Verso il Congresso, la convention e le primarie. Continuiamo la disanima delle proposte seguendo lo schema indicato nei post precedenti.
Capitolo "Linea Politica". Se è vero che non vi sono grossissime differenze di linea politica "alta" tra le tre ozioni, lo stesso non si può dire sulla linea politica più tattica, ovvero su quegli aspetti di Politique politicienne, di alleanze tra partiti, di tattica elettorale e parlamentare.
Due considerazioni preliminari: le uniche due volte che il campo di centrosinistra ha vinto le elezioni lo ha fatto con una coalizione ampia. La strategia Veltroniana fondata sulla vocazione maggioritaria del PD si è rilevata fallimentare.
Sulla tattica politica le due mozioni sono ben diverse: da un lato Franceschini, pur riconoscendo i limiti dell'impostazione di Veltroni, non ne prende in modo chiaro le distanze. Non può evidentemente farlo perchè è stato il vice di Veltroni.
"Vogliamo tornare a vincere e quindi sceglieremo la strada delle alleanze anche per il governo nazionale, come abbiamo fatto nei comuni e nelle province e come faremo il prossimo anno nelle regioni.
Ma dobbiamo dire con chiarezza che non torneremo a quella stagione delle coalizioni frammentate e litigiose, costruite con l'unico collante del nemico. Quel tipo di coalizione che ha sempre colpevolmente coperto la qualità dell'azione dei governi di centrosinistra."
Marino dice che vuole "Un partito che abbia un forte respiro maggioritario, che costruisca le proprie alleanze a partire dal proprio profilo e da quello che vuole per il Paese, non in base alla convenienza elettorale o al mero esercizio politicista di cui abbiamo avuto fin troppi esempi in questi anni." Ed anche di voler "Riformare la legge elettorale in senso maggioritario e uninominale." No grazie.
La mozione Bersani, invece, vuole cambiare decisamente la rotta. E' ragionevole quindi, già dalle regionali del 2010 "sperimentare su basi programmatiche larghi schieramenti di centrosinistra, alleanze democratiche di progresso alternative alla destra."
"Sul piano istituzionale noi scegliamo un modello parlamentare rafforzato in alternativa a formule più o meno mascherate di presidenzialismo, una legge elettorale chiara e non stravolgente l’architrave costituzionale, da elaborare in collaborazione con chi crede ad un bipolarismo maturo che renda l’elettore determinante nella scelta degli eletti e del governo."
Il Circolino è ancora più chiaro e ritiene che sarebbe utile all'Italia un ritorno ad una repubblica parlamentare compiuta: sistema proporzionale con, eventualmente una soglia di sbarramento. Che i partiti tornino a fare i partiti e decidano in Parlamento le alleanze. La convinzione che il bipolarismo blindato sia migliore e che lasciare scegliere agli elettori il governo sia il modo migliore alla luce dell'esperienza di questi 15 anni si è rivelata infondata, nonchè costituzionalmente discutibile in quanto è stata introdotta di fatto una repubblica presidenziale plebliscitaria.
*** P.S. dopo la vicenda del Lodo Alfano ***
Il ragionamento su esposto sul sistema elettorale cade a fagiuolo sulla vicenda del Lodo Alfano.
La principale arma dialettica usata dai berlusconidi in questi giorni - "Ma Berlusconi è stato eletto dal popolo" - è formalmente errata perchè il Presidente del Consiglio (e non Premier, nè Primo ministro) è nominato dal Presidente della Repubblica, sentito il Parlamento, unico organo eletto direttamente.
Ma, c'è un ma. Di fatto, nella sostanza, è ormai diffuso nell'opinione pubblica che il Presidente del Consiglio sia eletto direttamente dagli elettori perchè le varie riforme elettorali che si sono susseguite dal 93 al 2005 hanno stravolto nei fatti la Repubblica parlamentare facendola diventare una Repubblica - diciamo - semipresidenziale. Il Maggioritario prima, che ha forzato il costituirsi delle coalizioni prima delle elezioni e il Porcellum dopo che ha stabilito che si indicasse sulla scheda il "candidato Premier collegato alla coalizione" hanno svuotato il Parlamento dei propri poteri consegnando al Presidente del Consiglio e al governo un potere enorme.
Allora, in questo, il centrosinistra, che sin dal 93 ha seguito quel percorso schierandosi con Mariotto Segni (forse perchè pensava essendo minoritario di conquistare il potere con questa scorciatoia), dovrebbe fare autocritica e per il futuro cambiare decisamente rotta ristabilendo il potere del parlamento non solo sulla carta ma anche nella sostanza. La mazione di Bersani lascia qualche speranza in tal senso ma dovrebbe essere ancora più chiara: per restituire al Parlamento tutto il suo potere bisogna tornare ad un sistema elettorale puramente proporzionale eventualmente con uno sbarramento, ma senza premi di maggioranza, senza coalizioni preordinate.
Seguendo la traccia indicata da Padoa Schioppa sul corrierone, passiamo alla seconda questione: l'Organizzazione.
A quanto pare i due principali sfidanti hanno due idee diverse, su questo punto: estremizzando un po' si può dire che
Uno vuole continuare sul tipo di organizzazione già delineato da Veltroni. Un partito "leggero" (ma anche un po' "radicato"), costruito a cui si possa aderire anche non iscrivendosi (ma anche sì)
L'altro vuole il ritorno ad un partito più tradizionale, più strutturato e più territoriale.
Facciamo un passo indietro e vediamo cosa dice wikipedia alla voce "Centralismo democratico", una "best practice" delle forme organizzative partitiche..
Centralismo democratico è il nome dato ai principi di organizzazione interna usati dai partiti politici leninisti, e il termine è qualche volta usato come un sinonimo per qualsiasi politica leninista all'interno di un partito. L'aspetto democratico di questo metodo organizzativo consiste nella libertà dei membri del partito di discutere e dibattere su politica e direzione, ma una volta che la decisione del partito è scelta dal voto della maggioranza, tutti i membri si impegnano a sostenere quella decisione. Quest'ultimo aspetto rappresenta il centralismo. Come lo descriveva Lenin, il centralismo democratico consiste in "libertà di discussione, unità d'azione". Gli statuti delle organizzazioni leniniste avevano definito i seguenti principi-base del centralismo democratico: 1. Carattere elettivo e revocabile di tutti gli organi di partito dalla base al vertice. 2. Tutti le strutture devono rendere conto regolarmente del loro operato a chi li ha eletti e agli organi superiori. 3. Una rigida e responsabile disciplina nel partito, subordinazione della minoranza alla maggioranza. 4. Libertà di critica e autocritica all'interno del partito. 5. Le decisioni degli organi superiori sono vincolanti per gli organi inferiori. 6. Cooperazione collettiva di tutti gli organi al lavoro e alla direzione, e contemporaneamente responsabilità individuale di ogni membro del partito sul proprio operato.
Detto questo, in termini organizzativi, è possibile un partito non leninista? A me pare che tutte le possibili varianti siano solo tentativi mal riusciti di scopiazzare questo tipo di organizzazione. Si può cambiare nome al Segretario Generale, si può cambiare nome al Comitato Centrale (Comitato Politico, Consiglio Nazionale, Assemblea Nazionale,...) ma in tutte le organizzazioni più o meno serie c'è un congresso ogni tre-quattro-cinque anni che decide la linea strategica, tra un congresso e l'altro l'organo collegiale eletto ha le funzioni di direzione politica e infine c'è una Segreteria che, come dice la parola, ha funzioni esecutive. E' tutto abbastanza semplice, non vedo perchè complicare e sabotare con questo modello democratico e razionale di organizzazione con con diversi livelli di appartenenza (iscritti, elettori iscritti all'albo, elettori), con uno statuto che vuole tenere dentro (a livello di idee organizzative) tutto e il contrario di tutto.
Come dice ancora wikipedia... A ben guardare, il centralismo democratico viene adottato attualmente nel governo di quasi tutti gli enti nei paesi democratici, dove si prevede che i ministri, o assessori, una volta presa una decisione all'interno dell'organo, devono difenderla senza mostrare eventuali fratture interne fra maggioranza e minoranza. I ministri dissenzienti devono in genere dimettersi, potendo ovviamente manifestare il proprio dissenso dopo le dimissioni. Questo potere di dimissioni è alla base della democrazia parlamentare.
L'unica vera alternativa a questo modello è il movimento d'opinione costruito con un rapporto diretto tra il capo e le masse, in stile Berlusconi, Grillo Di Pietro oppure come movimento d'opinione per singoli temi, in stile Radicali o in stile Verdi. O ancora il movimentismo assembleare incocludente. Ma questi più che Partiti sono appunto movimenti. E non è questo che ci aspettiamo dal Partito Democratico. Vero?
Un grande atto pratico è stata la fusione tra i DS e la Margherita. La scissione è finita. Il proletariato democratico e il suo partito devono essere uniti. Rimane un compito importante, serio e di grande responsabilità: applicare di fatto i principi del centralismo democratico nell'organizzazione del partito, svolgere un lavoro costante affinché la cellula organizzativa fondamentale del partito sia costituita di fatto, e non a parole, dalle organizzazioni di base, affinché tutte le istanze superiori siano effettivamente elettive, responsabili e revocabili. Con un lavoro tenace bisogna costituire un'organizzazione che comprenda tutti gli operai socialdemocratici coscienti e viva una sua vita politica autonoma. L'autonomia di ciascuna organizzazione del partito, riconosciuta finora per lo più sulla carta, deve essere e sarà realizzata praticamente. Bisogna eliminare e sarà eliminata la lotta per le cariche, la paura dell'altra "frazione". Dovremo avere di fatto delle organizzazioni uniche, in cui si sviluppi la lotta ideale delle diverse correnti del pensiero socialdemocratico. Non sarà facile ottenerlo, non l'avremo di colpo. Ma il cammino è tracciato, i principi sono proclamati, e noi dobbiamo assicurare l'integrale e coerente realizzazione di questo ideale organizzativo.
Qualche giorno fa Padoa Schioppa (e che c'entra) ha giustamente posto l'attenzione su quattro questioni, anzi direi addirittura quistioni, che il Congresso dovrà affrontare: Ideologia, Organizzazione, Linea politica, Leadership.
Bene, proviamo a partire dalla prima riproponendo una vecchia - ma non troppo - canzone leggermente rivista (potrebbe andare bene anche come Inno). Altro che nuovo...
I Tre Miti (I Nomadi)
Quelli che son stati adolescenti insieme a me,
e di anni ne hanno almeno sessantaatrè,
avevano tre miti nel sessanta o giù di lì:
il sesso, il socialismo ed il PCI.
Magari la ragazza c'era chi l'aveva già
ma sogni rosa e petting a metà.
Il sesso quello vero era tutt'altro era lontano,
Hugh Heffner o la storia di un mio amico.
Ma poi poco alla volta ce lo siamo conquistato,
il tabù infranto c'è chi si è sposato.
Lavoro, figli, alcuni divorzio infine libertà
ma ormai fuori dal mito e fuori età.
E ritorniamo indietro a quei vent'anni o giù di lì,
vediamo la faccenda del PCI.
Io fortunato ci son stato sopra a quell'età
perchè ad un mio amico lo comprò papà.
E dopo tanti anni ce l'ho avuto pure io,
un PCI vero proprio tutto mio.
Magari certo è usato ed anche arrugginito
e soprattutto ormai fuori dal mito.
E c'è chi tra di noi ha abbandonato l'avventura
per noia, opportunismo o per paura.
E chi non l'abbandona ma non capisce cosa sia
per troppa fede o per poca ironia.
E c'è chi come me, tra sessantotto e masochismo,
è ancora lì che aspetta il socialismo.
Arriverà stiam certi, sarà euro- o dal volto umano,
speriamo che non sia di seconda mano.
Questo Circolino è sempre stato molto critico verso il Partito Democratico, ma non è indifferente all'esito che avrà l'imminente percorso "congressuale" (il congresso non esiste ma tant'è). Anche il Circolino sente la necessità di prendere parte.
Ancora non si sono delineati i contenuti delle politiche che vorranno portare avanti i candidati segretario, ma sono abbastanza chiare due cose:
la differenza sulla concezione dell'organizzazione che deve avere il Partito.
la differenza sulla tattica politico-elettorale.
Il Circolino auspica decisamente che vinca Bersani. Un partito di centrosinistra non può essere un semplice partito d'opinione, avere un'organizzazione di tipo "liquido", come ha avuto il PD in questi quasi due anni. Questo partito deve essere strutturato, territoriale, radicato. Bisogna sapere chi è iscritto e chi no, bisogna sapere chi decide cosa. Per questo è meglio Bersani.
Le forze progressiste in Italia non hanno mai avuto una maggioranza assoluta. Per tornare a governare il Paese in tempi ragionevoli, questo partito deve costruire delle alleanze. Forse qualcosa di diverso dall'Ulivo, qualcosa di diverso dall'Unione, ma occorre dire basta alla linea della "vocazione maggioritaria". Questa linea ha perso di brutto e continua a perdere.
Infine, pur non essendo spesso d'accordo, Bersani ha un linguggio e utilizza delle categorie
comuni.
L'impressione è che sia l'unica candidatura sensata.
Da giorni ormai il governo iraliano lancia accuse nei confronti dei paesi occidentali. Si parla di "interferenze", soprattutto di Spagna e Gran Bretagna, e le ragazze sarebbero "manipolate o incitate" dai Paesi stranieri, come ha affermato anche l'ayatollah Minzolini nel suo sermone al telegiornale. Sotto accusa anche i media stranieri. Un portavoce del Ministero degli Esteri iraliano, ha accusato i network El Pais e Times di voler dividere il paese con i loro reportage. E anche i Guardoni della rivoluzione (i pasdaran) hanno sostenuto che le proteste e i disordini seguiti alle fotografie presidenziali "indicano che è in atto un complotto contro la rivoluzione". Di seguito il comunicato divulgato dal massimo organo direttivo nazionale.
Il Consiglio dei Guardoni della rivoluzione, massima autorità iraliana sulle questioni sessual-elettorali, ha ammesso alcune discrepanze nelle foto pubblicate nei giorni scorsi dai noti siti scandalistici delle forze sovversive. Il portavoce dei Guardoni Abbassa li Kaxxodai ha spiegato che le venti ragazze ritratte con il presidente hanno denunciato la messinscena: "il premier aveva addosso tantissimo trucco. Ballammo stretti un lento davanti a tutti!" . Ciononostante si ribadisce che ciò "non può portare a un cambiamento sostanziale dei risultati". In Iralia gli elettori non sono obbligati a guardare da una particolare postazione seggio e possono esercitare il loro diritto anche in altre località. "Se supponiamo che i volti contati in questi 50 festini siano circa tre milioni, questi non possono cambiare il rincoglionimento nazionale".
A poche ore dal disastro elettorale sardo, dove il PD ha perso oltre 11 punti percentuali rispetto alle elezioni politiche della scorsa primavera e altrettanti rispetto alle precedenti elezioni regionali, il Partito Democratico si sta infilando in un vicolo cieco determinato anche e soprattutto dalla natura poco definita della struttura interna.
Non mi interessa quì analizzare le cause che hanno portato a questo risultato, ma vedere quali possono essere le vie d'uscita organizzative.
Già da un po' di tempo si era cominciato a parlare di possibili leader alternativi, di possibili congressi da farsi prima o dopo le elezioni europee. Sull'Unita' -l'ex organo del partito e attuale giornale dell'ex Presidente Soru - leggo che Ora le ipotesi più credibili in campo sarebbero quella di un'assemblea costituente che incoroni Franceschini fino al prossimo congresso oppure andare subito alle primarie, una soluzione caldeggiata soprattutto dalla "corrente Bersani".
Lo stesso Veltroni questa mattina, nella conferenza stampa nella quale ha spiegato le ragioni delle dimissioni da segretario, ha parlato di congresso. "Ho chiesto a Dario di assumere le responsabilità di questo momento nella speranza che si possa dare rapidamente certezza; ma poi, senza concitazione, si deve svolgere un congresso con una vera discussione politica, non imbrigliata".
Il problema, però, è che non esiste un congresso. Avete capito bene. Lo statuto del PD non prevede un congresso, come organismo. Quindi non capisco proprio attorno a cosa ruoti questa discussione sul congresso. L'organismo deputato a definire la linea politica è, dovrebbe essere, l'assemblea nazionale, che però non è votata solo dagli iscritti, ma anche dagli elettori (e cosa si iscrive a fare uno?). Ma a differenza di un congresso, gli elettori e gli iscritti possono "partecipare alla scelta dell'indirizzo politico del partito mediante l'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee al livello nazionale e regionale" ma non possono partecipare ad un dibattito per la costruzione della linea politica, non possono votare un documento, o emendarlo o proporre delle tesi contrapposte. Per di più ad oggi questo organismo non esiste ancora. Esiste una assemblea costituente (che temporaneamente dovrebbe svolgere il ruolo di quella nazionale, Norme transitorie Art.45), ma non esiste l'assemblea nazionale. Cioè non esiste l'organismo di indirizzo politico! C'è una Segreteria e una Direzione Nazionale che devono eseguire e rendere operative le decisioni di un organismo che non esiste! Per forza c'è il vuoto!
Questo è quello che succede a prendere la strada del partito "liquido". O meglio è quello che succede a prendere la strada del partito "liquido" per un partito non di destra (perchè per la destra va benissimo, basta un capo).
La mancanza di chiarezza della struttura organizzativa rende poi poco comprensibili politicamente le dimissioni da Segretario di Uolter. Un segretario si dimette se è in contrasto con l'indirizzo dettato dall'organo politico, se c'è stata una bocciatura su un qualche documento o se viene meno la fiducia di chi lo ha eletto Segretario. Al di la' delle beghe personali tra esponenti illustri sono tutte circostanze che non si sono verificate. C'è stato qualche malumore, ma non c'è stata una sconfessione della linea del segretario. Mi pare che, al di là delle belle parole, queste dimissioni siano indotte da motivazioni più personali che politiche; dimissioni che rischiano di indebolire ulteriormente il partito in questi mesi molto difficili che ci separano dalle elezioni europee.
*** Altre considerazioni sulle dimissioni di Veltroni ***
Ho sentito spezzoni della conferenza stampa e le analisi di Veltroni sembrano a tratti strampalate:
Veltroni sostiene che “dal dopoguerra “non c'è mai stato un ciclo veramente riformista”. Secondo Veltroni il primo centrosinistra degli anni 60 non era riformista e non ha fatto niente? O indirettamente la spinta dei movimenti tra gli anni sessanta e settanta non hanno trasformato l'Italia? La riforma della scuola, l'apertura a tutti dell'Università, la conquista di un servizio sanitario nazionale, lolo Statuto dei Lavoratori sono tutte riforme che hanno migliorato l'Italia. Certo Veltroni non c'era. Forse voleva dire che lui non è mai riuscito a creare un ciclo riformista.
Dice che questa Italia da Gattopardo non cambia mai, ma subito dopo ammette che Berlusconi ha conquistato l'egemonia culturale (adesso se ne è accorto?) stravolgendo i valori della società costruendo un sistema di disvalori.
Riguardo alle ultime polemiche sulla modifica della legge elettorale per le elezioni Europee, penso che le posizioni dei partiti della sinistra ormai extraparlametari siano un po' esagerate: uno sbarramento al 4% non implica necessariamente un golpe o un attentato alla democrazia. Rischiano una figura patetica e di mostrano scarsissima autoconsiderazione se non pensano di superare uno sbarramento simile. E' evidente la paura di questi partiti di perdere i pochi agganci rimasti con le istituzioni e i relativi finanziamenti.
Tuttavia condivido le ragioni. Quale necessità politca c'è di cambiare la legge elettorale per le europee a pochi mesi dalle elezioni?
A livello teorico il sistema più democratico e rappresentativo è un sistema proporzionale puro. Tuttavia molto spesso in nome di una presunta governabilità (tutta da dimostrare) si inneggia ad un sistema maggioritario o almeno ad uno proporzionale con uno sbarramento per evitare un'eccessiva frammentazione. Di tutte queste ragioni, nel caso delle elezioni europee non ne rimane una. Infatti il parlamento europeo non deve formare o sostenere alcun governo, non ci sono maggioranze da comporre. Quindi che problema c'è ad avere parlamentari che provengono da molti partiti? Se il sistema teoricamente più democratico è utilizzabile anche praticamente, perchè non usarlo?
L'unica ragione sensata da parte del Partito Democratico è quella di racimolare tutti i voti possibili a sinistra ripresentando lo schema del voto utile. Un risultato sotto il 25% - risultato realistico secondo gli ultimi sondaggi - per il PD sarebbe catastrofico per Veltroni e la sua segreteria e forse per l'intero partito.
I dirigenti, si fa per dire, del PD sostengono che una rappresentanza frammentata partiticamente depotenzia la rappresentanza italiana, senza vedere che la credibilità dei rappresentanti italiani è minata da ben altre "qualità" e da ben altri personaggi che non i membri delle piccole formazioni. Inoltre non è che votiamo la rappresentanza italiana nel parlamento europeo, ma dei rappresentanti che insieme ad altri politici europei vanno a formare dei gruppi parlamentari omogenei per idee, non omogenei per nazionalità: c'è il gruppo parlamentare dei socialisti, non quello degli italiani: quindi a maggior ragione la scusa della frammentazione non ha alcun senso! Può darsi che il tal partito in Italia abbia l'1% ma potrebbe andare in un gruppo parlamentare europeo tutt'altro che irrisorio: perchè sbarrare questo seppur modesto contributo ad una causa europea più consistente?
Portando avanti il ragionamento, però, ha senso presentare liste diverse i cui eventuali eletti vanno a comporre il medesimo gruppo parlamentare? Non sarebbe logico, in linea di massima, avere in tutti i paesi le stesse liste, che poi dovrebbero corrispondere grosso modo ai gruppi parlamentari. Il PRC e il PDCI attulamente fanno parte dello stesso gruppo europeo il GUE/NGL: ha senso presentare due liste? Capisco che la linea che è uscita dal congresso del PRC abbia sancito che si debba correre sotto il solo simbolo del PRC, ma non è proprio possibile una lista comune? Ad ogni modo sempre preferibile due partiti che vanno nello stesso gruppo che il contrario!
Sul famigerato accordo separato è in gran voga sulla gran parte media l'accusa alla CGIL di ideologismo o peggio di settarismo per non aver firmato un accordo sulle linee guida della contrattazione. Di per sè è comunque grave definire le nuove regole del "gioco" senza uno dei principali giocatori, l'organizzazione maggiormente rappresentativa. Questo complicherà le già difficile trattative sia in fase di rinnovo dei contratti nazionali che in fase di rinnovo dei contratti integrativi perchè verosimilmente verranno presentate più di una piattaforma rivendicativa.
Ma nel merito, poichè il no della CGIL non è pregiudiziale, vediamo ad esempio le ragioni che ha espresso la FIOM.
***
La contrattazione collettiva è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori per poter negoziare alla pari con il proprio datore di lavoro a livello nazionale e a livello aziendale tutti gli aspetti che compongono la condizione di lavoro.
In Italia dove il 90% delle imprese ha meno di 10 dipendenti è naturale che il Contratto Nazionale sia lo strumento principale e insostituibile per tutelare e migliorare i diritti ed il salario dei lavoratori. Giovedì 22 gennaio 2009 questi fondamentali diritti del lavoro sono stati radicalmente messi in discussione con l’accordo separato sul modello contrattuale imposto dal Governo e da Confindustria a cui Cisl e Uil hanno aderito e che la Cgil ha deciso di non firmare.
Un accordo separato in cui non c’è nulla della piattaforma sindacale unitaria presentata mesi fa dalle organizzazioni sindacali.
Un accordo separato con cui si cancella il ruolo ed il valore universale dei contratti nazionali e dei sindacati di categoria, si programma la riduzione dei salari, si cancella l’autonomia della contrattazione aziendale, si sostituisce la contrattazione tra le parti con una estensione senza precedenti della bilateralità.
Un accordo separato con cui si nega alle lavoratrici ed ai lavoratori il diritto di votare e decidere sugli accordi che li riguardano e che apre la strada alla messa in discussione del diritto di sciopero che la nostra Carta Costituzionale sancisce quale diritto individuale in capo ad ogni cittadino-lavoratore.
Scritto su carta intestata della Presidenza Del Consiglio Dei Ministri, i contenuti dell’accordo separato sono chiari.
1. L'obbiettivo non è l'aumento delle retribuzioni
“Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente accordo, con l'obbiettivo di dello sviluppo economico e della crescita occupazionale fondata sull'aumento della produttività, l'efficiente dinamica retributiva e il miglioramento di prodotti e servizi resi dalle pubbliche amministrazioni.”
L'accordo sottoscritto ha come obbiettivo la crescita economica, ma non l'aumento e il miglioramento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.
Mentre l'obbiettivo dell'aumento dell'occupazione, è legata all'aumento della produttività senza stabilire quali sono gli interventi utili e necessari per realizzarla, tanto più nel mezzo di una crisi economica che sta mettendo a rischio l’esistenza di interi settori industriali e di milioni di posti di lavoro.
2. Si sancisce la pratica degli accordi separati e di tanti e diversi modelli contrattuali “Le parti fanno espresso rinvio agli accordi interconfederali sottoscritti al fine di definire specifiche modalità, criteri, tempi e condizioni con cui dare attuazione ai principi di seguito indicati…”
Gli accordi separati realizzati sui modelli contrattuali senza la firma della CGIL nei mesi scorsi con Confindustria, con Confapi, con le Associazioni Imprenditoriali del Commercio, con le Associazioni Imprenditoriali dell'Artigianato, con il Governo per tutti i settori pubblici, sono stati totalmente assunti dall’accordo quadro sancendo così il superamento di un modello unico valido per tutti i lavoratori dipendenti privati e pubblici.
Alla faccia della democrazia, gli accordi le imprese ed il governo li fanno con chi accetta le loro condizioni, a prescindere dalla reale rappresentanza di ogni singola organizzazione sindacale ed impedendo alle lavoratrici ed ai lavoratori interessati di pronunciarsi e votare.
3. Un accordo sulle regole senza dar voce ai lavoratori
“L'accordo ha carattere sperimentale, per la durata di 4 anni. Stabilisce le regole e le procedure della negoziazione e la gestione della contrattazione collettiva, che sostituiscono le regole dell'accordo del 23 luglio 1993.”
Vengono introdotte nuove regole per la contrattazione nazionale e aziendale, senza alcun pronunciamento vincolante da parte dei lavoratori interessati. L'accordo del 23 luglio 1993 che dovrebbe essere sostituito, era stato discusso e approvato a maggioranza tramite il voto espresso dai lavoratori in apposita consultazione.
4. Due livelli contrattuali che riducono l’autonomia dei lavoratori e dei sindacati di categoria
“Si confermano i due livelli di contrattazione. Il contratto nazionale di categoria e la contrattazione di secondo livello.”
L'accordo formalmente conferma i due livelli di contrattazione che erano già previsti con l'accordo del '93, cioè il contratto nazionale e quello di secondo livello (aziendale o territoriale) ma limita l’autonomia dei sindacati di categoria nazionali, territoriali e delle RSU nel formulare le richieste e sulle materie su cui poter esercitare la contrattazione.
5. Il contratto nazionale non ha più il compito di tutelare il potere d’acquisto
“Avrà durata triennale tanto per la parte economica che normativa. In sostituzione del tasso di inflazione programmata, si individuerà un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'IPCA (l'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L'elaborazione sarà affidata ad un soggetto terzo.”
Quanto chiedere di aumento salariale nel Contratto Nazionale non è più una scelta della categoria. Viene istituito un terzo soggetto (non identificato) al disopra delle parti che stabilisce quanti punti d’inflazione devono comporre la richiesta d’aumento. Il passaggio da due anni a tre anni per quanto riguarda gli aumenti del Contratto Nazionale, in assenza di un meccanismo certo di recupero è uno degli aspetti peggiorativi che riduce il valore reale delle retribuzioni.
L’inflazione che determina gli aumenti contrattuali non è mai quella reale ed un eventuale parziale recupero dello scostamento verrà comunque effettuato dopo 3 anni anziché i 2 previsti dalle norme in vigore.
Con queste nuove regole, il salario nazionale fissato dai Contratti Nazionali è sempre al di sotto dell’inflazione reale. L'accordo, infatti, stabilisce che i Contratti Nazionali dovranno avere come riferimento un indice “previsionale triennale” depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.
E’ utile ricordare che l’inflazione programmata non era più il riferimento condiviso tra le parti per rinnovare i Contratti Nazionali. Nel nostro ultimo rinnovo contrattuale, firmato a gennaio 2007, l’inflazione programmata proposta da Federmeccanica avrebbe portato un aumento di 66 euro mensili. L’accordo ha invece definito un aumento di 127 euro mensili.
Con questo accordo separato il Contratto Nazionale, anche nelle situazioni in cui l'economia ed il settore metalmeccanico attraverseranno andamenti positivi, non ha più la possibilità di essere uno strumento collettivo per consentire l'aumento reale delle retribuzioni. Nei fatti diventa una “gabbia” che programma la riduzione dei salari.
6. E nel settore del lavoro pubblico il taglio dei salari è ancora peggio
“Nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandato ai Ministeri competenti nei limiti della legge finanziaria… la base di calcolo sarà
costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto invariato per il triennio…l’eventuale recupero di scostamenti di inflazione avverrà nel triennio successivo tenendo conto del reale andamento delle retribuzioni del settore.”
La base di calcolo per definire il valore economico di un punto di inflazione è di fatto riferita ai soli minimi contrattuali e l’eventuale recupero del differenziale di inflazione può avvenire fino a 6 anni dopo.
7. Il recupero dell'inflazione reale non c’è, se e quanto recuperare non è più materia negoziale per la categoria
“Il recupero circa eventuali scostamenti tra inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata, verrà effettuata sempre al netto dei prodotti energetici importati. La verifica circa la significatività degli scostamenti registratisi sarà effettuata in sede paritetica a livello interconfederale.”
La verifica dello scostamento inflattivo non verrà più contrattato e definito dalle singole categorie sindacali, ma a livello interconfederale e solo nel caso le parti concordino che gli scostamenti siano significativi.
Così si depotenzia ulteriormente la funzione del contratto nazionale e il ruolo di contrattazione delle singole categorie sindacali.
8. Si vuole abbassare il valore punto per gli aumenti salariali del contratto nazionale
“Il nuovo indice previsionale sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle specifiche intese.” Questa formulazione, punta a mettere in discussione, anche il valore punto fissato nel nostro Contratto Nazionale a 18,82 euro.
Infatti, nelle linee guida di Confindustria, anche esse frutto di un’intesa separata, si indica che la base di calcolo per gli aumenti sia composta solo dai minimi contrattuali, sul valore medio degli scatti di anzianità, e sulle eventuali indennità fisse stabilite dai CCNL. Per la nostra categoria ciò equivarrebbe ad una riduzione del valore punto attorno ai 4 euro, in quanto non si terrebbe più conto del salario complessivamente contrattato ed erogato in azienda.
9. Previsto lo scardinamento del contratto nazionale
“Specifiche intese, direttamente nel territorio o in azienda, per governare situazioni di crisi, o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea singoli istituti economici o normativi dei contratti nazionali di lavoro di categoria. Viene introdotta la possibilità di derogare, quindi di non applicare il Contratto Nazionale, sia per la parte economica che normativa, in situazioni di crisi o per favorire sviluppo ed occupazione. Come se gli aumenti economici del Contratto o i diritti dei lavoratori, in alcune situazioni, siano il principale ostacolo allo sviluppo economico o la causa della crisi aziendale.
Si tratta di un attacco esplicito al valore universale del Contratto Nazionale, dei diritti nel lavoro e la conferma di una logica che punta ad una competitività tra le imprese tutta giocata sulla riduzione dei diritti e dei salari. Inoltre ciò porta il sindacato e i lavoratori in una situazione di possibile ricatto, in cui le imprese mettono l'occupazione e gli investimenti in alternativa agli aumenti e ai diritti sanciti dal Contratto
Nazionale.
10. Nessuna garanzia economica in caso di ritardo della firma dei contratti e trattative senza scioperi
“Per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le specifiche intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l'avvio e lo svolgimento delle trattative.
Al rispetto dei tempi e delle procedure è condizionata la previsione di un meccanismo che riconosca una
copertura economica dalla data di scadenza del contratto precedente. Saranno definite modalità per garantire l'effettività del periodo di “tregua sindacale” utile per consentire il regolare svolgimento del negoziato.”
La piattaforma sindacale unitaria richiedeva di far decorrere gli aumenti, in ogni caso, dal giorno della scadenza del vecchio contratto superando così le una tantum e l’indennità di vacanza contrattuale. L’accordo separato cancella l’indennità di vacanza contrattuale e vincola una eventuale e non meglio definita copertura economica (da stabilire nei Contratti Nazionali), al rispetto di tempi e procedure comprensive di effettivi periodi di tregua sindacale. In caso di crisi del negoziato è previsto l’intervento del livello confederale. Si tratta di un indebolimento dell'iniziativa del sindacato per rinnovare rapidamente e positivamente i contratti e contemporaneamente di una penalizzazione economica.
11. Si estende la bilateralità e si indebolisce la contrattazione
“La contrattazione collettiva nazionale o confederale può definire ulteriori forme di bilateralità per il funzionamento di servizi integrativi di welfare”
Tutte le intese separate fanno della costituzione di enti bilaterali tra associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali una delle novità più rilevanti. La scelta è precisa: la contrattazione tra le parti è sostituita dalla bilateralità la quale deve estendersi per sostituirsi ai diritti universali garantiti dallo stato sociale. E’ previsto che tali Enti intervengano su varie materie, anche sulle politiche attive per il lavoro e fino ad assumere il ruolo di certificazione delle assunzioni. Siamo ad un uso improprio e distorto della bilateralità che modifica nei fatti il ruolo e la funzione autonoma e contrattuale delle Organizzazioni Sindacali.
Nel ”libro verde” del Ministro del Lavoro ciò è illustrato con chiarezza e poi nel recente decreto “anticrisi” il Governo anziché, ad esempio, estendere la cassa integrazione a tutte le imprese e a tutte le tipologie d’assunzione, subordina il diritto pubblico del lavoratore al trattamento di disoccupazione ad una erogazione economica degli enti bilaterali, che secondo il governo tutti i contratti dovrebbero definire.
La Cgil ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale considerando tali norme incostituzionali.
12. Il contratto aziendale non viene esteso a chi è senza e viene indebolito per chi ce l'ha
“La contrattazione aziendale, di durata triennale, collega gli incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini della competitività nonché all'andamento economico delle imprese, concordati tra le parti. La contrattazione aziendale deve avere caratteristiche tali da consentire l'applicazione degli sgravi di legge.
… Salvo quanto già definito ai fini della effettiva diffusione della contrattazione di secondo livello i successivi accordi potranno individuare soluzioni idonee non esclusa l’adozione di elementi economici di garanzia o forme equivalenti concordate nei contratti nazionali”.
Non c'è nulla nell’accordo separato che favorisca l'estensione della contrattazione aziendale per i tanti lavoratori che ancor oggi ne sono esclusi. Eppure era uno degli obbiettivi principali della piattaforma sindacale unitaria: si richiedeva di fissare nei Contratti Nazionali una quota salariale certa da cui far partire la contrattazione aziendale ed invece tutto è rimasto come prima. Anzi chi non ha il contratto aziendale continua a rimanere senza ed ora con questo accordo separato lo stesso lavoratore si ritrova anche con un Contratto Nazionale ancora più debole. Inoltre, la contrattazione aziendale viene, di fatto, sempre più legata alla redditività dell'impresa, e vincolata esclusivamente agli sgravi fiscali e contributivi previsti dalla legge. Ciò significa impedire aumenti salariali strutturalmente a carico delle imprese. Ed inoltre il Governo ha mantenuto la defiscalizzazione per gli aumenti individuali unilateralmente erogati dall'impresa.
13. Conciliazione ed arbitrato
“Eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall’autonomia collettiva con strumenti di conciliazione ed arbitrato”.
E’ questa una negativa novità che molte volte Federmeccanica ha cercato di introdurre nel Contratto Nazionale senza mai riuscirci. Le controversie nella applicazione dei Contratti, compreso il rispetto delle regole comunemente definite, sono sempre stata materia di confronto e di gestione delle parti stipulanti e come tali così regolate dai Contratti Nazionali in vigore stipulati nel settore metalmeccanico.
Introdurre la conciliazione e l’arbitrato significa legittimare un terzo soggetto al disopra delle parti con poteri decisionali e sanzionatori che limita e mette in discussione l’autonomia contrattuale e di libertà nell’azione sindacale.
14. La rappresentanza senza democrazia
“Entro 3 mesi si dovranno definire nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva valutando le diverse ipotesi che possono essere adottate con accordo, ivi compresa la certificazione all’INPS dei dati di iscrizione sindacale”.
Per chi pensa di fare contrattazione, è importante porsi il problema della rappresentanza. Un accordo che non sia espressione della maggioranza dei lavoratori interessati, rischia di avere perlomeno una scarsa efficacia applicativa oltre che una dubbia legittimità.
La questione non si risolve però semplicemente certificando gli iscritti, perché avendo gli accordi un valore generale è l’insieme dei lavoratori iscritti e non che deve avere la possibilità di esprimersi per validare a maggioranza l’efficacia del singolo accordo che li riguarda.
Questo minimo diritto democratico è negato ai lavoratori quando tra le organizzazioni sindacali esistono opinioni diverse e questo produce la pratica degli accordi separati, in cui in ultima analisi sono le controparti a scegliere l’accordo a loro più conveniente.
Superare questa pratica e evitare divisioni tra le organizzazioni sindacali è possibile solo se si sancisce tra le organizzazioni sindacali che le piattaforme e gli accordi sono validi se approvati dalla maggioranza dei lavoratori interessati tramite voto referendario certificato e tale pratica diventa un diritto garantito da una specifica legge sulla rappresentanza.
15. Si comincia a limitare il diritto di sciopero
“Le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello, nelle aziende di servizi pubblici locali l'insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita.”
Le nuove regole intervengono in modo incostituzionale sul diritto di sciopero. Secondo chi ha sottoscritto l'accordo, lo sciopero non sarebbe più un diritto in capo al singolo lavoratore, ma solo delle organizzazioni a cui è stata riconosciuta la maggiore rappresentatività dei lavoratori.
IN CONCLUSIONE
Siamo in presenza di un vero e proprio stravolgimento del sistema contrattuale e dei diritti nel lavoro, di un accordo contro i lavoratori, la loro dignità che ne peggiora le condizioni materiali a partire da una ulteriore riduzione del salario. Governo e Confindustria pensano di uscire dalla crisi con un sistema industriale capace di competere solo riducendo salari diritti ed estendendo la precarietà.
La Fiom e la Cgil non ci stanno e chiamano i lavoratori a mobilitarsi e a pronunciarsi.
Proponiamo alle altre organizzazioni sindacali di promuovere assemblee nei luoghi di lavoro e
l’effettuazione di un referendum sull’accordo il cui esito sia vincolante per tutte le organizzazioni sindacali.
Invitiamo le lavoratrici ed lavoratori metalmeccanici ad aderire allo sciopero generale proclamato dalla fiom ed a partecipare alla manifestazione nazionale a Roma il 13 febbraio 2009 insieme ai lavoratori del pubblico impiego.
Difendiamo il Contratto Nazionale, il salario e l’occupazione.
Rivendichiamo al Governo e alla Confindustria una nuova politica d’investimenti, il blocco dei licenziamenti e la non chiusura di stabilimenti, l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le imprese e a tutte le forme di lavoro anche precarie.
Il Governo per bocca del Ministro del Lavoro ha dichiarato che “è il momento di superare tutte le forme di democrazia diretta”.
E’invece il momento di dire e di fare per difendere il lavoro ed estendere la democrazia nel nostro Paese praticandola a partire dai luoghi di lavoro.
FIOM-CGIL NAZIONALE
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In ogni caso, che sia almeno data la parola ai lavoratori attraverso un referendum perchè non è stato dato nessun mandato alle OO.SS. per trattare su questo nuovo modello contrattuale.
La vicenda della compagna Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi segna un arretramento disastroso al di là di ogni immaginazione per la sinistra ed in particolare per Rifondazione Comunista, partito nelle cui liste la ex deputata venne eletta nella scorsa legislatura. Si poteva pensare che con le elezioni della passata primavera si fosse toccato il fondo, ma ci si sbagliava.
La sola partecipazione al noto programma televisivo di una ex rappresentante -seppur da "indipendente"- eletta sotto le insegne di falce e martello sarebbe dovuto essere sufficiente (non tanto per le polemiche sulla inopportunità di fare il programma in Honduras, paese poverissimo) per un allontanamento dal partito.
Capita ora di leggere titoli trionfalistici su Liberazione, organo del partito. Capita di leggere sulla stampa gratuita le congratulazioni del Segretario Paolo Ferrero!
"La vittoria di Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi è una vittoria politica: nel senso del costume, dell'apertura mentale, dei modelli umani; non in senso stretto, non di partito. Vladimir è una persona che ha un elevatogrado di solidarietà, di fratellanza, di reciprocità con il prossimo, di eguaglianza; nello stesso tempo è una persona molto sensibile e molto attenta agli altri e alle dinamiche [alle dinamiche di che? bah forse è stato un taglio dei redattori-macchina]. E' un modello antropologico [sic!] molto positivo, dal mio punto di vista. Per quanto riguarda il suo futuro in Rifondazione Comunista, deciderà Vladimir... Lei ha declinato l'invito di candidarsi alle elezioni europee: mi aveva già manifestato l'idea di stare un passo indietro" [da City del 27 novembre].
Da rimanere allibiti! Si scambia per vittoria politica (addirittura "non nel senso stretto"!) quella che è una profonda sconfitta sul piano culturale della sinistra. Celebrando questa vittoria si celebra il trionfo devastazione culturale portata avanti strumentalmente da questa dall'egemonia neoliberista (in versione cafona italiana) della destra; questi degradati programmi televisivi sono funzionali allo stordinamento generale degli strati meno preparati culturalemnte e intellettualmente.
Forse chi - da sinistra - si rallegra per questo effimero successo pensa che si possa far passare un qualche messaggio di emancipazione tramite quello strumento di comunicazione, ma si sbaglia di grosso. Il messaggio è costituito dal contenitore stesso. Ogni parola ogni discorso in quel contesto è deformato, triturato e sicuramente compromesso. Il messaggio è la scenografia, la regia, la fotografia - che potremmo definire pornografica - i rossetti accecanti, i tacchi vertiginosi in studio, le inquadrature su metri quadrati di carne da esposizione. Come si può pensare che una vittoria in questo baraccone sia una vittoria politica?
Questo è anche il disastro culturale che ha portato la dirigenza del PRC, un partito che - almeno osservandolo dall'esterno - è una sommatoria disorganica di tanti pezzi di movimenti scorrelati (tutti temi importanti, sia chiaro), messi semplicemente uno accanto all'altro nella speranza che qualcosa di buono potesse venir fuori, senza un progetto complessivo, senza qualcuno che riuscisse a fare una sintesi portanto, in nome dell'apertura a candidature come quella di Luxuria.
Alla luce degli esiti dell'ultimo congresso c'è da rimanere veramente spiazzati dalle parole di Ferrero. Avevo capito che all'ultimo congresso avesse vinto una linea politica opposta a quella che aveva portato candidature di questo tipo, quella che rincorreva ogni partecipazione televisiva, una linea che si riproponeva di ripartire dal partito che tentava di riportare un po' di ordine mentale. E invece? Bah! Invece ancora mi pare un guazzabuglio di idee e di tendenze difficilmente districabili.
Con quale credibilità si può andare a chiedere il voto davanti ai cancelli di una fabbrica o in qualsiasi altro luogo di lavoro, quando si celebra il rincoglionimento dell'Isola dei Famosi? Il danno prodotto forse incosapevolmente è immenso.
Alcuni temi che in queste settimane avrei voluto affrontare ma che non ho avuto il tempo di scrivere. Magari tra qualche giorno.
- Uso politico della vicenda Alitalia come preparazione di uno scontro definitivo contro il sindacato ed in particolare contro la CGIL. Non che la vicenda sia accaduta per questo, ma è stata usata anche per questo con un risultato modesto per il governo nonostante la poco felice posizione iniziale della CGIL. Sottotitolo: corsi e ricorsi storici dei tentativi di spaccare il fronte sindacale, isolare e far fuori la CGIL, unico soggetto politico-sociale nel bene e nel male di massa rimasto in Italia.
- La nuova stagione dei movimenti studentenschi. Eccessi di autostima del "movimento". Il problema della rappresentanza, la tipica diatriba tra democrazia diretta e democrazia della delega. Il pericolo di cadere nell'antipolitca.
- La divertente vicenda della Presidenza della Commisione di Vigilanza della RAI e le beghe interne del PD. Sottotitolo: sarà mai possibile un partito politico che in termini organizzativi non sia leninista?
Con notevole ritardo pubblico un pensiero sulla manifestazione cosidetta "NoCav" di qualche settimana fa riprendendo un commento fatto su un post di Biz.
La miscela del populismo fondamentalmente di destra dipietrino e grillesco e del movimentismo borghese sterile della presunta intellighenzia di sinistra dei girotondi nausea profondamente.
Ho due obiezioni principali: una sul modo di intendere la politica - diciamo di forma ma che diventa di sostanza - e una sui contenuti.
Il problema di forma non è tanto il linguaggio dei comici o la presenza di questo o quel personaggio, ma la totale mancanza di una linea politica. Per fare una manifestazione politica non basta mettere insieme due slogan e chiamare qualche volto noto per attrarre pubblico; bisogna avere un concreto obiettivo politico che possa poi essere misurato. Bisogna conoscere i rapporti di forza - possibilmente prima - per sapere dove andare a parare nel caso di successo o di insuccesso della manifestazione stessa. Non si puo' sempre fare una battaglia in nome dei principi. Per di piu' perdendo sempre.
Ed invece si ripropone lo stesso tipo di manifestazione di sei anni fa del Palavobis sulla giustizia e sulla comunicazione, già perdente allora (anche se allora aveva una forma piu' politica), condita in salsa DiPietro e Grillo, pensando che basti gridare piu' forte e spararle sempre piu' grosse (tanto che lo stesso Di Pietro si e' dovuto dissociare da alcuni interventi della manifestazione stessa! Proprio un bel risultato politico) per aver ragione: proprio il modo di pensare, ragionare e agire della destra. Pur avendo una certa passione per le manifestazioni e per la piazza, quando sento dire che il vero popolo e' in piazza e non nei palazzi e che la piazza e' vera democrazia mentre il palazzo è solo torbida spartizione di potere mi vengono i brividi.
Anche se non sono un sostenitore del PD penso che Veltroni questa volta abbia fatto bene a non partecipare, al contrario di Ferrero e Diliberto.
Sui contenuti, sono d'accordo e non penso ci siano politici del PD o di sinistra che non lo siano: le leggi ad personam sulla giustizia sono scandalose, la questione del monopolio dell'informazione e della mancanza di liberta' nella comunicazione rimangono e si aggravano. Tuttavia penso che Di Pietro, Travaglio D'Arcais e compagni scambino una contraddizione secondaria per una primaria. Prima occorre capire le ragioni del consenso, quindi controbattere la politica Berlusconiana sul piano sociale-economico (possibilmente con una politica veramente alternativa alla destra nei modi e nei contenuti) e poi sciogliere i nodi della giustizia e dell'informazione. Prima la struttura e poi la sovrastruttura... o perlomeno insieme.
Le prime misure del governo Berlusconi a quanto pare saranno l'eliminazione dell'ICI, già fortemente ridotta dall'ultima finanziaria di Prodi (controllate sul sito dei vostri comuni quanto dovreste pagare), per la quasi totalità delle prime case e la detassazione delle parti variabili di salari e stipendi (straordinari e premi di risultato o di produzione). E come si fa ad essere contrari a manovre che abbassano o tolgono tasse? Ecco come.
ICI. L'eliminazione dell'imposta comunale sugli immobili rischia di essere una redistribuzione a favore dei ceti più ricchi.
Mettiamo che in un certo paese vi siano 100 cittadini, di cui 20 in affitto, 60 proprietari che pagano 100 euri di ICI e 20 che pagano 1000 euri. L'importo totale è 26000 euri. Questi soldi tornano ai cittadini sottoforma di servizi per un valore diciamo di 260 euri: anzi siccome i meno abbienti saranno più bisognosi di questi servizi mentre i più ricchi solitamente si rivolgono al settore privato, ai più poveri - almeno in linea di principio - verranno restituiti servizi per un valore superiore a 260. Ora se i 26000 vengono eliminati e non rimpiazzati da altre tasse, quei servizi vengono eliminati e chi è in affitto ci perde 260 e più, chi pagava 100 perde 160 e chi pagava 1000 ci guadagna 740!
Quindi la bontà della manovra dipende da come (o se) verrà rimpiazzata questa entrata: se sarà almeno proporzionale all'ICI non cambierà nulla, se verrà sostituita da una tassa "piatta" (o più "piatta" dell'ICI) i più poveri comunque ci perderanno. Per essere favorevole ai meno ricchi, bisognerebbe eliminare l'ICI della prima casa fino a - chessò - 25mq/persona e aumentare i restanti mq/persona, aumentare ICI per seconde case ecc.
Detassazione degli straordinari. Questa manovra, secondo i promotori, ha il duplice scopo di aumentare gli stipendi e salari e contemporaneamente aumentare la produttività. Nel medio e lungo periodo produrrà gli effetti opposti. Vediamo perchè.
Sulla produttività facciamo un passo indietro. Nei talk show televisi gli opinion maker si riempiono la bocca con la produttività, ma nessuno spiega in maniera semplice cosa sia la produttività. La produttività è semplicemente la quantità di beni (o servizi) prodotta nell'unità di tempo. Se aumento il tempo di lavoro aumento la quantità prodotta, ma non è detto che aumenti la produttività. Anzi. Il più delle volte è più facile che diminuisca perchè nelle ore eccedenti a quelle ordinarie le facoltà psico-fisiche del lavoratore diminuiscono con anche ovvie e non trascurabili conseguenze negative sulla sicurezza sul posto di lavoro. Quindi lavorare di più non aumenta la produttività.
Per quanto riguarda l'aspetto economico, questa misura favorirebbe solo quella parte di lavoratori che possono fare gli straordinari. Inoltre si genererebbe una lotta al ribasso: un nuovo lavoratore sarà disposto a ricevere uno stipendio più basso con la "garanzia" di fare straordinari, quindi nel lungo periodo sgli stipendi si abbasserebbero. Inoltre i lavoratori sarebbero sempre più ricattabili: se non fai questo o quello, se non la pensi in un certo modo non ti faccio fare gli straordinari. Anche i lavoratori con contratto a tempo indeterminato diventano in parte precari se il proprio salario diventa dipendente da un fattore flessibile controllato dal datore di lavoro. I lavoratori perderebbero progressivamente controllo del proprio tempo se saranno costretti a fare lo straordinario per avere uno stipendio decente. Ed è questo l'aspetto che considero più grave: il controllo del tempo è l'esercizio del potere di uno su un altro.
L'incentivo al lavoro straordinario, inoltre, porterebbe ad un'ovvia riduzione degli occupati: molto rozzamente (non è esattamente e matematicamente cos') possiamo dire che ogni 40 ore di straordinario è un posto di lavoro di una settimana in meno.
Infine, molto significativa è la posizione di Confindusria a tal proposito. La Marcegaglia (proprio oggi è morto un suo operaio nella fabbrica di Casalmaggiore) ha detto che sebbene questa misura vada "a tutto vantaggio dei lavoratori", "Condividiamo il provvedimento di detassazione degli straordinari". Ma guarda un po', chissà perchè?
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(nota aggiunta il 09/06/08)
Vorrei aggiungere una nota sui premi aziendali. Come è noto oltre agli straordinari verranno detassati anche i "premi" derivanti dalla contrattazione di secondo livello per - secondo i promotori - incentivare la produttività, per premiare i lavoratori più meritevoli. Occorre segnalare che la contrattazione di secondo livello, sebbene già prevista dagli accordi del luglio 93, è presente solo in una minoranza di aziende e riguarda non più del 30% degli addetti. Quindi anche nel settore privato la stragrande maggioranza dei lavoratori non avrebbe nemmeno la possibilità di godere di questi sgravi (e di questo bisognerebbe tenere conto quando si parla della rivisione dei modelli contrattuali).
Inoltre i giornali ed i politici spesso confondono questi premi con i premi di produzione. Sono invece Premi di risultato. Sembra solo una sottigliezza linguistica, ma dietro c'è una profonda differenza d'impostazione: il premio di produzione era strettamente legato alla quantità di beni prodotti: voi lavoratori dell'azienda X avete prodotto il 10% in più e allora vi viene elargito un premio di Y. Il premio di risultato dice: l'azienda ha aumentato gli utili del Y% e quindi il premio sarà di tot.
Ora nel secondo caso, in un'economia sempre più finanziarizzata, gli utili si possono aumentare anche tagliando il personale o spostando lo stabilimento dove costa meno o per qualche speculazione in borsa. Si può arrivare all'assurdo che i lavoratori per aumentare il premio debbano accettare di... di essere eliminati! Tutto ciò con l'aumento di produttività non c'entra proprio niente.
Inoltre l'aumento della produzione è/era controllabile, semplicemente contando i "pezzi" . Misurare oggettivamente i ricavi e gli utili presenta delle difficoltà: primo perchè non tutti i lavoratori hanno le capacità di "leggere" tra le pieghe e quindi di esercitare un pieno controllo su ciò che dice l'azienda. Per di più nelle aziende multinazionali l'aziende XYZ Italia facente parte del gruppo multinazione XYZ potrebbe fare 100 di utile, ma potrebbe girare questi utili al gruppo pagando qualche servizio fittizio. E così figurativamente l'utile andrebbe a 0 e così il premio!
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Per ulteriori letture sulla manovra sull'ICI leggi qui, sulla detassazione degli straordinari qui. (Quando va al governo Berlusconi mi tocca essere d'accordo con quelli della voce.info)
Il Signor B ha presentato il suo governo (ma i ministri non dovevano essere dodici o avevamo capito male?), con una bella novità: sparito il Ministero della Salute. Viva la Semplificazione.
Per iniziare ad affrontare l'analisi del crollo della Sinistra Arcobaleno ho raccolto i risulati di Rifondazione Comunista, PDCI e Verdi dal 92 ad oggi alle elezioni politiche ed europee. Il dato di Sinistra Democratica non essendo scorporabile in nessuna elezione non è stato considerato (sarebbe interessante capire quale possa essere stato il contributo - si fa per dire - di questa formazione).
Dai grafici si vede che quest'area di sinistra è stata nel corso 92-06, nonostante gli alti e bassi delle singole formazioni, abbastanza costante tra l'8 e l'11% In termini di voti assoluti quest'area rappresentava dai 3 ai 4 milioni di elettori. Oggi rappresenta poco più di 1 milione di cittadini: se ne sono andati quasi 3 milioni di elettori in soli due anni!
Per dare la dimensione di questo disastro, voglio ricordare che la sola Rifondazione, in una situazione simile all'attuale (se non peggiore) nel 2001, dopo la rottura con l'Ulivo del 98, dopo la scissione del PDCI, si presentò da sola per di più in sistema - il "mattarellum" - ancora più maggioritario di quello odierno e con una soglia del 4%. La prova venne superata il PRC passò con il 5%. Oggi le quattro formazioni non vanno oltre il 3,2%! Le ragioni di questo fallimento sono molteplici e a vari e diversi livelli. Cercheremo di analizzarli partendo da quelle più contingenti e superficiali per arrivare a quelle più profonde e di lungo periodo.
Il voto utile
Nella primavera scorsa i congressi dei DS e della Margherita hanno decretato lo sciogliemento dei rispettivi partiti ed hanno avviato la costituzione del Partito Democratico. Il PD sin dalle prime uscite dell'allora candidato segretario Veltroni ruppe con il disegno della larga alleanza di centrosinistra che a fatica aveva retto il governo Prodi.
Il PD prima ha rotto ogni ponte a sinistra e poi a chiesto agli elettori, illudendoli di una possibile vittoria antiberlusconiana di fatto impossibile, un voto utile e presentandosi come sola possibile alternativa al centrodestra. Ha tentato di posizionarsi al centro, ma i risultati dicono che nonostante il programma democratico fosse oltremodo moderato, il PD non ha recuperato un sol voto al centro ma invece ha fatto quasi il pieno alla sua sinistra.
La campagna elettorale è stata presentata come una scelta secca tra Berlusconi e Veltroni e gli italiani si sono comportati di conseguenza. A quei compagni che hanno votato PD nella speranza di non avere Berlusconi, vorremmo chiedere come pensano di costruire una qualche opposizione con i vari Calearo, Ichino, Colaninno. Mah?
Ma perchè il voto utile ha avuto tanta presa anche sull'elettorato di sinistra?
Il superamento della repubblica parlamentare
Non tutto è dovuto alla campagna martellante dei media. Invece riteniamo che ciò sia dovuto allo stravolgimento materiale della costituzione e delle istituzioni. Questi 15 anni di "seconda repubblica" e di maggioritario hanno svuotato il Parlamento delle sue prerogative tanto che Esso è diventato un ratificatore di leggi e non più il vero detentore del potere legislativo. Le elezioni, da qualche anno a questa parte, sono diventate nei fatti presidenziali, sebbene la legge dica diversamente. Allora un elettore un cittadino si chiede perchèdovrebbe votare un parlamentare che si candida esplicitamente a stare all'opposizione in Parlamento, se in Parlamento non si discute e non si decide di nulla. Se venti anni fa aveva ancora un senso portare in Parlamento una persona che rappresentasse le proprie istanze indipendentemente dalla sua collocazione rispetto al governo affinchè con il suo contributo nel dibattito parlamentare contribuisse a legiferare meglio, oggi questa dimensione è del tutto preclusa.
L’esperienza negativa di governo e l’impossbilità di rompere con Prodi
Perchè l’astensione? Molti si sono astenuti perchè hanno giudicato l'esperienza di governo è complessivamente negativa.
In politica economica, pur nella presenza di alcuni risultati positivi da evidenziare come un buon recupero dell'evasione fiscale, non si è riusciti mai a chiudere su qualche misura redistributiva. In politica estera, pur migliorandola rispetto al governo della destra con il recupero almeno della multilateralià le spese militari sono cresciute, e sul piano dei diritti dei cittadini immigrati e sul piano dei diritti civili - pur non essendo secondo me una questione centrale - beh,... lo sappiamo tutti come è andata. E le politiche ambientali? Non pervenute.
La sinistra, ed in particolar modo Rifondazione Comunista, si è trovata impossibilitata a rompere con il governo Prodi stante il ricordo degli anatemi del 98. Il PD ha presentato la Sinistra come la responsabile dei veti sull'azione di governo, mentre era vero assolutamente il contrario: le manifestazioni che si sono fatte, a cui a differenza del family day non hanno partecipato comunque ministri!, per supportare alcuni punti del programma dell'Unione e non contro!
Il potere mediatico dei giornaloni “democratici” ha fatto il resto. Il governo è caduto dal centro ma a dispetto di tutte le evidenze i parlamentari di sinistra sono stati dipinti come i più inaffidabili e come quelli che hanno fatto fallire l’azione di governo.
Detto questo, tuttavia, oggettivamente gli esponenti della Sinistra hanno la responsabilità di aver scelto una linea politica che ha portato niente o quasi niente di ciò che era stato promesso. Probabilmente non per loro colpa diretta, ma comunque per loro colpa politica dal momento che –come minimo - non hanno valutato correttamente i rapporti di forza per sostenere i punti più progressivi nell’azione di governo: ha avuto più peso Dini di cento parlamentari della fu Sinistra Arcobaleno!
Forma organizzativa e mancanza di credibiltà
Nonostante da alcuni anni (almeno dalla famosa manifestazione a difesa dell’articolo 18 promossa dalla CGIL nel 2002) esistesse un’area di sinistra più o meno omogenea, c’è voluta l’irruzione del Partito Democratico sulla scena politica perchè anche a sinistra si avviasse un processo di aggregazione. Tuttavia questo è avvenuto in ritardo e indotto dall’esterno. Nonostante il forte impulso della manifestazione del 20 Ottobre, la prima assemblea fu organizzata solo ai primi di dicembre! E poi con il precipitarsi della crisi di governo è stata fatta questo non meglio definito agglomerato che giustamente è stato percepito come un semplice cartello elettorale. Le candidature in mancanza di una struttura organizzativa comune sono state spartite tra le quattro formazioni sulla base del rispettivo (presunto) peso elettorale.
Proposta politica
Non solo la forma organizzativa è stata ritenuta poco credibile, ma anche la proposta politica. Dopo aver cercato di spostare gli equilibri dall’opposizione, dopo aver cercato di influenzare l’azione politica da dentro al governo e non aver ottenuto significati risultati in nessuno dei due casi, come potevano essere credibili le stesse (sostanzialmente) proposte politiche senza nemmeno che nessuno dei dirigenti o dei ministri si fosse dimesso?
La Sinistra l’Arcobaleno si è presentata come un nuovo soggetto su cui scommettere dopo il voto, un contenitore da riempire, un’alternativa tutta da costruire. Ma gli elettori vi hanno scorto il drammatico vuoto politico. E’ possibile definirsi forza alternativa senza mai indicare l’alternativa?
Si insiste sempre troppo sulla contaminazione delle “varie culture” di sinistra, ma quali sono queste varie culture? In fondo PRC, PDCI ed ancheSD sono in vario modo riconducibili ad una cultura marxista, rimangono i verdi: ma l’ecologismo può essere considerato una “cultura” a sè?
Mi pare che questa Sinistra, ma anche Rifondazione in tutta la sua storia, sia il tentativo di mettere insieme tanti pezzi di movimento, senza però fare un discorso orgnanico complessivo. Si mettono i vari conflitti le varie questioni (tutte giuste per carità) una a fianco all’altra, ma senza rincondurle ad una visione complessiva del mondo e della politica. Per proporre una società alternativa bisogna avere e indicare un’idea forte (ne avevamo parlato giusto un anno fa), bisogna praticare questa idea nei comportamenti di tutti i giorni, porsi degli obiettivi concreti anche a breve termine e non rimandare questa costruzione ad un futuro sempre indefinito.
E poi sarà anche giunto il momento di fare un bilancio di questa nuova stagione dei vari movimenti nati da Seattle in poi. Il mitico movimento dei movimenti. In quasi dieci anni di lotte, di alti e bassi, quali obiettivi hanno raggiunto? Hanno portato a casa qualcosa?
Nessuno aveva messo delle asticelle, ma in testa pensavo che se la Sinistra Arcobaleno avesse superato l'8% sarebbe stato un discreto successo, tra il 6% e il 7% appena il proprio dovere e sotto il 6% una sconfitta. Temevo la sconfitta pesante (gli ultimi sondaggi davano SA tra il 6 e il 7, ma solitamente i sondaggi sopravvalutano un po' le forze tipo PRC), diciamo sul 5%, ma non pensavo potesse mancare di superare la soglia anche alla Camera. Un disastro assoluto. A rincarare la dose voglio ricordare che nel 2006 PRC, PdCI e Verdi sommati avevano circa l'11%. La sola Rifondazione al Senato aveva il 7,5%! Qualcuno dirà era tutto un altro contesto. E' vero non è paragonabile. Allora ricordo che nel 2001 Rifondazione che veniva dalla rottura del 98, che aveva appena subito una scissione, che aveva ancor più di oggi tutte le tv i giornali contro riuscì a superare la soglia ed salvò la pelle con il 5%.
Più avanti si tenterà di abbozzare qualche analisi, per ora dico via tutti, via Bertinotti, Mussi, Diliberto, Pecoraro Scanio, Giordano. Via il simbolo e via anche il nome, se non altro perchè hanno portato veramente male. Ricominciare da zero.
Unica magra consolazione: forse la CGIL ricomincerà a esercitare il proprio ruolo indipendente.
ORE 22: l'affluenza a Cernusco sN è di 17251 elettori pari a circa il 72%
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ORE 19: Complessivamente in Italia l'affluenza alle 19 si attesta sul 48,7% in calo del 3,6%. Sebbene le regioni rosse, come sempre, siano quelle in cui più alta è l'affluenza (EmiliaR 58% è la regione con l'affluenza più alta) , le stesse regioni sono anche quelle dove il calo di affluenza è più grande, sintomo che l'astensione colpirà più a sinistra. A Mantova (città e provincia amministrate dal csx) il calo è del 5,34% (città) e 4,23% (provincia). Emilia, Toscana, Liguria, hanno cali di 4 punti (cioè più del calo nazionale). Brutti segnali per Uolter, ma anche per la Sinistra. Mi sbaglierò...?
A Cernusco SN alle ore 19 hanno votato 14412 elettori pari al 60% degli aventi diritto.
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ORE 12
A Milano affluenza molto più bassa: alle 12 ha votato il 14,84% degli aventi diritto per la Camera dei Deputati e il 15,53% al Senato.
ore 12 Il sito del comune dice che alle 12 a Cernusco hanno votato 5176 elettori, pari a oltre il 20%.
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E' arrivato il giorno delle elezioni. Ore 11 e 15. Seggio 11, Cernusco sul Naviglio (MI), scuole elementari Manzoni, c'è un buon via vai di gente, forse era appena finita la messa delle 10, una giovane suora entra veloce al seggio. Un cartello all’ingresso della scuola vieta l’uso dei cellulari all’interno del seggio. Preparo, allora il telefonino per depositarlo prima di votare. Dentro il seggio tre rappresentanti di lista del PDL: due giovani che leggono, con un po’ di spavalderia “il Giornale” mettendo bene in mostra il titolo d'apertura e uno un po’ anzianotto che cammina avanti e indietro. Appena fuori il seggio due militanti della Sinistra l'Arcobaleno con il loro bravo cartellino di riconoscimento. Rappresentanti del PD non pervenuti. Vedo che nessuno consegna il cellulare, non mi dicono niente e allora lo spengo e lo metto in tasca. Presento la tessera e la carta d’identità. Mi danno le due schede. Voto velocemente: non si sa mai che mi venga in mente di cambiare idea all’ultimo minuto. Annoto in testa l’affluenza scritta sulla lavagna: ore 11 17,7%.
Come ben sappiamo la partita alla Camera per ottenere la maggioranza è pressochè segnata; lo svantaggio del PD, tenuto conto anche della serie storica dal 94 in poi, appare incolmabile (anche se sembra che Berlusconi voglia far di tutto per perdere). L'attenzione dei media si sta spostando sempre più sull'esito delle elezioni del Senato, che prevedono un premio di maggioranza regionale. Il risultato nella camera alta sembra in bilico. Ma è veramente così?
Oggi è uscito un sondaggio di IPR Marketing per Repubblica che presenta quattro scenari diversi. In tutti e quattro gli scenari prevale l'equibrio delle due maggiori forze e solo in uno scenario il PDL avrebbe una maggioranza (ma di pochi voti). Ci sono alcune stranezze in questa ricerca. Perchè vi è una riga con la somma di PD, IDV e Sinistra? Forse gli amici democratici di IPR Marketing vorrebbero solo confondere
un po' le acque e far vedere dei numeri più vicini a quelli del PDL, ma Veltroni dovrebbe ricordare loro che quei numeri non si possono sommare. Subdolamente, poi, per creare ancora un po' di fumo, si fa la differenza tra il PDL e tutto il resto dell'opposizione (ma saranno tre opposizioni distinte Sinistra, PD-IDV, UDC).
Ma la cosa strana di questi quattro scenari è che la variazione della Sinistra l'Arcobaleno così come dell'UDC è nulla. La sinistra otterrebbe sempre 18 senatori (praticamente il massimo verosimilmente ottenibile) e l'UDC 13 o 14.
Ma cosa accadrebbe se la Sinistra e l'UDC non riuscissero a superare l'8% in gran parte delle regioni?
Altri quattro scenari, secondo me, più realisti sono stati fatti dal Messaggero qualche giorno fa (puoi scaricare le tabelle e un commento del Manifesto qui).
Da questa indagine risulta che più è polarizzato il voto (con SA e UDC sotto l'8% in tutte le regioni tranne che in Toscana per la Sinistra e in Sicilia per l'UDC) più la distanza in termini di seggi tra il PDL e il PD risulta maggiore.
In questi scenari il PDL avrebbe la maggioranza assoluta se la Sinistra superasse l'8% solo in Toscana.
Quindi, anche nell'ottica del voto contro Berlusconi, è meglio votare per la Sinistra Arcobaleno... che almeno non parteciperà alla grande ammucchiata.
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Una aggiunta sulla disinformazione dei giornaloni che tifano per il voto utile e sperano nella grande coalizione.
Ieri sul Corrierone l'ex maoista Mannheimer commentando i sondaggi al senato concludeva che
È importante sottolineare un dato che può apparire tecnico: nelle regioni ove supereranno l’8% queste forze toglieranno senatori al perdente tra i due partiti maggiori, PD o PDL, ciò che non accadrebbe se non raggiungessero la soglia in questione. Infatti, il vincente tra PD e PDL avrà senz’altro i seggi senatoriali derivanti dall’applicazione del premio di maggioranza, anch’esso computato a livello regionale. I seggi restanti saranno divisi tra il soccombente tra i due maggiori partiti e, eventualmente, le altre forze che supereranno l’8% e che quindi entreranno nella spartizione della "torta" residua.
Ma non è detto che se le due forze minori superassero la soglia dell'8% toglierebbero voti al solo partito grande e perdente. E' vero che il vincente, anche nelle sue migliori regioni, avrà meno del 55% (che grosso modo corrisponde al premio di maggiornaza), ma nel computo dei seggi devono essere presi in considerazioni solo i partiti che abbiano superato 8%. Ad esempio in Lombardia in uno degli ultimi sondaggi il PDL + lega è sul 50,6 il PD +IDV al 31% e Sinistra Arcobaleno e UDC sotto l'8%. Con questi voti il PDL avrebbe circa il 62% dei voti "validi" e il PD 38%. Quindi il PDL prenderebbe 29 senatori, ovvero più del premio di maggioranza che è di 26.
Mettiamo invece che SA sia un po' sopra l'8%, abbassiamo un po' il PDL al 48% e PD al 30%. I voti "validi" sarebbero l'86%. Sa avrebbe il 9,3% dei seggi, PDl (55,8) e PD (34,8). Quindi il PDL otterrebbe 26 seggi, il
PD 16 e la sinistra 5.
Quindi la Sinistra sottrarrebbe 3 seggi al partito di maggioranza (PDL) e 2 a quello grande di minoranza (PD).
Lucia Ciman Calearo, mamma di Massimo, 75 anni portati alla grande, direttrice del personale, o come si dice HR director, della Calearo SpA con «l'orgoglio di non aver avuto una sola vertenza» è rimasta scioccata dalla decisione del figlio di scendere in politica.
-Perché Massimo non era proprio di sinistra, per quanto spostata al centro.
-«In effetti quando ha iniziato a votare, votava liberale. Ma sa cos'è... Non credevo nemmeno che cadesse il governo, figurarsi se pensavo a lui in politica. Anche se, negli ultimi cinque-sei mesi, ogni volta che tornava da Roma mi diceva: "Mamma, la casta sta peggiorando". E io qualcosa nell'aria avevo cominciato a sentirla».
- Il sospetto diventa certezza con lui che le dice: vado con il Pd. Lei cosa gli ha risposto?
- «E' stato uno choc. Per me e per mio marito, che non l'ha presa proprio bene. Poi si è documentato e ha capito».
In occasione del centenario della festa dell'8 Marzo, qualcosa di nuovo ma anche di antico. Una proposta di inno per la Sinistra; c'è tutto: l'emancipazione femminile, l'emancipazione del lavoro, la giustizia sociale contro lo sfruttamento. E per riprenderci alcune parole: la lega, il socialismo, la libertà.
Sebben che siamo donne,
Paura non abbiamo:
Per amor dei nostri figli,
Per amor dei nostri figli;
Sebben che siamo donne,
Paura non abbiamo,
Per amor dei nostri figli
In lega ci mettiamo.
A oilì oilì oilà e la lega la crescerà
E noialtri socialisti, e noialtri socialisti
A oilì oilì olià e la lega la crescerà
E noialtri socialisti vogliamo la libertà .
E la libertà non vien
Perchè non c'è l'unione:
Crumiri col padrone
Son tutti da ammazzar.
A oilì oilì oilà ...
Sebben che siamo donne,
Paura non abbiamo:
Abbiamo delle belle buone lingue
E ben ci difendiamo.
A oilì oilì...
E voialtri signoroni
Che ci avete tanto orgoglio,
Abbassate la superbia
E aprite il portafoglio.
A oilì oilì oilà e la lega la crescerà
E noialtri socialisti, e noialtri socialisti
A oilì oilì olià e la lega la crescerà
E noialtri socialisti i voroma vess pagà .
Un ringraziamento a www.ildeposito.org, archivio di canti di protesta politica.
Buon 8 Marzo.
Dopo l'ennesima strage sul lavoro il Presidente del Consiglio Romano Prodi (Partito Democratico) si sveglia e assicura per giovedì il decreto legge per attuare il testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Ma il ministro del Lavoro Cesare Damiano (Partito Democratico) lamenta la resistenza di Confindustria, la stessa di Matteo Colaninno (Partito Democratico), ma anche di Massimo Calearo (Partito Democratico) e di Maria Paola Merloni (Partito Democratico). Confindustria insiste: «L'aggravamento delle sazioni è inaccettabile». La chiamano cultura imprenditoriale. Democratica s'intende.
Ieri Walter Veltroni ha presentato tre nuovi candidati nelle liste del Piddì: l'operaio della ThyssenKrupp scampato al rogo, un'operatrice di call center e una lavoratrice di una ASL piemontese. "Il PD è il Partito del lavoro" (che per inciso fa PDL) ha detto Uolter. Ma perchè per impegnare il governo a destinare il tesoretto alla riduzione delle aliquote per i lavoratori dipendenti - cosa già prevista dalla finanziaria 2008 - c'è voluto un ordine del giorno della Sinistra l'Arcobaleno in senato? Ecco il voto utile.
Per ora ho letto solo le "slide" di presentazione del programma del PD. E mi è bastato.
Le pagine introduttive
1. L’Italia del PD sceglie il multilateralismo: per le missioni internazionali di pace, contro il riarmo convenzionale e nucleare; per i diritti umani, contro il riscaldamento globale
2. Per l’Europa massima possibile, non per quella minima indispensabile
3. Per il Mediterraneo hub politico ed economico mondiale
4. Per il rafforzamento dell’amicizia con gli Stati Uniti. Europa e Stati Uniti assieme rendono tutto più facile e possibile
E i punti in fondo? E cosa vuol dire "Per il Mediterraneo hub politico ed economico mondiale"? L'Europa massima possibile? Ma come parli?
Il METODO:Nel 1993 l’Italia si salvò dalla crisi economica grazie ad un patto per la stabilità economico-finanziaria.Oggi serve un nuovo patto per la crescita della produttività totale dei fattori.
La produttività totale dei fattori? E cosa vuol dire? Si intende la produttività dei lavoratori delle fattorie? O forse si intendendeva la crescita dei fattori che migliorano la produttività? Mah?
E passiamo alle azioni.
Mezzo punto di PIL in meno di spesa corrente primaria nel primo anno; un punto nel secondo, un altro punto nel terzo. Come? • Benchmarking sistematico e generalizzato ... • No a spoils system e automatismi, si alle centrali di acquisto
Ma chi le ha scritte queste "slide"? Un giovane consulente della comunicazione "alle prime armi"? Benchmarking sistematico e generalizzato? Bisognava proprio scivere "spoils system"? Ricordiamo, poi, che la "s" inglese del plurale in un testo italiano deve essere omessa: si dice - se proprio non si resiste - "i file" e non "i files", si dice "i manager" e non "i managers" e quindi "spoil" e non "spoils".
Migliorare il “forfettone” per le piccolissime imprese
Fortunatamente hanno avuto la decenza di mettere le virgolette, ma fa schifo ugualmente.
Ed ecco che cade nel classico errore (vedi sopra) del subculturato...
Più impianti di rigassificazione e infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas, garantendo la loro terzietà rispetto ai competitors
Estendere a tutti i lavoratori delle tutele fondamentali
Quindi dobbiamo intendere che solo alcune tutele fondamentali debbano essere estese a tutti?
E ancora... un grande sforzo per l’edilizia pubblica e per il social housing
Entro il 2013 occorre portare la rete delle infrastrutture e dei servizi a dimezzare il gap accumulato rispetto al Centro-Nord.
Ed infine. A pagina 35, più apostrofi per tutti... e una maiuscola non si nega a nessuno:
"Subito, nuove regole per il Governo della RAI: una Fondazione e un’Amministratore unico."
In polemica con Bertinotti Walter Veltroni si chiede se siamo nel 2008 o nel 1953. "Può una persona ragionevole sostenere che se si porta un operaio in lista e, quindi, in Parlamento, poi non puoi candidare anche un imprenditore?". Così, durante la registrazione di TV7, Walter Veltroni, replica a Fausto Bertinotti che, commentando la candidatura di Matteo Colaninno e quella dell'operaio scampato al rogo della Thyssen, Italo Boccuzzi, ha sostenuto che 'dei due uno è di troppo'. (repubblica.it)
Caro Uolter, forse non hai capito bene. Quello di troppo - nel PD - è l'operaio. E poi cari amici di Repubblica prendete nota: Boccuzzi si chiama Antonio.
Accordo Pd-Pdl: niente par condicio. Gli esponenti del Partito democratico e del Popolo delle libertà hanno approvato, in Commissione parlamentare di vigilanza, un emendamento al testo di regolamento sulla par condicio televisiva che elimina «la parità di accesso» di tutte le forze politiche in campo per le prossime elezioni politiche in tutti i programmi di informazione, compresi i telegiornali e i programmi di approfondimento giornalistico. Bella democrazia, bella libertà.
Il blogger Biz qualche giorno fa dava quasi per certo il fallimento di qualsiasi accordo tra Pd e radicali.
Per me, i Radicali, dietro una parvenza progressista, sono i rappresentanti delle politiche più abiette che ci possano essere. Pensateci: politica estera: praticamente dei Bushiti; Politica economica: è da decenni che cercano di far votare referendum nell'intento di spogliare i lavoratori di qualsiasi diritto.
Ieri notte, invece, dopo una riunione di sette ore, i vertici del Partito Democratico ed i leader dei radicali hanno raggiunto un accordo. I radicali entreranno nelle liste del PD (pare siano stati riservati 9 posti) ed in caso di vittoria, un posto da ministro. I sondaggisti pensano che i radicali valgano 400mila voti. Ma quanti ne perderà il PD per questa scelta?
Caro Biz, non ti resta che votare la Sinistra. Ci sarà qualche "laicista" da digerire, ma almeno non ci sarà chi vorrebbe spogliare i lavoratori di qualsiasi diritto.