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giovedì, 17 settembre 2009
Ancora una noterella sul caso INNSE. Dopo il risultato positivo della vicenda (anche se non è proprio finita perchè l'acquirente, il gruppo Camozzi, si è riservato un certo tempo per arrivare ad un testo definitivo) tutti, anche da destra, si sono detti soddisfatti per il felice esito. Meglio così,
In agosto ho letto l' intervista a Bertinotti pubblicata su Repubblica. E mi trovo in disaccordo su molti punti. Da questa intervista emerge che l'elemento deciso della soluzione della crisi sia stato l'effetto mediatico degli operai saliti sul carroponte.
E' sicuramente vero che questa azione eccezionale ha "bucato" il video ed è stata molto importante per il raggiungimento del risultato, ma non credo che sia stato l'elemento decisivo. Penso che la vittoria sia giunta per la determinazione assoluta di tutti gli operai a difendere il proprio lavoro, anzi il proprio mestiere, per la coscienza di classe - scusate per il termine vetero - che si è creata tra quegli operai e non perchè si sia formata un'opinione pubblica favorevole a quell'esito. Hanno vinto perchè nessuno per 15 mesi ha mollato accettando contropartite economiche che avrebbero potuto facilmente arrivare (25 di loro sono anche vicini alla pensione) E questa coscienza e questa determinazione non è molto comune e non è facilmente replicabile in altre situazioni.
Queste interpretazioni "alla Bertinotti" possono essere pericolose, perchè ci possono illudere che basta sfondare sul piano mediatico per ottenere i risultati. Non è così. Si confonde una contraddizione secondaria per quella primaria.
Se fossero stati tecnici o impiegati informatici o dei servizi, di quesi 49 lavoratori sicuramente 10 avrebbero accettato un accompagnamento alla pensioni, qualche altro uno scivolo più o meno d'oro e qualcun altro avrebbe accettato un lavoro simile da qualche altra parte. E allora non ci sarebbe stato nessun carroponte che tenesse!
In situazioni molto meno traumatiche, nelle società di servizi, di informatica, di telecomunicazioni e simili quando si verificano processi di "ristrutturazione" i lavoratori fanno la fila per ottenere gli "scivoli" - l'esodo incentivato - per magari andare a fare tutt'altro lavoro, mostrando in questo modo, dal loro punto di vista, che, a differenza degli operai INNSE, tutto ha un prezzo e può essere comprato. Questo tipo di lavoratore, a differenza dell'operaio, non si identifica con il proprio mestiere; l'operaio dice sono un operaio, mentre il tecnico informatico o il consulente dirà io faccio questo o quell'altro. Il problema è che pensano di risolvere i problemi sempre individualmente ma non capiscono che in media nel medio e lungo termine le condizioni di lavoro e di remunerazione si abbasseranno irremediabilmente.
Invece il problema dei sindacati ed in genere della sinistra è che questo tipo di lavoratori sono largamente maggioritari. Gli operai della INNSE sono purtroppo una minoranza.
mercoledì, 05 agosto 2009
Oggi il senatore del PD Ichino ci parla dalle colonne del Corrierone dei riti stanchi degli operai della INNSE e di come questi siano stati traditi da un sindacato vecchio e ottuso.(ma guarda un po' che bella novità). Può anche darsi che la storia di questi giorni sia un copione già visto mille volte e che il sindacato sia fuori dalla realtà: vuoi che non si trovi la soluzione per 49 operai di cui 25 già vicini alla pensione? E vuoi che i padroni non abbiano già fatto una proposta economica?
Dice Ichino "se l’operazione sarà gestita bene, nel giro di sei mesi o un anno i lavoratori saranno tutti appropriatamente ricollocati e ampiamente indennizzati, con un costo accettabile per l’impresa". Ma il punto sta proprio qui: questi operai sono determinati a ribadire che l'imprenditore non può fare e disfare come e quando gli pare, che non tutto si può comprare! Non si può comprare la dignità delle persone!
Si segnala anche questa bella risposta pubblicata su Operai Contro (associazione e rivista molto vicina agli operai INNSE),
Qui alcune immagini del paesaggio post-industriale della zona Lambrate via Rubattino. A vederli dalla tangenziale est questi capannoni fanno impressione: immensi e quasi tutti diroccati. A vederli sembra quasi impossibile che ci sia un sito produttivo fino a pochi mesi fa.
mercoledì, 28 gennaio 2009
Sul famigerato accordo separato è in gran voga sulla gran parte media l'accusa alla CGIL di ideologismo o peggio di settarismo per non aver firmato un accordo sulle linee guida della contrattazione. Di per sè è comunque grave definire le nuove regole del "gioco" senza uno dei principali giocatori, l'organizzazione maggiormente rappresentativa. Questo complicherà le già difficile trattative sia in fase di rinnovo dei contratti nazionali che in fase di rinnovo dei contratti integrativi perchè verosimilmente verranno presentate più di una piattaforma rivendicativa.
Ma nel merito, poichè il no della CGIL non è pregiudiziale, vediamo ad esempio le ragioni che ha espresso la FIOM.
***
La contrattazione collettiva è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori per poter negoziare alla pari con il proprio datore di lavoro a livello nazionale e a livello aziendale tutti gli aspetti che compongono la condizione di lavoro.
In Italia dove il 90% delle imprese ha meno di 10 dipendenti è naturale che il Contratto Nazionale sia lo strumento principale e insostituibile per tutelare e migliorare i diritti ed il salario dei lavoratori. Giovedì 22 gennaio 2009 questi fondamentali diritti del lavoro sono stati radicalmente messi in discussione con l’accordo separato sul modello contrattuale imposto dal Governo e da Confindustria a cui Cisl e Uil hanno aderito e che la Cgil ha deciso di non firmare.
Un accordo separato in cui non c’è nulla della piattaforma sindacale unitaria presentata mesi fa dalle organizzazioni sindacali.
Un accordo separato con cui si cancella il ruolo ed il valore universale dei contratti nazionali e dei sindacati di categoria, si programma la riduzione dei salari, si cancella l’autonomia della contrattazione aziendale, si sostituisce la contrattazione tra le parti con una estensione senza precedenti della bilateralità.
Un accordo separato con cui si nega alle lavoratrici ed ai lavoratori il diritto di votare e decidere sugli accordi che li riguardano e che apre la strada alla messa in discussione del diritto di sciopero che la nostra Carta Costituzionale sancisce quale diritto individuale in capo ad ogni cittadino-lavoratore.
Scritto su carta intestata della Presidenza Del Consiglio Dei Ministri, i contenuti dell’accordo separato sono chiari.
1. L'obbiettivo non è l'aumento delle retribuzioni
“Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente accordo, con l'obbiettivo di dello sviluppo economico e della crescita occupazionale fondata sull'aumento della produttività, l'efficiente dinamica retributiva e il miglioramento di prodotti e servizi resi dalle pubbliche amministrazioni.”
L'accordo sottoscritto ha come obbiettivo la crescita economica, ma non l'aumento e il miglioramento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.
Mentre l'obbiettivo dell'aumento dell'occupazione, è legata all'aumento della produttività senza stabilire quali sono gli interventi utili e necessari per realizzarla, tanto più nel mezzo di una crisi economica che sta mettendo a rischio l’esistenza di interi settori industriali e di milioni di posti di lavoro.
2. Si sancisce la pratica degli accordi separati e di tanti e diversi modelli contrattuali “Le parti fanno espresso rinvio agli accordi interconfederali sottoscritti al fine di definire specifiche modalità, criteri, tempi e condizioni con cui dare attuazione ai principi di seguito indicati…”
Gli accordi separati realizzati sui modelli contrattuali senza la firma della CGIL nei mesi scorsi con Confindustria, con Confapi, con le Associazioni Imprenditoriali del Commercio, con le Associazioni Imprenditoriali dell'Artigianato, con il Governo per tutti i settori pubblici, sono stati totalmente assunti dall’accordo quadro sancendo così il superamento di un modello unico valido per tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici.
Alla faccia della democrazia, gli accordi le imprese ed il governo li fanno con chi accetta le loro condizioni, a prescindere dalla reale rappresentanza di ogni singola organizzazione sindacale ed impedendo alle lavoratrici ed ai lavoratori interessati di pronunciarsi e votare.
3. Un accordo sulle regole senza dar voce ai lavoratori
“L'accordo ha carattere sperimentale, per la durata di 4 anni. Stabilisce le regole e le procedure della negoziazione e la gestione della contrattazione collettiva, che sostituiscono le regole dell'accordo del 23 luglio 1993.”
Vengono introdotte nuove regole per la contrattazione nazionale e aziendale, senza alcun pronunciamento vincolante da parte dei lavoratori interessati. L'accordo del 23 luglio 1993 che dovrebbe essere sostituito, era stato discusso e approvato a maggioranza tramite il voto espresso dai lavoratori in apposita consultazione.
4. Due livelli contrattuali che riducono l’autonomia dei lavoratori e dei sindacati di categoria
“Si confermano i due livelli di contrattazione. Il contratto nazionale di categoria e la contrattazione di secondo livello.”
L'accordo formalmente conferma i due livelli di contrattazione che erano già previsti con l'accordo del '93, cioè il contratto nazionale e quello di secondo livello (aziendale o territoriale) ma limita l’autonomia dei sindacati di categoria nazionali, territoriali e delle RSU nel formulare le richieste e sulle materie su cui poter esercitare la contrattazione.
5. Il contratto nazionale non ha più il compito di tutelare il potere d’acquisto
“Avrà durata triennale tanto per la parte economica che normativa. In sostituzione del tasso di inflazione programmata, si individuerà un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'IPCA (l'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L'elaborazione sarà affidata ad un soggetto terzo.”
Quanto chiedere di aumento salariale nel Contratto Nazionale non è più una scelta della categoria. Viene istituito un terzo soggetto (non identificato) al disopra delle parti che stabilisce quanti punti d’inflazione devono comporre la richiesta d’aumento. Il passaggio da due anni a tre anni per quanto riguarda gli aumenti del Contratto Nazionale, in assenza di un meccanismo certo di recupero è uno degli aspetti peggiorativi che riduce il valore reale delle retribuzioni.
L’inflazione che determina gli aumenti contrattuali non è mai quella reale ed un eventuale parziale recupero dello scostamento verrà comunque effettuato dopo 3 anni anziché i 2 previsti dalle norme in vigore.
Con queste nuove regole, il salario nazionale fissato dai Contratti Nazionali è sempre al di sotto dell’inflazione reale. L'accordo, infatti, stabilisce che i Contratti Nazionali dovranno avere come riferimento un indice “previsionale triennale” depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.
E’ utile ricordare che l’inflazione programmata non era più il riferimento condiviso tra le parti per rinnovare i Contratti Nazionali. Nel nostro ultimo rinnovo contrattuale, firmato a gennaio 2007, l’inflazione programmata proposta da Federmeccanica avrebbe portato un aumento di 66 euro mensili. L’accordo ha invece definito un aumento di 127 euro mensili.
Con questo accordo separato il Contratto Nazionale, anche nelle situazioni in cui l'economia ed il settore metalmeccanico attraverseranno andamenti positivi, non ha più la possibilità di essere uno strumento collettivo per consentire l'aumento reale delle retribuzioni. Nei fatti diventa una “gabbia” che programma la riduzione dei salari.
6. E nel settore del lavoro pubblico il taglio dei salari è ancora peggio
“Nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandato ai Ministeri competenti nei limiti della legge finanziaria… la base di calcolo sarà
costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto invariato per il triennio…l’eventuale recupero di scostamenti di inflazione avverrà nel triennio successivo tenendo conto del reale andamento delle retribuzioni del settore.”
La base di calcolo per definire il valore economico di un punto di inflazione è di fatto riferita ai soli minimi contrattuali e l’eventuale recupero del differenziale di inflazione può avvenire fino a 6 anni dopo.
7. Il recupero dell'inflazione reale non c’è, se e quanto recuperare non è più materia negoziale per la categoria
“Il recupero circa eventuali scostamenti tra inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata, verrà effettuata sempre al netto dei prodotti energetici importati. La verifica circa la significatività degli scostamenti registratisi sarà effettuata in sede paritetica a livello interconfederale.”
La verifica dello scostamento inflattivo non verrà più contrattato e definito dalle singole categorie sindacali, ma a livello interconfederale e solo nel caso le parti concordino che gli scostamenti siano significativi.
Così si depotenzia ulteriormente la funzione del contratto nazionale e il ruolo di contrattazione delle singole categorie sindacali.
8. Si vuole abbassare il valore punto per gli aumenti salariali del contratto nazionale
“Il nuovo indice previsionale sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle specifiche intese.” Questa formulazione, punta a mettere in discussione, anche il valore punto fissato nel nostro Contratto Nazionale a 18,82 euro.
Infatti, nelle linee guida di Confindustria, anche esse frutto di un’intesa separata, si indica che la base di calcolo per gli aumenti sia composta solo dai minimi contrattuali, sul valore medio degli scatti di anzianità, e sulle eventuali indennità fisse stabilite dai CCNL. Per la nostra categoria ciò equivarrebbe ad una riduzione del valore punto attorno ai 4 euro, in quanto non si terrebbe più conto del salario complessivamente contrattato ed erogato in azienda.
9. Previsto lo scardinamento del contratto nazionale
“Specifiche intese, direttamente nel territorio o in azienda, per governare situazioni di crisi, o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea singoli istituti economici o normativi dei contratti nazionali di lavoro di categoria. Viene introdotta la possibilità di derogare, quindi di non applicare il Contratto Nazionale, sia per la parte economica che normativa, in situazioni di crisi o per favorire sviluppo ed occupazione. Come se gli aumenti economici del Contratto o i diritti dei lavoratori, in alcune situazioni, siano il principale ostacolo allo sviluppo economico o la causa della crisi aziendale.
Si tratta di un attacco esplicito al valore universale del Contratto Nazionale, dei diritti nel lavoro e la conferma di una logica che punta ad una competitività tra le imprese tutta giocata sulla riduzione dei diritti e dei salari. Inoltre ciò porta il sindacato e i lavoratori in una situazione di possibile ricatto, in cui le imprese mettono l'occupazione e gli investimenti in alternativa agli aumenti e ai diritti sanciti dal Contratto
Nazionale.
10. Nessuna garanzia economica in caso di ritardo della firma dei contratti e trattative senza scioperi
“Per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le specifiche intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l'avvio e lo svolgimento delle trattative.
Al rispetto dei tempi e delle procedure è condizionata la previsione di un meccanismo che riconosca una
copertura economica dalla data di scadenza del contratto precedente. Saranno definite modalità per garantire l'effettività del periodo di “tregua sindacale” utile per consentire il regolare svolgimento del negoziato.”
La piattaforma sindacale unitaria richiedeva di far decorrere gli aumenti, in ogni caso, dal giorno della scadenza del vecchio contratto superando così le una tantum e l’indennità di vacanza contrattuale. L’accordo separato cancella l’indennità di vacanza contrattuale e vincola una eventuale e non meglio definita copertura economica (da stabilire nei Contratti Nazionali), al rispetto di tempi e procedure comprensive di effettivi periodi di tregua sindacale. In caso di crisi del negoziato è previsto l’intervento del livello confederale. Si tratta di un indebolimento dell'iniziativa del sindacato per rinnovare rapidamente e positivamente i contratti e contemporaneamente di una penalizzazione economica.
11. Si estende la bilateralità e si indebolisce la contrattazione
“La contrattazione collettiva nazionale o confederale può definire ulteriori forme di bilateralità per il funzionamento di servizi integrativi di welfare”
Tutte le intese separate fanno della costituzione di enti bilaterali tra associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali una delle novità più rilevanti. La scelta è precisa: la contrattazione tra le parti è sostituita dalla bilateralità la quale deve estendersi per sostituirsi ai diritti universali garantiti dallo stato sociale. E’ previsto che tali Enti intervengano su varie materie, anche sulle politiche attive per il lavoro e fino ad assumere il ruolo di certificazione delle assunzioni. Siamo ad un uso improprio e distorto della bilateralità che modifica nei fatti il ruolo e la funzione autonoma e contrattuale delle Organizzazioni Sindacali.
Nel ”libro verde” del Ministro del Lavoro ciò è illustrato con chiarezza e poi nel recente decreto “anticrisi” il Governo anziché, ad esempio, estendere la cassa integrazione a tutte le imprese e a tutte le tipologie d’assunzione, subordina il diritto pubblico del lavoratore al trattamento di disoccupazione ad una erogazione economica degli enti bilaterali, che secondo il governo tutti i contratti dovrebbero definire.
La Cgil ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale considerando tali norme incostituzionali.
12. Il contratto aziendale non viene esteso a chi è senza e viene indebolito per chi ce l'ha
“La contrattazione aziendale, di durata triennale, collega gli incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini della competitività nonché all'andamento economico delle imprese, concordati tra le parti. La contrattazione aziendale deve avere caratteristiche tali da consentire l'applicazione degli sgravi di legge.
… Salvo quanto già definito ai fini della effettiva diffusione della contrattazione di secondo livello i successivi accordi potranno individuare soluzioni idonee non esclusa l’adozione di elementi economici di garanzia o forme equivalenti concordate nei contratti nazionali”.
Non c'è nulla nell’accordo separato che favorisca l'estensione della contrattazione aziendale per i tanti lavoratori che ancor oggi ne sono esclusi. Eppure era uno degli obbiettivi principali della piattaforma sindacale unitaria: si richiedeva di fissare nei Contratti Nazionali una quota salariale certa da cui far partire la contrattazione aziendale ed invece tutto è rimasto come prima. Anzi chi non ha il contratto aziendale continua a rimanere senza ed ora con questo accordo separato lo stesso lavoratore si ritrova anche con un Contratto Nazionale ancora più debole. Inoltre, la contrattazione aziendale viene, di fatto, sempre più legata alla redditività dell'impresa, e vincolata esclusivamente agli sgravi fiscali e contributivi previsti dalla legge. Ciò significa impedire aumenti salariali strutturalmente a carico delle imprese. Ed inoltre il Governo ha mantenuto la defiscalizzazione per gli aumenti individuali unilateralmente erogati dall'impresa.
13. Conciliazione ed arbitrato
“Eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall’autonomia collettiva con strumenti di conciliazione ed arbitrato”.
E’ questa una negativa novità che molte volte Federmeccanica ha cercato di introdurre nel Contratto Nazionale senza mai riuscirci. Le controversie nella applicazione dei Contratti, compreso il rispetto delle regole comunemente definite, sono sempre stata materia di confronto e di gestione delle parti stipulanti e come tali così regolate dai Contratti Nazionali in vigore stipulati nel settore metalmeccanico.
Introdurre la conciliazione e l’arbitrato significa legittimare un terzo soggetto al disopra delle parti con poteri decisionali e sanzionatori che limita e mette in discussione l’autonomia contrattuale e di libertà nell’azione sindacale.
14. La rappresentanza senza democrazia
“Entro 3 mesi si dovranno definire nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva valutando le diverse ipotesi che possono essere adottate con accordo, ivi compresa la certificazione all’INPS dei dati di iscrizione sindacale”.
Per chi pensa di fare contrattazione, è importante porsi il problema della rappresentanza. Un accordo che non sia espressione della maggioranza dei lavoratori interessati, rischia di avere perlomeno una scarsa efficacia applicativa oltre che una dubbia legittimità.
La questione non si risolve però semplicemente certificando gli iscritti, perché avendo gli accordi un valore generale è l’insieme dei lavoratori iscritti e non che deve avere la possibilità di esprimersi per validare a maggioranza l’efficacia del singolo accordo che li riguarda.
Questo minimo diritto democratico è negato ai lavoratori quando tra le organizzazioni sindacali esistono opinioni diverse e questo produce la pratica degli accordi separati, in cui in ultima analisi sono le controparti a scegliere l’accordo a loro più conveniente.
Superare questa pratica e evitare divisioni tra le organizzazioni sindacali è possibile solo se si sancisce tra le organizzazioni sindacali che le piattaforme e gli accordi sono validi se approvati dalla maggioranza dei lavoratori interessati tramite voto referendario certificato e tale pratica diventa un diritto garantito da una specifica legge sulla rappresentanza.
15. Si comincia a limitare il diritto di sciopero
“Le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello, nelle aziende di servizi pubblici locali l'insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita.”
Le nuove regole intervengono in modo incostituzionale sul diritto di sciopero. Secondo chi ha sottoscritto l'accordo, lo sciopero non sarebbe più un diritto in capo al singolo lavoratore, ma solo delle organizzazioni a cui è stata riconosciuta la maggiore rappresentatività dei lavoratori.
IN CONCLUSIONE
Siamo in presenza di un vero e proprio stravolgimento del sistema contrattuale e dei diritti nel lavoro, di un accordo contro i lavoratori, la loro dignità che ne peggiora le condizioni materiali a partire da una ulteriore riduzione del salario. Governo e Confindustria pensano di uscire dalla crisi con un sistema industriale capace di competere solo riducendo salari diritti ed estendendo la precarietà.
La Fiom e la Cgil non ci stanno e chiamano i lavoratori a mobilitarsi e a pronunciarsi.
- Proponiamo alle altre organizzazioni sindacali di promuovere assemblee nei luoghi di lavoro e
- l’effettuazione di un referendum sull’accordo il cui esito sia vincolante per tutte le organizzazioni sindacali.
- Invitiamo le lavoratrici ed lavoratori metalmeccanici ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla fiom ed a partecipare alla manifestazione nazionale a Roma il 13 febbraio 2009 insieme ai lavoratori del pubblico impiego.
- Difendiamo il Contratto Nazionale, il salario e l’occupazione.
- Rivendichiamo al Governo e alla Confindustria una nuova politica d’investimenti, il blocco dei licenziamenti e la non chiusura di stabilimenti, l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le imprese e a tutte le forme di lavoro anche precarie.
- Il Governo per bocca del Ministro del Lavoro ha dichiarato che “è il momento di superare tutte le forme di democrazia diretta”.
- E’invece il momento di dire e di fare per difendere il lavoro ed estendere la democrazia nel nostro Paese praticandola a partire dai luoghi di lavoro.
FIOM-CGIL NAZIONALE
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In ogni caso, che sia almeno data la parola ai lavoratori attraverso un referendum perchè non è stato dato nessun mandato alle OO.SS. per trattare su questo nuovo modello contrattuale.
martedì, 04 marzo 2008
Dopo l'ennesima strage sul lavoro il Presidente del Consiglio Romano Prodi (Partito Democratico) si sveglia e assicura per giovedì il decreto legge per attuare il testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Ma il ministro del Lavoro Cesare Damiano (Partito Democratico) lamenta la resistenza di Confindustria, la stessa di Matteo Colaninno (Partito Democratico), ma anche di Massimo Calearo (Partito Democratico) e di Maria Paola Merloni (Partito Democratico). Confindustria insiste: «L'aggravamento delle sazioni è inaccettabile». La chiamano cultura imprenditoriale. Democratica s'intende.
giovedì, 17 gennaio 2008
A più di un mese di distanza dalla tragedia allo stabilimento della Thyssenkrupp di Torino e dopo che tutti e sette gli operai coinvolti sono morti (la strage è finita non infinita come titolò un giornale alla morte del settimo ustionato!) ritorno sull'argomento per alcune riflessioni riprendendo due due articoli degli amici blogger Marco Giacosa e Carlo Gambescia.
Marco tempo fa denunciava la noiosità delle morti militari in missione e nella discussione che ne era seguita sosteneva " per la situazione attuale mondiale e italiana, io non trovo grosse differenze, a livello concettuale, tra la morte del muratore e quella del soldato."
E' vero, anche un soldato è pur sempre un lavoratore. Ma, a parte la disparità di trattamento dei media tra un morto in missione e un morto sul lavoro, esiste una grande differenza tra la morte di un operaio, o più in generale di un lavoratore dipendente privato e quella di un lavoratore pubblico. Data per scontata l'assurdità del morire per lavoro, un conto è morire per aumentare i profitti di alcuni privati e un conto è morire per soddisfare, almeno in linea di principio, un bene collettivo per una decisione presa da un organo democratico che rappresenta tutta la collettività o al limite per accrescere la ricchezza dell'intera società.
E qui mi riaggancio al post di Carlo nel quale indicava nella ricerca della produttività a tutti i costi la causa delle morti alla Thyssenkrupp. Pur essendo concorde con quell'articolo, il punto per me eticamente insopportabile non è esattamente questo. Il problema non è il produttivismo di cui è malata la società moderna. L'aspetto eticamente insopportabile per me è che le vite umane sono state sacrificate sull'altare dei profitti privati di qualcuno.
In una ipotetica fabbrica di proprietà pubblica se si decidesse collettivamente e democraticamente per il bene comune di aumentare la produttività pur correndo il rischio di diminuire la sicurezza dei lavoratori sarebbe sì riprovevole ma moralmente ancora accettabile. Non così se si corrono questi rischi perchè qualcuno lo ha stabilito privatamente per aumentare i propri profitti. Questo è insopportabile, questo non è umano.
Ma i capitani d'industria, i dirigenti di un'azienda potrebbero fare diversamente? No, perchè andrebbero contro la stessa etica capitalista: fare tutto il possibile per aumentare il valore delle azioni, dei profitti. Potrebbero porre più attenzione alla sicurezza solo se gli "incidenti" arreccassero qualche danno d'immagine all'azienza stessa e quindi un danno ai profitti.
Allora dovremmo tutti impegnarci (a partire dai rinnovi contrattuali) a rendere almeno il mancato rispetto delle leggi e delle norme di sicurezza un comportamento socialmente intollerabile tanto da arrecare danno all'azienda.
Certo una situazione migliore, ma eticamente equivalente: il profitto privato comunque sopra tutto e prima della vita umana. E' l'etica capitalista che è disumana. Come dicevano un tempo socialismo o barbarie.
venerdì, 16 novembre 2007
Oggi 8 ore di sciopero nazionale dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto collettivo, scaduto il 30 Giugno scorso, con manifestazioni in tutti i capoluoghi di regione. A Milano, grazie soprattutto ai lavoratori bresciani e bergamaschi sempre numerosi, un corteo di circa 60000 lavoratori (così hanno detto dal palco) ha sfilato dalle 9.30 alle 11.30 da Porta Venezia a Piazza del Duomo. Le richieste possono essere così sintetizzate:
la riforma dell’inquadramento per il riconoscimento della giusta professionalità dei lavoratori;
la riduzione della precarietà del lavoro e la stabilizzazione dei contratti temporanei;
la richiesta salariale di 117 euro mensili con un ulteriore aumento di 30 euro mensili per i lavoratori senza contrattazione integrativa;
non assorbibilità degli aumenti;
no ad uno scambio maggiore flessibilità sull'orario con maggior salario.
Come sempre più accade purtroppo senza qualche accadimento particolare tutto ciò non fa notizia. Anche sul Manifesto questa mattina solo un breve trafiletto in ottava pagina! Rientrato all'ora di pranzo aprendo i siti internet dei maggiori quotidiani nemmeno un link! Solo sulla prima pagina dell'Unità online c'era un titoletto ma relegato abbastanza in fondo. E allora il Circolino dei Cinghios non ha potuto fare a meno di darvene conto per sopperire alla mancata informazione da parte del cosiddetto "main stream".
mercoledì, 24 ottobre 2007
La Fiat, forte di una crescita annuale del 17% dei ricavi, anticipa ai dipendenti i futuri aumenti contrattuali ed eroga 30 euro mensili (tra l'altro comprensivi dell'indennità di vacanza contrattuale che spetta di diritto, quindi l'aumento è di poco più di 20 euro!) a partire dalla busta paga di ottobre. «Abbiamo voluto dare un segnale di attenzione agli operai» sostiene l'amministratore delegato Marchionne.
Ma se questo aumento è dovuto ad un merito specifico dei dipendenti FIAT che hanno contribuito ad ottenere questo risultato, perchè sono versati come anticipo di possibili futuri aumenti derivanti dalla contrattazione collettiva nazionale?
Perchè, come ho esposto mesi fa, questi aumenti sono del tutto strumentali a depotenziare le azioni collettive in vista del rinnovo del contratto nazionale. Ed infatti questi aumenti arrivano appena una settimana prima del primo sciopero metalmeccanico, dopo la tregua di tre mesi, previsto per il 30 di questo mese.
E allora per un senso alle parole, se veramente Marchionne, Montezemolo e Federmeccanica credono veramente nella meritocrazia possono da subito accettare la rivendicazione che chiede la non assorbibilità degli aumenti di merito. Altrimenti è il solito paternalismo dei padroni, altro che attenzione agli operai!
lunedì, 22 ottobre 2007
Sabato mattina, sulla via per Roma all'autogrill Cantagallo, non sono ancora le otto ma i giornali di sinistra sono già spariti. Bene saremo in tanti, pensiamo. Qualcuno ha il coraggio di comprare la Repubblica. Sfoglio anch'io il giornale, cerco la notizia dello sciopero nazionale Vodafone del giorno prima. Uno sciopero contro l'esternalizzazione di 914 lavoratori all'azienda Comdata. Mercoledì finalmente ne aveva parlato l'Infedele e giovedì Annozero, ma su La Repubblica di sabato neanche una mezza riga! Niente. Sfoglio e risfoglio, ma niente! Possibile che su 68 - e dico sessantotto! - pagine non abbiano trovato lo spazio per questa notizia? Non mi dire che hanno paura di perdere un grande inserzionista? E sul Corriere e su La Stampa (a proposito oggi La Stampa ha dedicato le prime 9 - e dico nove - pagine alla vittoria della ferrari, almeno così hanno detto alla rassegna stampa)?
Per avere notizie andate su Vodafone People.
In compenso il tintore della fontana di Trevi, ancora oggi, ha l'onore della prima sul Corriere on line.
sabato, 29 settembre 2007
Riprendiamo le considerazioni sul protocollo d'intesa su previdenza e mercato del lavoro del 23 Luglio, siglato tra governo e parti sociali.
Sul fronte del mercato del lavoro aumenteranno i contributi previdenziali a carico dei collaboratori a progetto, ma senza un vicncolo per i datori di lavoro con il possibile risultato che la misura peserà solo sul lavoratore. I contratti a tempo determinato non saranno più subordinati a cause precise e potranno essere rinnovati praticamente a piacere, basterà un accordo tra le parti ed è naturale che il lavoratore continuerà a subire il ricatto: o così o non lavori. Il lavoro somministrato (interinale) non è neppure menzionato e rimane quindi inaltertato, così come lo "staff leasing" che, nonostante le promesse del governo, non viene abrogato. Insomma l'impianto della Legge 30 che favorisce la precarietà a vita per i giovani rimane tutto in piedi.
Rispetto al tema della contrattazione aziendale e della competitività, il protocollo abroga la maggior contribuzione a carico degli imprenditori per gli straordinari (favorendone così l'utilizzo) e, contestualmente, rafforza la decontribuzione della retribuzione totalmente variabile contrattata in azienda (Premio di Risultato), indebolendo, così, il valore della contrattazione collettiva nazionale. Vale la pena di ricordare, inoltre, che queste due misure contribuiscono a ridurre le entrate dell'INPS. Ma non avevano detto che i conti dell'INPS erano messi male?
Il Circolino, quindi, invita i lettori, i simpatizzanti e i militanti cinghios a votare NO i prossimi 8, 9 e 10 Ottobre in occasione della consultazione referendaria nei luoghi di lavoro.
lunedì, 24 settembre 2007
Giustamente ci si richiama all'ordine: basta parlar di Grillo e di grillini!
Si avvicina la data del referendum in cui i lavoratori potranno esprimersi sul protocollo d'intesa dello scorso 23 luglio, il Circolino dei Cinghios intende valutare punto per punto nel merito l'accordo a prescindere dalla valutazione strettamente politica sul governo e dare chiare indicazioni ai militanti e ai simpatizzanti cinghios che si recheranno alle urne.
Iniziamo con gli aspetti positivi del protocollo, ovvero con gli aumenti delle pensioni.
Sono aumentate le pensioni inferiori a 693 euro mensili e le maggiorazioni per pensioni e assegni sociali, invalidi civili, ciechi e sordomuti. L’aumento viene dato a chi ha più di 64 anni. Vengono indicizzate (rispetto all'inflazione programmata) al 100% (prima erano al 90%) le pensioni fino a 5 volte il trattamento minimo. L’insieme dei provvedimenti riguarda circa 7 milioni di pensionati: 3.000.000 avranno l’aumento di 29 euro; 2.800.000 avranno l’indicizzazione della pensione; i 290.000 con pensioni assistenziali avranno l’incremento fino al tetto di 580 euro mensili, mentre altri 900.000 godranno, pro-quota, della indicizzazione delle pensioni. La condizione degli altri pensionati non verrà modificata.
L’operazione costerà circa 1 miliardo di euro all’anno da reperire nel cosiddetto "tesoretto" (che per 1/3 verrà destinato a misure sociali e 2/3 a ridurre il debito).
Altri provvedimenti positivi (anche se non del tutto) sono le alcune misure previdenziali in ordine sparso.
Per i giovani e per i disoccupati è prevista la copertura previdenziale durante i periodi di disoccupazione soggetti al pagamento dell’indennità. E’ prevista la possibilità di congiungere tutti i contributi versati con varie voci e in varie casse, così come migliori condizioni di riscatto della laurea e l’aumento graduale dell’aliquota dei parasubordinati. Quest’ultima misura, però, non viene accompagnata da impegni sulla quota previdenziale a carico dell’imprenditore che utilizza il lavoratore parasubordinato, così che l’aumento dei contributi potrà incidere sul reddito netto del lavoratore interessato!
Ma ora vediamo gli aspetti negativi (o sicuramente non migliorativi rispetto alla Legge Maroni), limitandoci sempre ai provvedimenti sulle pensioni.
Revisione dello "scalone"
| PERIODO |
REQUISITI legge Maroni |
REQUISITI proposta Prodi |
quota |
| 1° GENNAIO 2008 |
60-35 |
58-35 |
| 1° GENNAIO 2009 |
60-35 |
58-35 |
| 1° LUGLIO 2009 |
60-35 |
59-36 oppure 60-35 |
95 |
| 1° GENNAIO 2010 |
61-35 |
59-36 oppure 60-35 |
95 |
| 1° GENNAIO 2011 |
61-35 |
60-36 oppure 61-35 |
96 |
| 1° GENNAIO 2012 |
61-35 |
60-36 oppure 61-35 |
96 |
| 1° GENNAIO 2013(*) |
61-35 |
61-36 oppure 62-35 |
97 |
(*) entro il 2012 sarà possibile rinviare lo scatto a quota 97 se ci saranno sufficienti risorse.
Nella sostanza l’intera intesa sulla revisione dello “scalone” avviene a “costo zero”: tutti gli interventi sono finanziati all’interno dello stesso sistema previdenziale. Ovvero quelli che ci guadagneranno saranno finanziati da altri lavoratori. Quindi complessivamente fino al 2013 si può dire che la misura è neutra. Ma dal 2013 in poi tutti i lavoratori ci perdono rispetto alla riforma Maroni!
Lavori usuranti
Il Protocollo definisce nuovi criteri che allargano la platea di coloro che sono considerati lavoratori "usurati":coloro che effettuano almeno 80 turni di notte all’anno, i lavoratori addetti a linea a catena o a ritmi vincolati (escluse le lavorazioni collaterali, es. manutenzione, controllo qualità, ecc.) e i conducenti di mezzi pubblici pesanti. Questi lavoratori godranno della riduzione di 3 anni rispetto al sistema “quote/scalini”, fermo restando il requisito minimo di 57 anni di età. Ma! In ogni caso, fino al 2017, i lavoratori riconosciuti come soggetti al lavoro usurante saranno contingentati in numero di 5.000 all’anno a causa di un vincolo di spesa individuato in 252 milioni di euro all’anno. E se i soggetti che soddisferanno i requisiti sono 5001? Come stabiliranno chi rimarrà escluso?
Finestre
La riforma Maroni portava le finestre pensionistiche per chi ha 40 anni di contributi a 2 all’anno (gennaio e giugno). Ovvero, poichè la prima finestra si salta, si poteva rimanere al lavoro fino un anno oltre la maturazione del requisito! Per contrastare questa ingiustizia il protocollo prevede 4 finestre (gennaio, aprile, luglio, ottobre) per le pensioni di anzianità, ma a condizione che vengano introdotte le finestre attualmente non applicate alle pensioni di vecchiaia. In questo modo le donne che hanno diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni e gli uomini a 65 anni vedranno prolungata la loro permanenza al lavoro. Ed ancora un provvedimento a "costo zero". Quindi complessivamente anche questa misura non è migliorativa rispetto alla Legge Maroni.
Coefficienti di trasformazione
E’ stabilita l’inderogabilità dell’adeguamento dei coefficienti di trasformazione sulla base della legge 335 (riforma Dini). Viene costituita una Commissione con il compito di verificare se siano possibili modifiche ai modelli di calcolo per l’adeguamento dei coefficienti. Queste modifiche potrebbero indicativamente portare le pensioni più basse dei lavoratori discontinui a un tasso di sostituzione (pensione rispetto alla retribuzione) del 60%. In ogni caso, a partire dal 1° gennaio 2010, entrerà in vigore la revisione automatica dei coefficienti (prevista dalla riforma Dini) che avverrà ogni 3 anni (e senza verifica tra le parti!) con decreto del governo. Ricordiamo che i coefficienti servono per rivalutare annualmente la quota contributiva (attualmente i lavoratori che stanno andando in pensione sono soggetti a sistema misto, ma a tendere saremo tutti con sistema puramente contributivo). I nuovi coefficienti sono tutti ribassati dal 6% all'8% circa!
...continua con i provvedimenti sul welfare
lunedì, 27 agosto 2007
IBM tra le multinazionali dell'information technology è quella che ha maggiormente sperimentato seriamente nuove possibilità di business nel mondo virtuale di Second Life. Ha comprato isole, ha aperto uffici e attraverso il proprio management ha incoraggiato i propri impiegati, consulenti e professionisti a partecipare attivamente creando propri avatar. E magari a farsi un secondo lavoro in SL... ancora in IBM, ovvero l'alienazione dell'alienazione.
D'altro canto in Italia, accanto a questa patina di nuovismo e a questo atteggiamento paternalistico, IBM non è disposta a trattare per il rinnovo del contratto aziendale scaduto da diversi mesi e di fronte a minime richieste sindacali ha risposto disdicendo il precedente accordo sul Premio di Risultato.
Circola in rete l'idea di convocare uno sciopero su Second Life a sostegno dei lavoratori e del loro contratto integrativo della Premier Life. Gli "aibiemers" dovrebbero installarsi SL, crearsi il proprio avatar, prender dimestichezza con bandiere, striscioni, tamburi virtuali e all'ora stabilita riunirsi per il primo picchetto virtuale.
In pochissimi giorni l'idea si è diffusa rapidamente (vedi sotto) nella "blogosfera" sia in Italia che all'estero. Sicuramente sul piano mediatico questa nuova idea sembra "bucare lo schermo". Ma quale significato possiamo attribuire all'iniziativa? Come è possibile mostrare che effettivamente si tratti di lavoratori IBM? O questo è del tutto irrilevante poichè l'essenziale è procurare il danno d'immagine ed ottenere - a basso costo - un potere contrattuale? O, invece, è l'ennesima evidenza della totale subalternità alla cultura dominante?
La discussione è aperta.
In rete
RSU IBM Vimercate, L'Unità, newsexcite, studiocelentano
The register , PC advisor , regdeveloper ,
Information week , out-low ,
businessweek , libcom , message.snopes.com , SL reader , infoshop
continua
sabato, 04 agosto 2007
Una tranquilla serata estiva in una ridente località balneare dell'Italia meridionale passeggiavo lungo la via centrale dello struscio - come dicono là - quando mi colpisce uno strano manifesto appiccicato sulla portavetrina di un negozio. C'è un pallone in bella vista, penso sia l'avviso di una partita di pallone per la sagra del paese o la promozione della locale squadra di calcio ed invece il manifesto pubblicizza un corso di preparazione all'esame per diventare "AGENTE DEI CALCIATORI"! (al subculturato sfugge DEI anziché DI)
L'agente dei calciatori, in forza di un incarico a titolo oneroso conferitogli, cura e promuove i rapporti tra un calciatore ed una società di calcio in vista della stipula di un contratto di prestazione sportiva, ovvero tra due società per la conclusione del trasferimento o la cessione di contratto di un calciatore. Cura gli interessi del calciatore che gli conferisce incarico prestando opera di consulenza in suo favore nelle trattative dirette alla stipula del contratto, assistendolo nell'attività diretta alla definizione, alla durata, al compenso e ad ogni altra pattuizione del contratto di prestazione sportiva. Svolge attività di assistenza a favore di società di calcio per favorire il tesseramento, la conclusione o la cessione di contratti di calciatori. Per svolgere l'attività di agente dei calciatori è indispensabile essere in possesso della Licenza rilasciata dalla FIGC, previo superamento di una prova di idoneità. e iscritti nel registro dei titolari di Licenza tenuto dalla Commissione degli Agenti di calciatori.
Requisiti: diploma scuola media superiore durata: 150 ore di cui 120 ore di lezioni teorico-pratiche e 30 di full immersion.
Corso riservato a numero 10 partecipanti. (Una nuova casta?)
sedi Roma, Bari, Foggia, Lecce, Napoli, Palermo, Messina, Catania.
L'azienda, certificata ISO 9001:2000, che promuove e vende questi corsi si chiama Concorsi&Concorsi e usa uno stemma praticamente identico a quello della Repubblica Italiana, quasi sicuramente per indurre l'avventore a pensare che si tratti di concorso statale o che il corso sia statale o parastatale o per richiamare il fascino dei concorsi statali. Tra i partner (ovviamente il subculturato scrive partners!) si va dall'Ospedale Universitario di Messina al Ristorante Pizzeria O Core e Napule. Cioè non solo esiste quella categoria ultra parassitaria dei procuratori dei giuocatori di pallone, ma esistono anche concorsi per avere una patente di parassita! Ed esistono anche i paraparassiti che fanno corsi e vendono manuali (girando in internet ho trovato anche questo e questo) per preparare a questo concorso!
La disperazione della disoccupazione e il potere magico del pallone.
domenica, 24 giugno 2007
In questi tempi moderni si intende per democrazia quel sistema politico di governo di uno stato tale per cui regolarmente i cittadini sono chiamati ad eleggere i propri rappresentanti tra un ventagli di diversi partiti, liste e schieramenti. Più in generale si dice democratica quella posizione che accetta altre opinioni trasformando democratico in un sinonimo di tollerante. Come se la pluralità di partiti o la pluralità di opinioni fossero automaticamente l'espressione dell'opinione popolare e corrispondessero al governo del popolo. Alcuni arrivano a confondere democrazia con libertà di opinione. Tuttavia democrazia non significa multilateralismo, pluripartitismo nè tanto meno tolleranza, ma governo del popolo... 365 giorni l'anno e non una volta ogni due o tre anni, anche se fosse sotto un democratico gazebo!
Parafrasando il famoso cantautore democrazia non è stare sopra un albero, democrazia è partecipazione. E come sosteneva qualche tempo fa in un bel post la blogger Giulia. Andando oltre il seppur importante aspetto formale politico (che per essere democratico non deve per forza essere tollerante rispetto a tutte le opinioni. D'altrone fino a pochi anni fa le repubbliche democratiche erano quelle socialiste!) come è possibile realizzare la democrazia ogni giorno?
La situazione è contradditoria. Viviamo in una società sedicente democratica ma ogni giorno un cittadino, un lavoratore, considerando spostamenti e pause pranzo, dedica circa una decina di ore al lavoro, dove certo non vige un sistema democratico. Ma anche se dedicasse poche ore al giorno al lavoro, la contraddizione rimarrebbe invariata, poichè il lavoro rappresenterebbe in ogni caso la funzione sociale fondamentale di una persona, il momento essenziale del rapporto tra un individuo e la collettività. Con il proprio lavoro egli contribuisce a soddisfare i bisogni della società e scambia il proprio lavoro per il proprio sostentamento. Questo rapporto sociale essenziale si svolge in un regime assolutamente ademocratico. Intendo con questo non tanto la mancanza di democrazia nel processo di rappresentazione dei lavoratori (peraltro problema tutt'altro che banale e risolto) ma il fatto che il lavoratore non concorra, non partecipi alla definizione dei modi di produrre, non elegga i propri dirigenti, non abbia voce in capitolo sull'utilizzo dei profitti, non possa giudicare i meriti e i demeriti dei vari soggetti. Insomma in una parola è alienato.
Come è possibile allora realizzare la democrazia, non solo nella sovrastruttura politica, ma anche nella sottostante e determinante struttura economica? E' possibile una democrazia partecipata stante gli esistenti rapporti economico sociali capitalisti? Un sistema capitalista può essere democratico?
E il quasi neosegretario democratico compagno Walter che dice?
venerdì, 01 giugno 2007
Nelle giornate del 28, 29 e 30 Maggio i lavoratori metalmeccanici sono stati chiamati a votare per il referendum riguardo l'approvazione della piattaforma per il rinnovo contrattuale presentata unitariamente da FIM, FIOM e UILM.
Come sempre il contratto dei metalmeccanici rappresenta un riferimento centrale per le altre categorie, sia per la parte sindacale che industriale. A detta di molti, questa piattaforma cerca di rompere l'accerchiamento e per la prima volta dopo anni o decenni di tentativi di difesa, rivendica qualcosa di più in termini economici, ma soprattutto negli aspetti normativi.
Tra le numerose rivendicazioni vediamo qui due aspetti, che mi danno l'occasione di polemizzare un po' a sinistra (c'è sempre qualcuno un po' più a "sinistra") e un po' a destra.
Lotta alla precarietà. Si ribadisce la centralità del contratto a tempo indeterminato e concretamente si rivendica che il numero massimo dei lavoratori con contratti precari sia limitato al 15% della forza lavoro con contratto a tempo indeterminato dell'azienda. Inoltre le tipologie possibili di lavoro atipico sono ridotte a tre (se dovessimo aspettare che il centrosinistra "superi" la legge 30, detta "legge Biagi", per via legislativa potremmo già essere in pensione): il contratto a tempo determinato, il contratto di somministrazione di manodopera a tempo determinato ed il part-time. inoltre questa tipologia di contratti non saranno cumulabili per ogni lavoratore. Infine si rivendica la responsabilità diretta dell'azienda appaltante su tutta la filiera dell'appalto e del subappalto.
Che dicono concretamente quei settori di "movimento" che criticano la CGIL (la Fiom fa comunque parte della CGIL o no?) fino al limite dell'insulto (e abusando un po' vigliaccamente del simbolo, si veda la polemica sul Manifesto del Primo Maggio) sulla questione della precarietà ? Quali proposte avanzano? Dove sono? O sono solo capaci di prepare dei carri di carnevale e dei sound system per le manifestazioni?
La questione degli assorbimenti e la meritocrazia. I liberali, i paladini del liberismo, il signor Montenzemolo e la confindustria tutta ad ogni convegno ad ogni meeting ad ogni editoriale lamentano nel sistema italiano una mancanza di meritocrazia come già discusso precedentemente. Nella prassi, però accade usualmente che molte aziende riassorbano gli aumenti personali di merito negli aumenti derivanti derivanti da rinnovo del contratto collettivo nazionale. Questo evidenzia che l'elargizione degli aumenti individuali "di merito" è ideologica in quanto atta principalemnete a neutralizzare l'azione del sindacato poichè la maggior parte di questi aumenti viene distribuita poco prima degli aumenti collettivi (un lavoratore tende a non partecipare alle lotte se l'aumento derivante da contratto collettivo viene riassorbito); Cioè l'azienda con gli aumenti individuali distribuisce leggermente in anticipo gli aumenti derivanti da CCNL . Se veramente questi aumenti fossero di "merito individuale" perchè dovrebbero essere riassorbiti dagli aumenti colletti?
Questa piattaforma dà a Federmeccanica la possibilità di dare un senso ai propri proclami sulla meritocrazia e dimostrare un minimo di coerenza, accettando la rivendicazione da parte dei metalmeccanici della non assorbibilità degli aumenti di merito individuali.
A presto con risultati del referendum, che secondo il comunicato della Fiom ha superato il quorum.
Ultima ora: Gli Uffici Stampa Fim, Fiom, Uilm hanno comunicato che l'ipotesi di piattaforma è stata approvata dall'88% dei votanti (circa il 67%).
lunedì, 21 maggio 2007
Contro la disoccupazione. "La disoccupazione di lunga durata, quando colpisce i genitori di oltre 40 anni, diventa terreno fertile per l'alcolismo e dipendenze varie, portando a situazioni di degrado progressivo".
Per l'emancipazione femminile. "Le donne, gravate da tassi di disoccupazione più alti degli uomini, hanno livelli retributivi più bassi, e quando sono madri sole (ahi! ahi!) con figli a carico e con la difficoltà di asili nido, non ce la fanno senza un ricorso ai vecchi genitori".
Una casa per tutti. "I giovani si trovano oggi in un mercato immobiliare fuori dalla loro portata, se il loro bilancio familiare deve dall'inizio scontare un costo dell'affitto troppo elevato per gli stipendi correnti, specialmente quando il lavoro è ancora precario".
Contro la precarietà. [Una situazione sociale caratterizzata da incertezze...] «incide non poco anche nel progettare il loro futuro».
Così il compagno Bagnasco all'ultima Assemblea Generale del Comitato Centrale della CEI.
Ottima analisi. Mi sbaglio o noto tracce di materialismo? Ma non erano i DICO il nemico pubblico numero uno della famiglia? Quindi - ripeto - Che fare?
giovedì, 03 maggio 2007
La meritocrazia è uno di quei valori invocati da tutte le parti come risoluzione dei mali della stagnante società italiana. Meritocrazia si invoca per rimodellare il sistema scolastico, meritocrazia vuole Montezuma per rilanciare la stanca economia italiana oppressa dall'egualitarismo sindacale (poveri capitani d'industria!), meritocrazia rivendica il compagno Segretario Piero quale valore fondante del nuovo partito (anzi come dicono del partito nuovo!), meritocrazia vuole imporre il Professor Ichino per raddrizzare quegli sfaticati di nullafacenti ed infine meritocrazia pretende il nostro Marco Giacosa dalle commissioni giudicanti della Sgamba.
Più dell'amministrazione pubblica, della scuola e dei concorsi universitari, nulla è più lontano dalla meritocrazia del nostro sistema economico capitalista-corporativo-familistico caratterizzato da privilegi passati da padre in figlio, quando va bene, e da furbetti&furboni nella maggioranza dei casi.
Ma considerando, per un istante (per assurdo), un ideale sano sistema capitalista liberista caratterizzato tra gli altri valori sulla meritocrazia, quale merito dovrebbe essere valorizzato se non la capacità di creare maggior profitto all'azienda e agli azionisti? E chi dovrebbe decidere chi avrebbe questo merito se non il mercato e i proprietari? Ma non credo che questo tipo di merito porti sempre dei benifici alla collettività. E' evidente che in un sano capitalismo un bravo ingegnere con una brillante idea facilmente commercializzabile sarà più meritevole di un bravissimo ricercatore universitario in lettere antiche. Oppure supponendo che all'interno di una stessa azienda, un dipendente grazie a conoscenze e ad amicizie riesca a procurare una grande commessa e a far guadagnare la propria azienda molto di più di quanto un altro collega riesca con un lavoro paziente e deligente e magari anche tecnicamente più difficile, chi dei due sarebbe più meritevole? E Chi dovrebbe essere premiato? E perchè allora non dovrebbe essere meritevole chi con la furbizia e l'elusione delle leggi riesca a trarre vantaggio economico per se e per i propri azionisti?
In ultima analisi dire meritocrazia non basta, bisogna dire merito di cosa, meritevole di fare cosa e per quale scopo. E siccome il lavoro è sempre sociale e collettivo occorre anche definire come premiare tutte quelle persone che nell'arco del tempo hanno contribuito al successo del "meritevole", dai colleghi (e qui sarebbe abbastanza facile), agli insegnati che lo hanno preparato da giovane, alla cuoca della mensa che gli prepara il pasto, all'autista dell'autobus che lo porta al lavoro, all'operaio che ha fabbricato il suo laptop, a chi gli ha pulito la scrivania facendolo lavorare meglio e a chi scambiando qualche chiacchiera in rete gli ha scaturito un'idea "vincente". Altrimenti è solo vuota propaganda ideologica individualista.
mercoledì, 18 aprile 2007
Tra i miei ricordi televisivi non manca la regolare cadenza dei telegiornali dei primi anni 80; in casa si guardava il moderno tg2 di Mario Pastore delle 19.45, quasi mai il tg1 di Fede e Vespa. Ogni giorno la guerra iraniraq, bombardieri su Beirut, Solidarnosc, la cattura di qualche brigatista, un agguato della camorra, la scala mobile. Nella mia città le scale mobili c'erano solo al COIN e alla UPIM e non capivo proprio perchè questa/o cigiellecisleuill (sempre tutto d'un fiato) la menasse tanto con questa scala mobile?
Più tardi, intravedendo uno striscione, ho capito che cigiellecisleuill erano tre sigle distinte di sindacati ed ho capito cosa fosse la scala mobile quando ormai non c'era più. E adesso? Ora solo a nominarla si viene colpiti dagli strali dei paladini del libero mercato. Guai!
Ma c'è un ma. Nell'ultima finanziaria nel lodevole articolo che stabilisce un limite alle remunerazioni dei dirigenti pubblici che può essere arrontondata con una quota variabili non superiore al 50% del fisso. Ma non solo, lo stesso articolo prevede che tale tetto sia rivalutato annualmente in relazione al tasso di inflazione programmato. Ovvero la scala mobile. E noi? anch'io voglio prendere la scala mobile per vedere cosa c'è al piano di sopra.
Il testo
466. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per il conferimento di nuovi incarichi, nelle società di cui al comma 465, i compensi degli amministratori investiti di particolari cariche, ai sensi dell’articolo 2389, terzo comma, del codice civile, non possono superare l’importo di 500.000 euro annui, a cui potrà essere aggiunta una quota variabile, non superiore al 50 per cento della retribuzione fissa, che verrà corrisposta al raggiungimento di obiettivi annuali, oggettivi e specifici. Tali importi saranno rivalutati annualmente con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione al tasso di inflazione programmato. Per comprovate ed effettive esigenze il Ministro dell’economia e delle finanze può concedere autorizzazioni in deroga. Nella regolamentazione del rapporto di amministrazione, le società non potranno inserire clausole contrattuali che, al momento della cessazione dell’incarico, prevedano per i soggetti di cui sopra benefìci economici superiori ad una annualità di indennità.
La flessibilità dei padroni è sempre solo a senso unico. Quando è il lavoratore o la lavoratrice a chiedere un briciolo di flessibilità questa non è mai possibile per le rigide priorità della produzione. Capita allora che in un'azienda metalmeccanica medio piccola di una medio piccola cittadina dell'evoluto nord una donna quarantenne separata e madre di una figlia che frequenta le medie venga licenziata perchè non poteva andare a prendere la figlia a scuola. Questa mezz'ora in più di pausa non era compatibile con i ritmi della fabbrica (ma non eravamo già entrati nell'era postfordista?). Fino a poco tempo fa, ci riusciva sfruttando una pausa pranzo lunga. Ora questa è stata ridotta e la "Risorsa Umana" doveva prendersi ogni giorno un permesso non retribuito. Finiti questi e non avendo chi andasse a prendere la figlia a scuola, senza aver mai ricevuto in precedenza una nota di demerito con un contratto regolare a tempo indeterminato è stata licenziata! (fonte: metroregione, giornale radio di Radiopopolare ieri e il Manifesto di oggi)
Mama dorogàia govorila
vrèma bylo trùdnoe
nema kleba kukurusy kavalieròv nema
nema radio nema kofie scokolad
Perché perché
Una ragazza emancipata
nema kleba nema kuku-
nema kleba nema kuku-
nema kleba nema kukurusy nyet
Perché perché
Una ragazza emancipata
nema blùzka nema bonbon
nema blùzka nema bonbon
nema blùzka nema bonbon ne moyet
da Ragazza Emancipata - CCCP fedeli alla linea (come sempre. Per il testo completo e la traduzione cercate in RudePravda)
Tra le contestazioni costruttive degli operai di Mirafiori ai Segretari Confederali e lo scambio di vedute tra i ricercatori universitari e il Ministro Bersani, riprendo il tema della Precarietà di cui ho parlato qualche settimana fa all’indomani della manifestazione del 4 Novembre.
La precarietà stabilizzata è lo stadio finale di quella trasformazione delle relazioni economiche incentrata sull’individualizzazione dei rapporti di lavoro. Il suo scopo non è tanto l’aumento dell’occupazione (la buona flessibilità), d’altronde se la domanda di forza lavoro c’è indipendentemente dalle modalità di rapporto di lavoro, ma quello di riddurre i costi del lavoro per aumentare i profitti delle imprese e frammentare ulteriormente la classe dei lavoratori in modo da neutralizzarne le possibili rivedicazioni e impedire una presa di coscienza.
Molto spesso le aziende ricorrono a lavoratori con contratti precari parasubordinati in modo “stabile” e non come lavoratori aggiunti per un carico di lavoro straordinario. D’altra parte per questo ci sono molti strumenti di flesibilità già nei contratti collettivi a tempo indeterminato come gli straordinari, i turni festivi, notturni, i part time e altri.
Pertanto occorre predisporre misure che tendano a rincomporre il mondo del lavoro: ridefinire nella legislazione del lavoro la dipendenza o meno del lavoro a prescidere dal rapporto di lavoro. O meglio ricondurre tutte quelle forme di lavoro precario parasubordinato (che parasubordinato non è nei fatti) a una forma di contratto collettivo a tempo indeterminato in modo che questa forma di rapporto di lavoro ritorni ad essere quella centrale (oggi i contratti dei nuovi assunti sono nelle varie forme precari al 54%!). Una interessante proposta di modifica del mercato del lavoro in tal senso è quella presentata dal giuslavorista della CGIL Nanni Alleva.
Più in generale occorrerebbe non solo unificare diverse tipologie di contratto ma anche unificare diverse categorie. In una stessa azienda, nel medesimo processo produttivo, lavorano persone con le più disparate forme contrattuali e categorie: ad esmpio in un’azienda delle telecomunicazioni lavorerà il dipendente diretto dell’azienda con un contratto delle telecomunicazioni, un consulente di direzione delle società “fighe” di consulenza con bel contratto figo da freelance, il consulente informatico di una grande multinazionale però con contratto metalmeccanico, il programmatore della ditta subappaltatrice con un contratto del commercio, l’operatore del centro di calcolo CED mandato da una agenzia interinale, gli operatori di Call Center che lavoreranno per una società di servizi esterna con contratti CoCoPro, i lavoratori delle Pulizie che saranno “soci" di fantomatiche cooperative e così via. Questo fa si che la redistribuzione del reddito e dei diritti sia fortemente sbilanciata a favore di chi sta a monte di questa “catena di produzione” ed inoltre impedisce la riuscita di forme di lotta. E’ auspicabile almeno per iniziare una unificazione di contratti collettivi come quello del commercio, dei chimici, delle telecomunicazioni e dei metalmeccanici in un unico contratto collettivo dell’industria.
La recente manifestazione del 4 Novembre "STOP PRECARIETA' ORA" oltre a provocare battibecchi strumentali ad allargare il proprio orticello da una parte, leggi COBAS, o a procurarsi una scusa per non partecipare, leggi maggioranza CGIL e DS, ha avuto il merito , grazie alla partecipazione massiccia dei "tipi atipici", di rimettere all'ordine del giorno il tema della precarietà: abolizione della legge 30 sul mercato del lavoro, abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione e abolizione della (contro)riforma Moratti nella scuola. Bene.
E' tempo, però, di ricominciare, o per qualcuno di iniziare, a discutere qualche nuova proposta che vada oltre la semplice contrarietà alle (contro)riforme del campo avverso. Da qualche anno alcuni economisti di area di sinistra (tra gli altri Andrea Fumagalli dell'Università di Pavia) propongono come uscita dalla precarietà il cosidetto "Salario Minimo Garantito" o "Reddito di Cittadinanza" (o addirittura di Esistenza). Sinteticamente essi sostengono che essendo l'economima postfordista basata sulle reti sociali diffuse, sulla circolazione dei saperi (qualcuno lo ha definito il capitalismo cognitivo), il valore viene prodotto anche al di fuori del ciclo produttivo in senso stretto nello scambio di conoscenze. Per questo, e per ridefinire il modello di "welfare" in tale struttura economica, occorre retribuire il cittadino anche per la sua stessa esistenza, appunto un reddito di cittadinanza.
Ritengo questa proposta sbagliata per diversi motivi sia teorici che pratici.
Con il reddito di esistenza si accetta in modo subalterno che la condizione precaria flessibile, mi si passi il gioco di parole, sia stabile, dando alla controparte un alibi in più. Il datore di lavoro si farebbe ancor meno scrupoli a licenziare, a disporre della forza lavoro a proprio piacimento.
Si rischia di spingere tutta l'ammontare complessivo dei salari verso il basso, contrariamente a quanto sostenuto. Si indebolisce così, contro le intenzioni, la capacità contrattuale di tutti i lavoratori. Si favorisce, di conseguenza, l’istituirsi di un compromesso malsano tra lavoratori e padroni: i primi offrono salari e posti saltuari, i secondi li accettano perché intanto c’è il reddito garantito. Così i "lavori buoni" diminuiranno a favore dei "lavori cattivi"
Infine, un conto è dire che le forme di redistribuzione dell'economia fordista non sono più applicabili, ma la teoria secondo la quale si crei valore semplicemente vivendo e avendo relazioni sociali mi pare azzardata. Credo che la teorizzazione del "capitalismo cognitivo" (ma poi... nell'economia fordista forse non occorreva conoscere?) della sua struttura reticolare siano troppo idealizzati e mitizzati e risentano del nostro (di occidentali) particolare punto di vista. Forse è solo un modo per giustificare la natura parassitaria del nostro lavoro. Considerando la struttura globale dell'economia probabilmente ci accorgeremmo che il valore viene prodotto sempre con i soliti ingredienti: lo sfruttamento intensivo dei lavoratori, con nuove/antiche forme di schiavitù (ormai arrivate/ritornate anche qui), con la rapina sistematica delle risorse ambientali.
Per ora mi fermo qui. Alla prossima puntata.
Buon Centenario! Sono trascorsi cent'anni dal primo ottobre 1906, quando a Milano le Camere del Lavoro e le federazioni di settore decisero di associarsi per dare vita alla Confederazione generale del lavoro. Cent'anni in cui parole come diritti, dignità, partecipazione, rispetto, solidarietà, sono entrate a pieno titolo nel lessico dell'attualità e della vita italiana.
http://www.100annicgil.it
C'è un conflitto che non merita le prime pagine dei giornali, le aperture dei telegiornali, un conflitto che non mobilita migliaia di pacifisti, non porta la gente in piazza, che non merita bandiere arcobaleno nè tricolori nè medaglie per i suoi morti. Non è il conflitto iracheno non è quello afghano, non è quello libanese non è quello israelo-palestinese: è il Conflitto tra capitale e lavoro.
Anche ieri a Terracina sono morti un operaio rumeno non ancora sedicenne Lucian Bogda
ed il suo "datore di lavoro" Silvano Pannozzo folgorati da una scarica di 20000 volt mentre spostavano un'impalcatura che ha toccato i cavi dell'alta tensione. Un altro ragazzo rumeno Ciprian Cescu si è salvato per puro caso. I tre stavano lavorando alla ristrutturazione di una villetta di proprietà di un ispettore di polizia, che evidentemente non si è accorto che l'azienda occupava manodopera minorenne in nero e senza permesso di soggiorno. Pare inoltre che i cavi dell'alta tensione fossero solo 8 metri da terra, molto al di sotto degli standard minimi.
La competizione al ribasso impone sempre maggior sfruttamento e diminuzione delle minime misure di sicurezza: in Italia nel 2005 ci sono stati circa 1200 morti sul lavoro! Occorre mobilitarsi anche per questi morti, esponiamo una bandiera dalle nostre finistre... possibilmente rossa.
"Vi faccio vedere come muore un Italiano"
Un Italiano, Antonio Veneziano di 25 anni, al suo terzo giorno di lavoro muore travolto dal crollo del ponte e del ponteggio nel cantiere dell'autostrada Catania-Siracusa. La sciagura si è verificata intorno alle 11 del 23 giugno, in contrada Castelluccio, in una zona di confine tra i Comuni di Augusta e Carlentini, non molto distante dalla Statale 114. Gli operai stavano lavorando sotto il viadotto dell'autostrada, quando ha ceduto una delle due corsie del viadotto, per una lunghezza di 140 metri su un totale di 240 metri, che li ha travolti.
E proprio ieri nel giorno dei funerali dell'operaio siciliano sono avvenuti altri incidenti mortali.
Un operaio di 34 anni, Daniele Maiolatesi, è morto dopo essere stato urtato da un treno lungo la linea ferroviaria interna Civitanova Marche-Macerata.
Ha perso la vita in sardegna Ugo Scattu, 36 anni: l'uomo era alla guida di un escavatore che si è ribaltato. E' accaduto a Gairo Taquisara, in Ogliastra, dove sono in corso i lavori per realizzare una strada.
Un operaio altoatesino di 42 anni, è morto sull'autostrada del Brennero a Trento. L'uomo era impegnato nella falciatura dell'erba lungo la corsia nord dell'A22 quando il suo mezzo è stato violentemente tamponato da un Tir. Infine ieri a Frosinone, il crollo di un impalcatura ha provocato la morte di un operaio e il ferimento di un altro.
...e poi vi faccio vedere anche come muore un immigrato.
Sempre ieri un operaio senegalese ha perso, Samba Ngom, 60 anni, ha perso la vita a Sardigliano, nel Novese. L'uomo era alla guida di un rullo compressore che è uscito di strada finendo in una scarpata.
Nel 2005, secondo i dati del sindacato delle costruzioni FILLEA-CGIL, sono morte 191 persone nei cantieri edili italiani, più di un morto ogni due giorni festivi compresi!. Ma purtroppo sono dati - ammette lo stesso sindacato - "sicuramente inferiori" rispetto alla realtà, perché i lavoratori colpiti spesso sono “irregolari” e non vengono registrati né dall’anagrafe delle Casse Edili, né da quella dell’Inail.
Era meno rischioso fare il soldato in IRAQ.
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