garantito

La recente manifestazione del 4 Novembre "STOP PRECARIETA' ORA" oltre a provocare battibecchi strumentali ad allargare il proprio orticello da una parte, leggi COBAS, o a procurarsi una scusa per non partecipare, leggi maggioranza CGIL e DS, ha avuto il merito , grazie alla partecipazione massiccia dei "tipi atipici", di rimettere all'ordine del giorno il tema della precarietà: abolizione della legge 30 sul mercato del lavoro, abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione e abolizione della (contro)riforma Moratti nella scuola. Bene.

E' tempo, però, di ricominciare, o per qualcuno di iniziare, a discutere qualche nuova proposta che vada oltre la semplice contrarietà alle (contro)riforme del campo avverso. Da qualche anno alcuni economisti di area di sinistra (tra gli altri Andrea Fumagalli dell'Università di Pavia) propongono come uscita dalla precarietà il cosidetto "Salario Minimo Garantito" o "Reddito di Cittadinanza" (o addirittura di Esistenza). Sinteticamente essi sostengono che essendo l'economima postfordista basata sulle reti sociali diffuse, sulla circolazione dei saperi (qualcuno lo ha definito il capitalismo cognitivo), il valore viene prodotto anche al di fuori del ciclo produttivo in senso stretto nello scambio di conoscenze. Per questo, e per ridefinire il modello di "welfare" in tale struttura economica, occorre retribuire il cittadino anche per la sua stessa esistenza, appunto un reddito di cittadinanza.

Ritengo questa proposta sbagliata per diversi motivi sia teorici che pratici.

Con il reddito di esistenza si accetta in modo subalterno che la condizione precaria flessibile, mi si passi il gioco di parole, sia stabile, dando alla controparte un alibi in più. Il datore di lavoro si farebbe ancor meno scrupoli a licenziare, a disporre della forza lavoro a proprio piacimento.

Si rischia di spingere tutta l'ammontare complessivo  dei salari verso il basso, contrariamente a quanto sostenuto. Si indebolisce così, contro le intenzioni, la capacità contrattuale di tutti i lavoratori. Si favorisce, di conseguenza, l’istituirsi di un compromesso malsano tra lavoratori e padroni:  i primi offrono salari e posti saltuari, i secondi li accettano perché intanto c’è il reddito garantito. Così i "lavori buoni" diminuiranno a favore dei "lavori cattivi"

Infine, un conto è dire che le forme di redistribuzione dell'economia fordista non sono più applicabili, ma la teoria secondo la quale si crei valore semplicemente vivendo e avendo relazioni sociali mi pare azzardata.  Credo che la teorizzazione del "capitalismo cognitivo" (ma poi... nell'economia fordista forse non occorreva conoscere?) della sua struttura reticolare siano troppo idealizzati e mitizzati e risentano del nostro (di occidentali) particolare punto di vista. Forse è solo un modo per giustificare la natura parassitaria del nostro lavoro. Considerando la struttura globale dell'economia probabilmente ci accorgeremmo che il valore viene prodotto sempre con i soliti ingredienti: lo sfruttamento intensivo dei lavoratori, con nuove/antiche forme di schiavitù (ormai arrivate/ritornate anche qui), con la rapina sistematica delle risorse ambientali. 

Per ora mi fermo qui. Alla prossima puntata.

Binario morto

TrenoincidenteL'ingegner Elio Catania nel 2004 è stato nominato dal governo Berlusconi presidente e amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, sostituendo Giancarlo Cimoli passato alla compagnia aerea Alitalia. Si è dimesso da FS il 6 Settembre 2006. Con la sua formazione di manager moderno e pragmatico, proveniente da quel modello di efficienza e innovazione qual è IBM, avrebbe dovuto risollevare le sorti delle Ferrovie. Lo stipendio dell’ing. Catania era di poco inferiore ai 2 milioni di euro all’anno (mediamente lo stipendio di un amministratore delegato di un'azinda ferroviaria in Europa è di circa 400000-600000 euro), ha portato le Ferrovie dello Stato sull'orlo del fallimento lasciando in dote un buco di 1,7 miliardi di euro e se ne va incassando una buona uscita (non ho capito se si tratta del TFR o del risarcimento perchè "è stato costretto" a dimettersi) di oltre 5 milioni di euro perché previsto dalle regole d’ingaggio!

E la chiamano privatizzazione: privatizzare i profitti, socializzare le perdite.


di cinghiosff | 22:09 | Link | commenti
economia

Tutti Pazzi per il Presidente

prodiProdi - "Il Paese è impazzito. Non pensa più al domani. Io ho fatto una Finanziaria pensando al domani e al dopodomani".


Amico che cerchi il tuo paradiso
l’inferno lo vivi quando hai la paura
la benda che porti tu stesso hai voluto
la crei da solo pensando al tuo futuro.

L’inferno, la benda hanno nome domani,
il tuo paradiso forse hai nelle mani
ma tu non lo sai perché pensi al domani,
ma tu non lo sai perché pensi al domani.

Amico non chiedere qual è il tuo destino
un fiore avvizzisce se pensa all’autunno
i fiori che hai dentro non farli morire,
ma lascia che s’aprano ai raggi del sole.

Il sole avvizzisce se pensi al domani,
il tuo paradiso forse hai nelle mani.
Un
Premier dei Cinghios non pensa al domani.
Un
Premier dei Cinghios non pensa al domani.



Nota. Si ringraziano i Nomadi e F.Guccini per la concessione e per l'arbitraria modifica al testo.


di cinghiosff | 22:08 | Link | commenti
politica, economia

La Fiat proiettata nel futuro

Il Gruppo Fiat ha reso noto i progetti innovativi per il prossimo futuro, per rilanciare la grande casa automobilistica italiana.
Il Circolino in esclusiva vi presenta i prototipi di questi avveniristici modelli.

Fiat Bravo
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Lancia Deltadelta80

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Gradini, curve e Costituzione

Dopo la pubblicazione da parte del Ministero dell'Economia (http://www.finanze.it/studi_statistiche/analisi_dichiarazioni/index.htm)  qualche giorno fa dell'analisi del  gettito fiscale relativo al 2003 e 2004, sono riscoppiate le polemiche circa la questione fiscale. E' evidente a tutti che una politica  amica degli evasori ha portato a questi scandalosi risultati.
Con l'avvicinarsi dell'autunno e della finanziaria il governo parla della necessità di un nuovo patto fiscale che dovrebbe garantire maggiore progressività nel sistema tributario e nello stesso tempo utilizzare le risorse provenienti dalla lotta all'evasione per abbassare le aliquote più basse (in un'intervista  Grandi, sottosegretario all'Economia, dice portare l'aliquota del 23% al 20%, aliquota che si dovrebbe applicare anche alla redditi da rendita).
Bene! l'intentento è buono.
Ma vorrei qui fare una proposta di carattere tecnico che rimuova le complicazioni derivanti la definizione degli scaglioni, il meccanismo di recupero del "fiscal drag" (se da un anno all'altro il reddito aumenta solo di una percentuale pari all'inflazione e per questo l'imponibile ricade in un nuovo scaglione e l'aumento relativo delle tasse sarà maggiore al tasso di inflazione) e altro.

L'articolo 53 della costituzione,  d'altronde, dice che "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività."
Perchè se il sistema deve essere progressivo le aliquote sono definite da una funzione discontinua, da una funzione a gradini? Forse mi sfugge qualche banalità, ma perchè gli economisti non ci hanno mai pensato (voglio sperare che non siano così ignoranti in matematica)?
La mia proposta per soddisfare in pieno il requisito di progressività è quella di definire una funzione (parlo di funzione matematica) continua che determini l'aliquota e quindi l'ammontare delle tasse.
Ora i requisiti da soddisfare sono:

  • deve essere funzione del reddito imponibile;
  • funzione continua definita (almeno) da 0 a infinito;
  • monotona crescente;
  • deve valere 0 se il reddito è 0;
  • deve avere come asintoto y=aliquotamax (dove ovviamente aliquotamax non può valere più di cento).

Penso a qualcosa del tipo k*(1 - (1/(x+1))) dove x è l'imponibile e k un parametro da variare a seconda dell'aliquota max desiderata oppure k*arctang(x) (vedi il grafico ) .
Per avere poi la funzione "tasse da pagare" basterebbe moltiplicare per x.
O qualche matematico si potrebbe sbizzarrire sempre rimanendo nei contorni definiti sopra.

Ogni anno il governo dovrebbe poi calibrare i parametri per la fare la sua Politica.
Chiara, Semplice, Bella.


di cinghiosff | 21:24 | Link | commenti
politica, economia





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