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lunedì, 02 febbraio 2009

Quale sistema elettorale per le Europee?

Riguardo alle ultime polemiche sulla modifica della legge elettorale per le elezioni Europee, penso che le posizioni dei partiti della sinistra ormai extraparlametari siano un po' esagerate: uno sbarramento al 4% non implica necessariamente un golpe o un attentato alla democrazia. Rischiano una figura patetica e di mostrano scarsissima autoconsiderazione se non pensano di superare uno sbarramento simile. E' evidente la paura di questi partiti di perdere i pochi agganci rimasti con le istituzioni e i relativi finanziamenti.

Tuttavia condivido le ragioni. Quale necessità politca c'è di cambiare la legge elettorale per le europee a pochi mesi dalle elezioni?

A livello teorico il sistema più democratico e rappresentativo è un sistema proporzionale puro. Tuttavia molto spesso in nome di una presunta governabilità (tutta da dimostrare) si inneggia ad un sistema maggioritario o almeno ad uno proporzionale con uno sbarramento per evitare un'eccessiva frammentazione. Di tutte queste ragioni, nel caso delle elezioni europee non ne rimane una. Infatti il parlamento europeo non deve formare o sostenere alcun governo, non ci sono maggioranze da comporre. Quindi che problema c'è ad avere parlamentari che provengono da molti partiti? Se il sistema teoricamente più democratico è utilizzabile anche praticamente, perchè non usarlo?

L'unica ragione sensata da parte del Partito Democratico è quella di racimolare tutti i voti possibili a sinistra ripresentando lo schema del voto utile. Un risultato sotto il 25% - risultato realistico secondo gli ultimi sondaggi - per il PD sarebbe catastrofico per Veltroni e la sua segreteria e forse per l'intero partito.

I dirigenti, si fa per dire, del PD sostengono che una rappresentanza frammentata partiticamente depotenzia la rappresentanza italiana, senza vedere che la credibilità dei rappresentanti italiani è minata da ben altre "qualità" e da ben altri personaggi che non i membri delle piccole formazioni. Inoltre non è che votiamo la rappresentanza italiana nel parlamento europeo, ma dei rappresentanti che insieme ad altri politici europei vanno a formare dei gruppi parlamentari omogenei per idee, non omogenei per nazionalità: c'è il gruppo parlamentare dei socialisti, non quello degli italiani: quindi a maggior ragione la scusa della frammentazione non ha alcun senso! Può darsi che il tal partito in Italia abbia l'1% ma potrebbe andare in un gruppo parlamentare europeo tutt'altro che irrisorio: perchè sbarrare questo seppur modesto contributo ad una causa europea più consistente? 

Portando avanti il ragionamento, però, ha senso presentare liste diverse i cui eventuali eletti vanno a comporre il medesimo gruppo parlamentare? Non sarebbe logico, in linea di massima, avere in tutti i paesi  le stesse liste, che poi dovrebbero corrispondere grosso modo ai gruppi parlamentari. Il PRC e il PDCI attulamente fanno parte dello stesso gruppo europeo il GUE/NGL: ha senso presentare due liste? Capisco che la linea che è uscita dal congresso del PRC abbia sancito che si debba correre sotto il solo simbolo del PRC, ma non è proprio possibile una lista comune? Ad ogni modo sempre preferibile due partiti che vanno nello stesso gruppo che il contrario!





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