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giovedì, 17 settembre 2009

Ancora una notarella sul caso INNSE

Ancora una noterella sul caso INNSE. Dopo il risultato positivo della vicenda (anche se non è proprio finita perchè l'acquirente, il gruppo Camozzi, si è riservato un certo tempo per arrivare ad un testo definitivo) tutti, anche da destra, si sono detti soddisfatti per il felice esito. Meglio così,

In agosto ho letto l'intervista a Bertinotti pubblicata su Repubblica. E mi trovo in disaccordo su molti punti. Da questa intervista emerge che l'elemento deciso della soluzione della crisi sia stato l'effetto mediatico degli operai saliti sul carroponte.

E' sicuramente vero che questa azione eccezionale ha "bucato" il video ed è stata molto importante per il raggiungimento del risultato, ma non credo che sia stato l'elemento decisivo. Penso che la vittoria sia giunta per la determinazione assoluta di tutti gli operai a difendere il proprio lavoro, anzi il proprio mestiere, per la coscienza di classe - scusate per il termine vetero - che si è creata tra quegli operai e non perchè si sia formata un'opinione pubblica favorevole a quell'esito. Hanno vinto perchè nessuno per 15 mesi ha mollato accettando contropartite economiche che avrebbero potuto facilmente arrivare (25 di loro sono anche vicini alla pensione) E questa coscienza e questa determinazione non è molto comune e non è facilmente replicabile in altre situazioni.

Queste interpretazioni "alla Bertinotti" possono essere pericolose, perchè ci possono illudere che basta sfondare sul piano mediatico per ottenere i risultati. Non è così. Si confonde una contraddizione secondaria per quella primaria.

Se fossero stati tecnici o impiegati informatici o dei servizi, di quesi 49 lavoratori sicuramente 10 avrebbero accettato un accompagnamento alla pensioni, qualche altro uno scivolo più o meno d'oro e qualcun altro avrebbe accettato un lavoro simile da qualche altra parte. E allora non ci sarebbe stato nessun carroponte che tenesse!

In situazioni molto meno traumatiche, nelle società di servizi, di informatica, di telecomunicazioni e simili quando si verificano processi di "ristrutturazione" i lavoratori fanno la fila per ottenere gli "scivoli" - l'esodo incentivato - per magari andare a fare tutt'altro lavoro, mostrando in questo modo, dal loro punto di vista, che, a differenza degli operai INNSE, tutto ha un prezzo e può essere comprato. Questo tipo di lavoratore, a differenza dell'operaio, non si identifica con il proprio mestiere; l'operaio dice sono un operaio, mentre il tecnico informatico o il consulente dirà io faccio questo o quell'altro. Il problema è che pensano di risolvere i problemi sempre individualmente ma non capiscono che in media nel medio e lungo termine le condizioni di lavoro e di remunerazione si abbasseranno irremediabilmente.
Invece il problema dei sindacati ed in genere della sinistra è che questo tipo di lavoratori sono largamente maggioritari. Gli operai della INNSE sono purtroppo una minoranza.

di cinghiosff | 16:13 | Link | commenti (1)
lavoro, sinistra


mercoledì, 05 agosto 2009

Non sono un vuoto a perdere. Una risposta a Ichino sui riti stanchi alla INNSE

Oggi il senatore del PD Ichino ci parla dalle colonne del Corrierone dei riti stanchi degli operai della INNSE e di come questi siano stati traditi da un sindacato vecchio e ottuso.(ma guarda un po' che bella novità). Può anche darsi che la storia di questi giorni sia un copione già visto mille volte e che il sindacato sia fuori dalla realtà: vuoi che non si trovi la soluzione per 49 operai di cui 25 già vicini alla pensione? E vuoi che i padroni non abbiano già fatto una proposta economica?
Dice Ichino "se l’operazione sarà gestita bene, nel giro di sei mesi o un anno i lavoratori saranno tutti appropriatamente ricollocati e ampiamente indennizzati, con un costo accettabile per l’impresa". Ma il punto sta proprio qui: questi operai sono determinati a ribadire che l'imprenditore non può fare e disfare come e quando gli pare, che non tutto si può comprare! Non si può comprare la dignità delle persone!

Si segnala anche questa bella risposta pubblicata su Operai Contro (associazione e rivista molto vicina agli operai INNSE),

Qui alcune immagini del paesaggio post-industriale della zona Lambrate via Rubattino. A vederli dalla tangenziale est questi capannoni fanno impressione: immensi e quasi tutti diroccati. A vederli sembra quasi impossibile che ci sia un sito produttivo fino a pochi mesi fa.


di cinghiosff | 21:40 | Link | commenti
lavoro, sinistra, pd


martedì, 28 luglio 2009

Verso il congresso o quel che è. Capitolo Organizzazione

Seguendo la traccia indicata da Padoa Schioppa sul corrierone, passiamo alla seconda questione: l'Organizzazione.

A quanto pare i due principali sfidanti hanno due idee diverse, su questo punto: estremizzando un po' si può dire che
Uno vuole continuare sul tipo di organizzazione già delineato da Veltroni. Un partito "leggero" (ma anche un po' "radicato"), costruito a cui si possa aderire anche non iscrivendosi (ma anche sì)
L'altro vuole il ritorno ad un partito più tradizionale, più strutturato e più territoriale.

Facciamo un passo indietro e vediamo cosa dice wikipedia alla voce "Centralismo democratico", una "best practice" delle forme organizzative partitiche..

Centralismo democratico è il nome dato ai principi di organizzazione interna usati dai partiti politici leninisti, e il termine è qualche volta usato come un sinonimo per qualsiasi politica leninista all'interno di un partito. L'aspetto democratico di questo metodo organizzativo consiste nella libertà dei membri del partito di discutere e dibattere su politica e direzione, ma una volta che la decisione del partito è scelta dal voto della maggioranza, tutti i membri si impegnano a sostenere quella decisione. Quest'ultimo aspetto rappresenta il centralismo. Come lo descriveva Lenin, il centralismo democratico consiste in "libertà di discussione, unità d'azione".

Gli statuti delle organizzazioni leniniste avevano definito i seguenti principi-base del centralismo democratico:

1. Carattere elettivo e revocabile di tutti gli organi di partito dalla base al vertice.
2. Tutti le strutture devono rendere conto regolarmente del loro operato a chi li ha eletti e agli organi superiori.
3. Una rigida e responsabile disciplina nel partito, subordinazione della minoranza alla maggioranza.
4. Libertà di critica e autocritica all'interno del partito.
5. Le decisioni degli organi superiori sono vincolanti per gli organi inferiori.
6. Cooperazione collettiva di tutti gli organi al lavoro e alla direzione, e contemporaneamente responsabilità individuale di ogni membro del partito sul proprio operato.

Detto questo, in termini organizzativi, è possibile un partito non leninista? A me pare che tutte le possibili varianti siano solo tentativi mal riusciti di scopiazzare questo tipo di organizzazione. Si può cambiare nome al Segretario Generale, si può cambiare nome al Comitato Centrale (Comitato Politico, Consiglio Nazionale, Assemblea Nazionale,...) ma in tutte le organizzazioni più o meno serie c'è un congresso ogni tre-quattro-cinque anni che decide la linea strategica, tra un congresso e l'altro l'organo collegiale eletto ha le funzioni di direzione politica e infine c'è una Segreteria che, come dice la parola, ha funzioni esecutive. E' tutto abbastanza semplice, non vedo perchè complicare e sabotare con questo modello democratico e razionale di organizzazione con con diversi livelli di appartenenza (iscritti, elettori iscritti all'albo, elettori), con uno statuto che vuole tenere dentro (a livello di idee organizzative) tutto e il contrario di tutto.

Come dice ancora wikipedia...
A ben guardare, il centralismo democratico viene adottato attualmente nel governo di quasi tutti gli enti nei paesi democratici, dove si prevede che i ministri, o assessori, una volta presa una decisione all'interno dell'organo, devono difenderla senza mostrare eventuali fratture interne fra maggioranza e minoranza. I ministri dissenzienti devono in genere dimettersi, potendo ovviamente manifestare il proprio dissenso dopo le dimissioni. Questo potere di dimissioni è alla base della democrazia parlamentare.


L'unica vera alternativa a questo modello è il movimento d'opinione costruito con un rapporto diretto tra il capo e le masse, in stile Berlusconi, Grillo Di Pietro oppure come movimento d'opinione per singoli temi, in stile Radicali o in stile Verdi. O ancora il movimentismo assembleare incocludente. Ma questi più che Partiti sono appunto movimenti. E non è questo che ci aspettiamo dal Partito Democratico. Vero?

Un grande atto pratico è stata la fusione tra i DS e la Margherita. La scissione è finita. Il proletariato democratico e il suo partito devono essere uniti. Rimane un compito importante, serio e di grande responsabilità: applicare di fatto i principi del centralismo democratico nell'organizzazione del partito, svolgere un lavoro costante affinché la cellula organizzativa fondamentale del partito sia costituita di fatto, e non a parole, dalle organizzazioni di base, affinché tutte le istanze superiori siano effettivamente elettive, responsabili e revocabili. Con un lavoro tenace bisogna costituire un'organizzazione che comprenda tutti gli operai socialdemocratici coscienti e viva una sua vita politica autonoma. L'autonomia di ciascuna organizzazione del partito, riconosciuta finora per lo più sulla carta, deve essere e sarà realizzata praticamente. Bisogna eliminare e sarà eliminata la lotta per le cariche, la paura dell'altra "frazione". Dovremo avere di fatto delle organizzazioni uniche, in cui si sviluppi la lotta ideale delle diverse correnti del pensiero socialdemocratico. Non sarà facile ottenerlo, non l'avremo di colpo. Ma il cammino è tracciato, i principi sono proclamati, e noi dobbiamo assicurare l'integrale e coerente realizzazione di questo ideale organizzativo.

di cinghiosff | 09:51 | Link | commenti
politica, sinistra, pd


giovedì, 23 luglio 2009

Verso il congresso, o quel che è. Capitolo Ideologia: I tre Miti

Qualche giorno fa Padoa Schioppa (e che c'entra) ha giustamente posto l'attenzione su quattro questioni, anzi direi addirittura quistioni, che il Congresso dovrà affrontare: Ideologia, Organizzazione, Linea politica, Leadership.

Bene, proviamo a partire dalla prima riproponendo una vecchia - ma non troppo - canzone leggermente rivista (potrebbe andare bene anche come Inno). Altro che nuovo...

I Tre Miti (I Nomadi)


Quelli che son stati adolescenti insieme a me,
e di anni ne hanno almeno sessantaatrè,
avevano tre miti nel sessanta o giù di lì:
il sesso, il socialismo ed il PCI.

Magari la ragazza c'era chi l'aveva già
ma sogni rosa e petting a metà.
Il sesso quello vero era tutt'altro era lontano,
Hugh Heffner o la storia di un mio amico.

Ma poi poco alla volta ce lo siamo conquistato,
il tabù infranto c'è chi si è sposato.
Lavoro, figli, alcuni divorzio infine libertà
ma ormai fuori dal mito e fuori età.

E ritorniamo indietro a quei vent'anni o giù di lì,
vediamo la faccenda del PCI.
Io fortunato ci son stato sopra a quell'età
perchè ad un mio amico lo comprò papà.

E dopo tanti anni ce l'ho avuto pure io,
un PCI vero proprio tutto mio.
Magari certo è usato ed anche arrugginito
e soprattutto ormai fuori dal mito.

E c'è chi tra di noi ha abbandonato l'avventura
per noia, opportunismo o per paura.
E chi non l'abbandona ma non capisce cosa sia
per troppa fede o per poca ironia.

E c'è chi come me, tra sessantotto e masochismo,
è ancora lì che aspetta il socialismo.
Arriverà stiam certi, sarà euro- o dal volto umano,
speriamo che non sia di seconda mano.


http://www.youtube.com/watch?v=wFETKKbBrFw


lunedì, 02 febbraio 2009

Quale sistema elettorale per le Europee?

Riguardo alle ultime polemiche sulla modifica della legge elettorale per le elezioni Europee, penso che le posizioni dei partiti della sinistra ormai extraparlametari siano un po' esagerate: uno sbarramento al 4% non implica necessariamente un golpe o un attentato alla democrazia. Rischiano una figura patetica e di mostrano scarsissima autoconsiderazione se non pensano di superare uno sbarramento simile. E' evidente la paura di questi partiti di perdere i pochi agganci rimasti con le istituzioni e i relativi finanziamenti.

Tuttavia condivido le ragioni. Quale necessità politca c'è di cambiare la legge elettorale per le europee a pochi mesi dalle elezioni?

A livello teorico il sistema più democratico e rappresentativo è un sistema proporzionale puro. Tuttavia molto spesso in nome di una presunta governabilità (tutta da dimostrare) si inneggia ad un sistema maggioritario o almeno ad uno proporzionale con uno sbarramento per evitare un'eccessiva frammentazione. Di tutte queste ragioni, nel caso delle elezioni europee non ne rimane una. Infatti il parlamento europeo non deve formare o sostenere alcun governo, non ci sono maggioranze da comporre. Quindi che problema c'è ad avere parlamentari che provengono da molti partiti? Se il sistema teoricamente più democratico è utilizzabile anche praticamente, perchè non usarlo?

L'unica ragione sensata da parte del Partito Democratico è quella di racimolare tutti i voti possibili a sinistra ripresentando lo schema del voto utile. Un risultato sotto il 25% - risultato realistico secondo gli ultimi sondaggi - per il PD sarebbe catastrofico per Veltroni e la sua segreteria e forse per l'intero partito.

I dirigenti, si fa per dire, del PD sostengono che una rappresentanza frammentata partiticamente depotenzia la rappresentanza italiana, senza vedere che la credibilità dei rappresentanti italiani è minata da ben altre "qualità" e da ben altri personaggi che non i membri delle piccole formazioni. Inoltre non è che votiamo la rappresentanza italiana nel parlamento europeo, ma dei rappresentanti che insieme ad altri politici europei vanno a formare dei gruppi parlamentari omogenei per idee, non omogenei per nazionalità: c'è il gruppo parlamentare dei socialisti, non quello degli italiani: quindi a maggior ragione la scusa della frammentazione non ha alcun senso! Può darsi che il tal partito in Italia abbia l'1% ma potrebbe andare in un gruppo parlamentare europeo tutt'altro che irrisorio: perchè sbarrare questo seppur modesto contributo ad una causa europea più consistente? 

Portando avanti il ragionamento, però, ha senso presentare liste diverse i cui eventuali eletti vanno a comporre il medesimo gruppo parlamentare? Non sarebbe logico, in linea di massima, avere in tutti i paesi  le stesse liste, che poi dovrebbero corrispondere grosso modo ai gruppi parlamentari. Il PRC e il PDCI attulamente fanno parte dello stesso gruppo europeo il GUE/NGL: ha senso presentare due liste? Capisco che la linea che è uscita dal congresso del PRC abbia sancito che si debba correre sotto il solo simbolo del PRC, ma non è proprio possibile una lista comune? Ad ogni modo sempre preferibile due partiti che vanno nello stesso gruppo che il contrario!


lunedì, 01 dicembre 2008

L'isola, Luxuria e ciò che rimane di Rifondazione

La vicenda della compagna Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi segna un arretramento disastroso al di là di ogni immaginazione per la sinistra ed in particolare per Rifondazione Comunista, partito nelle cui liste la ex deputata venne eletta nella scorsa legislatura. Si poteva pensare che con le elezioni della passata primavera si fosse toccato il fondo, ma ci si sbagliava.

La sola partecipazione al noto programma televisivo di una ex rappresentante -seppur da "indipendente"- eletta sotto le insegne di falce e martello sarebbe dovuto essere sufficiente (non tanto per le polemiche sulla inopportunità di fare il programma in Honduras, paese poverissimo) per un allontanamento dal partito.

Capita ora di leggere titoli trionfalistici su Liberazione, organo del partito. Capita di leggere sulla stampa gratuita le congratulazioni del Segretario Paolo Ferrero!

"La vittoria di Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi è una vittoria politica: nel senso del costume, dell'apertura mentale, dei modelli umani; non in senso stretto, non di partito. Vladimir è una persona che ha un elevatogrado di solidarietà, di fratellanza, di reciprocità con il prossimo, di eguaglianza; nello stesso tempo è una persona molto sensibile e molto attenta agli altri e alle dinamiche [alle dinamiche di che? bah forse è stato un taglio dei redattori-macchina]. E' un modello antropologico [sic!] molto positivo, dal mio punto di vista. Per quanto riguarda il suo futuro in Rifondazione Comunista, deciderà Vladimir... Lei ha declinato l'invito di candidarsi alle elezioni europee: mi aveva già manifestato l'idea di stare un passo indietro" [da City del 27 novembre].

Da rimanere allibiti! Si scambia per vittoria politica (addirittura "non nel senso stretto"!) quella che è una profonda sconfitta  sul piano culturale della sinistra. Celebrando questa vittoria si celebra il trionfo devastazione culturale portata avanti strumentalmente da questa dall'egemonia neoliberista (in versione cafona italiana) della destra; questi degradati programmi televisivi sono funzionali allo stordinamento generale degli strati meno preparati culturalemnte e intellettualmente.

Forse chi - da sinistra - si rallegra per questo effimero successo pensa che si possa far passare un qualche messaggio di emancipazione tramite quello strumento di comunicazione, ma si sbaglia di grosso. Il messaggio è costituito dal contenitore stesso. Ogni parola ogni discorso in quel contesto è deformato, triturato e sicuramente compromesso. Il messaggio è la scenografia, la regia, la fotografia - che potremmo definire pornografica - i rossetti accecanti, i tacchi vertiginosi in studio, le inquadrature su metri quadrati di carne da esposizione. Come si può pensare che una vittoria in questo baraccone sia una vittoria politica?

Questo è anche il disastro culturale che ha portato la dirigenza del PRC, un partito che - almeno osservandolo dall'esterno - è una sommatoria disorganica di tanti pezzi di movimenti scorrelati (tutti temi importanti, sia chiaro), messi semplicemente uno accanto all'altro nella speranza che qualcosa di buono potesse venir fuori, senza un progetto complessivo, senza qualcuno che riuscisse a fare una sintesi portanto, in nome dell'apertura a candidature come quella di Luxuria. 
 
Alla luce degli esiti dell'ultimo congresso c'è da rimanere veramente spiazzati dalle parole di Ferrero. Avevo capito che all'ultimo congresso avesse vinto una linea politica opposta a quella che aveva portato candidature di questo tipo, quella che rincorreva ogni partecipazione televisiva, una linea che si riproponeva di ripartire dal partito che tentava di riportare un po' di ordine mentale. E invece? Bah! Invece ancora mi pare un guazzabuglio di idee e di tendenze difficilmente districabili.
 
Con quale credibilità si può andare a chiedere il voto davanti ai cancelli di una fabbrica o in qualsiasi altro luogo di lavoro, quando si celebra il rincoglionimento dell'Isola dei Famosi? Il danno prodotto forse incosapevolmente è immenso.


giovedì, 20 novembre 2008

Titoli per post che vorrei scrivere se avessi tempo

Alcuni temi che in queste settimane avrei voluto affrontare ma che non ho avuto il tempo di scrivere. Magari tra qualche giorno.

- Uso politico della vicenda Alitalia come preparazione di uno scontro definitivo contro il sindacato ed in particolare contro la CGIL. Non che la vicenda sia accaduta per questo, ma è stata usata anche per questo con un risultato modesto per il governo nonostante la poco felice posizione iniziale della CGIL. Sottotitolo: corsi e ricorsi storici dei tentativi di spaccare il fronte sindacale, isolare e far fuori la CGIL, unico soggetto politico-sociale nel bene e nel male di massa rimasto in Italia.

- La nuova stagione dei movimenti studentenschi. Eccessi di autostima del "movimento". Il  problema della rappresentanza, la tipica diatriba tra democrazia diretta e democrazia della delega. Il pericolo di cadere nell'antipolitca.

- La divertente vicenda della Presidenza della Commisione di Vigilanza della RAI e le beghe interne del PD. Sottotitolo:  sarà mai possibile un partito politico che in termini organizzativi non sia leninista?


giovedì, 08 maggio 2008

Regolamento di conti in casa CGIL: sospeso il gruppo dirigente della FIOM di Milano

Passata la tempesta elettorale, mentre si scrivono documenti unitari per la riforma del modello contrattuale  - osannati dalla stampa, "ma anche" dall'ambasciatore del made in italy -  a Milano succedono cose strane.

Tutto comincia nel Febbraio 2007, quando nell'ambito dell'inchiesta sulle nuove Br, tra le quindici persone raggiunte da avviso di garanzia vi erano anche 8 iscritti alla CGIL tra cui anche un delegato FIOM della Brullo-Marcegaglia dello stabilimento di Sesto San Giovanni tale Massimiliano Murgo.

Murgo viene immediatamente sospeso dalla FIOM e quindi espulso dalla CGIL lombarda per l'adesione e il sostegno in qualità di delegato ad un precedente sciopero indetto dai COBAS con tanto di volantini contro la CGIL.

Il 10 maggio del 2007 nella zona di Sesto San Giovanni, si svolge l'attivo dei delegati FIOM per discutere la piattaforma per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro dei metalmeccanici a cui interviene anche Massimiliano Murgo. Il Segretario Generale della FIOM di Milano e i dirigenti sindacali presenti, pur considerando sbagliata la presenza all'attivo di un lavoratore espulso dalla CGIL,  hanno ritenuto di proseguire la discussione con i delegati sul contratto, piuttosto che dare spazio ad una palese provocazione e vanificare la discussione su un argomento così importante come la piattaforma
  per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro dei Metalmeccanici.

A più di un anno di distanza dal fatto, il Collegio Giudicante della Commissione di Garanzia della CGIL Lombardia (una sorta di magistratura interna) decide di "decapitare" il gruppo dirigente della FIOM-CGIL di Milano sospendendo la Segretaria Generale Maria Sciancati per 6 mesi e altri tre dirigenti per 3 e 4 mesi. il Collegio Giudicante ha censurato un comportamento che quel medesimo gruppo dirigente aveva il dovere di assumere ritenendo più importante la discussione con i propri militanti rispetto alla provocazione attuata da Murgo.
 
Il provvedimento appare quantomeno esagerato, ha tutta l'aria di un attacco politico alla FIOM-CGIL (a cui vogliono far pagare anche il disastro elettorale della Sinistra arcobaleno) dopo le divergenze dello scorso autunno con la Confederazione sul cosidetto "pacchetto welfare" e alla vigilia un'importante consultazione dei lavoratori sulla riforma contrattuale.


martedì, 22 aprile 2008

Extraparlamentari

Un occhio ai dati

Per iniziare ad affrontare l'analisi del crollo della Sinistra Arcobaleno ho raccolto i risulati di Rifondazione Comunista, PDCI e Verdi dal 92 ad oggi alle elezioni politiche ed europee. Il dato di Sinistra Democratica non essendo scorporabile in nessuna elezione non è stato considerato (sarebbe interessante capire quale possa essere stato il contributo - si fa per dire - di questa formazione).

sx_perc


sx_votiDai grafici si vede che quest'area di sinistra è stata nel corso 92-06, nonostante gli alti e bassi delle singole formazioni, abbastanza costante tra l'8 e l'11% In termini di voti assoluti quest'area rappresentava dai 3 ai 4 milioni di elettori. Oggi rappresenta poco più di 1 milione di cittadini: se ne sono andati quasi 3 milioni di elettori in soli due anni!

Per dare la dimensione di questo disastro, voglio ricordare che la sola Rifondazione, in una situazione simile all'attuale (se non peggiore) nel 2001, dopo la rottura con l'Ulivo del 98, dopo la scissione del PDCI, si presentò da sola per di più in sistema - il "mattarellum" - ancora più maggioritario di quello odierno e con una soglia del 4%. La prova venne superata il PRC passò con il 5%. Oggi le quattro formazioni non vanno oltre il 3,2%!

Le ragioni di questo fallimento sono molteplici e a vari e diversi livelli. Cercheremo di analizzarli partendo da quelle più contingenti e superficiali per arrivare a quelle più profonde e di lungo periodo.

Il voto utile

Nella primavera scorsa i congressi dei DS e della Margherita hanno decretato lo sciogliemento dei rispettivi partiti ed hanno avviato la costituzione del Partito Democratico. Il PD sin dalle prime uscite dell'allora candidato segretario Veltroni ruppe con il disegno della larga alleanza di centrosinistra che a fatica aveva retto il governo Prodi.

Il PD prima ha rotto ogni ponte a sinistra e poi a chiesto agli elettori, illudendoli di una possibile vittoria antiberlusconiana di fatto impossibile, un voto utile e presentandosi come sola possibile alternativa al centrodestra. Ha tentato di posizionarsi al centro, ma i risultati dicono che nonostante il programma democratico fosse oltremodo moderato, il PD non ha recuperato un sol voto al centro ma invece ha fatto quasi il pieno alla sua sinistra.

La campagna elettorale è stata presentata come una scelta secca tra Berlusconi e Veltroni e gli italiani si sono comportati di conseguenza. A quei compagni che hanno votato PD nella speranza di non avere Berlusconi, vorremmo chiedere come pensano di costruire una qualche opposizione con i vari Calearo, Ichino, Colaninno. Mah?
Ma perchè il voto utile ha avuto tanta presa anche sull'elettorato di sinistra?

Il superamento della repubblica parlamentare

Non tutto è dovuto alla campagna martellante dei media. Invece riteniamo che ciò sia dovuto allo stravolgimento materiale della costituzione e delle istituzioni. Questi 15 anni di "seconda repubblica" e di maggioritario hanno svuotato il Parlamento delle sue prerogative tanto che Esso è diventato un ratificatore di leggi e non più il vero detentore del potere legislativo. Le elezioni, da qualche anno a questa parte, sono diventate nei fatti presidenziali, sebbene la legge dica diversamente. Allora un elettore un cittadino si chiede perchè  dovrebbe votare un parlamentare che si candida esplicitamente a stare all'opposizione in Parlamento, se in Parlamento non si discute e non si decide di nulla. Se venti anni fa aveva ancora un senso portare in Parlamento una persona che rappresentasse le proprie istanze indipendentemente dalla sua collocazione rispetto al governo affinchè con il suo contributo nel dibattito parlamentare contribuisse a legiferare meglio, oggi questa dimensione è del tutto preclusa.

 L’esperienza negativa di governo e l’impossbilità di rompere con Prodi

Perchè l’astensione? Molti si sono astenuti perchè hanno giudicato l'esperienza di governo è complessivamente negativa.

In politica economica, pur nella presenza di alcuni risultati positivi da evidenziare come un buon recupero dell'evasione fiscale, non si è riusciti mai a chiudere su qualche misura redistributiva. In politica estera, pur migliorandola rispetto al governo della destra con il recupero almeno della multilateralià le spese militari sono cresciute, e sul piano dei diritti dei cittadini immigrati e sul piano dei diritti civili - pur non essendo secondo me una questione centrale - beh,... lo sappiamo tutti come è andata. E le politiche ambientali? Non pervenute.

La sinistra, ed in particolar modo Rifondazione Comunista, si è trovata impossibilitata a rompere con il governo Prodi stante il ricordo degli anatemi del 98. Il PD ha presentato la Sinistra come la responsabile dei veti sull'azione di governo, mentre era vero assolutamente il contrario: le manifestazioni che si sono fatte, a cui a differenza del family day non hanno partecipato comunque ministri!, per supportare alcuni punti del programma dell'Unione e non contro!

Il potere mediatico dei giornaloni “democratici” ha fatto il resto. Il governo è caduto dal centro ma a dispetto di tutte le evidenze i parlamentari di sinistra sono stati dipinti come i più inaffidabili e come quelli che hanno fatto fallire l’azione di governo.

Detto questo, tuttavia, oggettivamente gli esponenti della Sinistra hanno la responsabilità di aver scelto una linea politica che ha portato niente o quasi niente di ciò che era stato promesso. Probabilmente non per loro colpa diretta, ma comunque per loro colpa politica dal momento che –come minimo - non hanno valutato correttamente i rapporti di forza per sostenere i punti più progressivi nell’azione di governo: ha avuto più peso Dini di cento parlamentari della fu Sinistra Arcobaleno!

Forma organizzativa e mancanza di credibiltà

Nonostante da alcuni anni (almeno dalla famosa manifestazione a difesa dell’articolo 18 promossa dalla CGIL nel 2002) esistesse un’area di sinistra più o meno omogenea, c’è voluta l’irruzione del Partito Democratico sulla scena politica perchè anche a sinistra si avviasse un processo di aggregazione. Tuttavia questo è avvenuto in ritardo e indotto dall’esterno. Nonostante il forte impulso della manifestazione del 20 Ottobre, la prima assemblea fu organizzata solo ai primi di dicembre! E poi con il precipitarsi della crisi di governo è stata fatta questo non meglio definito agglomerato che giustamente è stato percepito come un semplice cartello elettorale. Le candidature in mancanza di una struttura organizzativa comune sono state spartite tra le quattro formazioni sulla base del rispettivo (presunto) peso elettorale.  

Proposta politica

Non solo la forma organizzativa è stata ritenuta poco credibile, ma anche la proposta politica. Dopo aver cercato di spostare gli equilibri dall’opposizione, dopo aver cercato di influenzare l’azione politica da dentro al governo e non aver ottenuto significati risultati in nessuno dei due casi, come potevano essere credibili le stesse (sostanzialmente) proposte politiche senza nemmeno che nessuno dei dirigenti o dei ministri si fosse dimesso?  

La Sinistra l’Arcobaleno si è presentata come un nuovo soggetto su cui scommettere dopo il voto, un contenitore da riempire, un’alternativa tutta da costruire. Ma gli elettori vi hanno scorto il drammatico vuoto politico. E’ possibile definirsi forza alternativa senza mai indicare l’alternativa?

Si insiste sempre troppo sulla contaminazione delle “varie culture” di sinistra, ma quali sono queste varie culture? In fondo PRC, PDCI ed anche  SD sono in vario modo riconducibili ad una cultura marxista, rimangono i verdi: ma l’ecologismo può essere considerato una “cultura” a sè?

Mi pare che questa Sinistra, ma anche Rifondazione in tutta la sua storia, sia il tentativo di mettere insieme tanti pezzi di movimento, senza però fare un discorso orgnanico complessivo. Si mettono i vari conflitti le varie questioni (tutte giuste per carità) una a fianco all’altra, ma senza rincondurle ad una visione complessiva del mondo e della politica. Per proporre una società alternativa bisogna avere e indicare un’idea forte (ne avevamo parlato giusto un anno fa), bisogna praticare questa idea nei comportamenti di tutti i giorni, porsi degli obiettivi concreti anche a breve termine e non rimandare questa costruzione ad un futuro sempre indefinito.

E poi sarà anche giunto il momento di fare un bilancio di questa nuova stagione dei vari movimenti nati da Seattle in poi. Il mitico movimento dei movimenti. In quasi dieci anni di lotte, di alti e bassi, quali obiettivi hanno raggiunto? Hanno portato a casa qualcosa?  

 

 

 

 



lunedì, 14 aprile 2008

Un disastro oltre ogni previsione, ecco a voi la sinistra extraparlamentare

Nessuno aveva messo delle asticelle, ma in testa pensavo che se la Sinistra Arcobaleno avesse superato l'8% sarebbe stato un discreto successo, tra il 6% e il 7% appena il proprio dovere e sotto il 6% una sconfitta. Temevo la sconfitta pesante (gli ultimi sondaggi davano SA tra il 6 e il 7, ma solitamente i sondaggi sopravvalutano un po' le forze tipo PRC), diciamo sul 5%, ma non pensavo potesse mancare di superare la soglia anche alla Camera. Un disastro assoluto. A rincarare la dose voglio ricordare  che nel 2006 PRC, PdCI e Verdi sommati avevano circa l'11%. La sola Rifondazione al Senato aveva il 7,5%! Qualcuno dirà era tutto un altro contesto. E' vero non è paragonabile. Allora ricordo che nel 2001 Rifondazione che veniva dalla rottura del 98,  che aveva appena subito una scissione, che aveva ancor più di oggi tutte le tv i giornali contro riuscì a superare la soglia ed salvò la pelle con il 5%.

Più avanti si tenterà di abbozzare qualche analisi, per ora dico via tutti, via Bertinotti, Mussi, Diliberto, Pecoraro Scanio, Giordano. Via il simbolo e via anche il nome, se non altro perchè hanno portato veramente male. Ricominciare da zero.
Unica magra consolazione: forse la CGIL ricomincerà a esercitare il proprio ruolo indipendente.


venerdì, 07 marzo 2008

Abbiamo delle belle buone lingue

In occasione del centenario della festa dell'8 Marzo, qualcosa di nuovo ma anche di antico. Una proposta di inno per la Sinistra; c'è tutto: l'emancipazione femminile, l'emancipazione del lavoro, la giustizia sociale contro lo sfruttamento. E per riprenderci alcune parole: la lega, il socialismo, la libertà.

Sebben che siamo donne,
Paura non abbiamo:
Per amor dei nostri figli,
Per amor dei nostri figli;

Sebben che siamo donne,
Paura non abbiamo,
Per amor dei nostri figli
In lega ci mettiamo.

A oilì oilì oilà e la lega la crescerà
E noialtri socialisti, e noialtri socialisti
A oilì oilì olià e la lega la crescerà
E noialtri socialisti vogliamo la libertà .

E la libertà non vien
Perchè non c'è l'unione:
Crumiri col padrone
Son tutti da ammazzar.

A oilì oilì oilà ...

Sebben che siamo donne,
Paura non abbiamo:
Abbiamo delle belle buone lingue
E ben ci difendiamo.

A oilì oilì...

E voialtri signoroni
Che ci avete tanto orgoglio,
Abbassate la superbia
E aprite il portafoglio.

A oilì oilì oilà e la lega la crescerà
E noialtri socialisti, e noialtri socialisti
A oilì oilì olià e la lega la crescerà
E noialtri socialisti i voroma vess pagà .


Un ringraziamento a www.ildeposito.org, archivio di canti di protesta politica.
Buon 8 Marzo.


venerdì, 29 febbraio 2008

Voto utile

Ieri Walter  Veltroni ha presentato tre nuovi candidati nelle liste del Piddì: l'operaio della ThyssenKrupp scampato al rogo, un'operatrice di call center e una lavoratrice di una ASL piemontese. "Il PD è il Partito del lavoro" (che per inciso fa PDL) ha detto Uolter. Ma perchè per impegnare il governo a destinare il tesoretto alla riduzione delle aliquote per i lavoratori dipendenti - cosa già prevista dalla finanziaria 2008 - c'è voluto un ordine del giorno della Sinistra l'Arcobaleno in senato? Ecco il voto utile.


mercoledì, 27 febbraio 2008

Bertinotti a Repubblica TV

Bertinotti a Otto e Mezzo

Trasmissione di lunedì 25 Febbraio vai qui


venerdì, 22 febbraio 2008

Chi è di troppo?

In polemica con Bertinotti Walter Veltroni si chiede se siamo nel 2008 o nel 1953. "Può una persona ragionevole sostenere che se si porta un operaio in lista e, quindi, in Parlamento, poi non puoi candidare anche un imprenditore?". Così, durante la registrazione di TV7, Walter Veltroni, replica a Fausto Bertinotti che, commentando la candidatura di Matteo Colaninno e quella dell'operaio scampato al rogo della Thyssen, Italo Boccuzzi, ha sostenuto che 'dei due uno è di troppo'. (repubblica.it)

Caro Uolter, forse non hai capito bene. Quello di troppo - nel PD - è l'operaio. E poi cari amici di Repubblica prendete nota: Boccuzzi si chiama Antonio.

 




giovedì, 21 febbraio 2008

Contento Biz?

Il blogger Biz qualche giorno fa dava quasi per certo il fallimento di qualsiasi accordo tra Pd e radicali.

Per me, i Radicali, dietro una parvenza progressista, sono i rappresentanti delle politiche più abiette che ci possano essere. Pensateci: politica estera: praticamente dei Bushiti; Politica economica: è da decenni che cercano di far votare referendum nell'intento di spogliare i lavoratori di qualsiasi diritto.

Ieri notte, invece, dopo una riunione di sette ore, i vertici del Partito Democratico ed i leader dei radicali hanno raggiunto un accordo. I radicali entreranno nelle liste del PD (pare siano stati riservati 9 posti) ed in caso di vittoria, un posto da ministro. I sondaggisti pensano che i radicali valgano 400mila voti. Ma quanti ne perderà il PD per questa scelta?

Caro Biz, non ti resta che votare la Sinistra. Ci sarà qualche "laicista" da digerire, ma almeno non ci sarà chi vorrebbe spogliare i lavoratori di qualsiasi diritto.


martedì, 19 febbraio 2008

Aspettando il programma della Sinistra.

Martedì 5 Febbraio il Presidente Napolitano ha sciolto le camere. Sono passate due settimane e la Sinistra L'Arcobaleno oltre a presentare il simbolo e la candidatura di Bertinotti alla Presidenza del Consiglio (a proposito, ma perchè, essendo ancora in un regime parlamentare, i partiti o le coalizioni devono dichiarare il candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri?) praticamente non ha ancora iniziato la campagna elettorale. Addirittura per quanto riguarda il mondo del web non esiste ancora un sito "unitario e plurale" ufficiale. C'è un sito pubblicato in occasione dell'assemblea della Sinistra e degli Ecologisti del 8 e 9 dicembre scorsi. "Internettianamente" parlando un'eternità. Qualcun altro ha cercato di sopperire a questa mancanza con un sito - diciamo - amatoriale, ma per competere con le "gioiose macchine da guerra" del PD e del PdL ci vuole ben altro.

Questa confusione e questi tentennamenti di inizio di campagna elettorale riflettono la confusione organizzativa di questa formazione e l'oggettiva difficoltà di presentare un programma credibile.

La crisi politica ha imposto un'accelerazione e l'unione è stata una necessità, ma d'altro canto - almeno a sinistra - non si possono saltare a pie' pari i formalismi democratici. Non si puossono prendere le decisioni di fondersi ed eventualmente di sciogliere un partito senza un congresso, senza i necessari passaggi democratici. Non siamo come la destra.
Sul piano organizzativo non si può riproporre la forma partito tale e quale l'abbiamo conosciuta nel novecento, ma questa sempre evocata rete dei partiti, delle associazioni e dei movimenti di sinistra concretamente come si struttura? Chi prende le decisioni? Chi organizza la vita quotidiana di questo soggetto politico?
Permane l'incertezza della forma, ma questa formazione non può rimanere un cartello elettorale e nemmeno un arcipelago sparso e disordinato di associazioni e quant'altro. Senza un'organizzazione non si riesce nemmeno a creare un sito, non si va da nessuna parte.

Dal punto di vista della strategia politica e della credibilità la sinistra, ed in particolar modo Rifondazione, scontano gli insuccessi del governo Prodi. La dirigenza di questo partito aveva puntato tutto sul compromesso del programma di governo dell'Unione. Forte della sindrome del 98, la destra della coalizione ha fatto accettare alla sinistra di tutto ed ha posto il veto sui provvedimenti più di sinistra (o meglio minimamente socialdemocratici e comunque frutto di un compromesso accettato da tutti). La sinistra non è caduta nella provocazione (per fortuna) di far cadere il governo, ma oggettivamente si ritrova con nulla o quasi in mano. Non si è portato a casa nulla. La legge Biagi è ancora lì, il tesoretto non è stato redistribuito, mentre il cuneo fiscale all'imprese è stato tagliato così come l'irap nell'ultima finanziaria.
E adesso, con tutta la stampa e le tv contro, prova ad andare a spiegare che non si è riusciti per colpa del centro? Ed anche se si riuscisse a spiegarlo, oggettivamente, questi dirigenti hanno fallito. Come minimo chi aveva incarichi di governo non dovrebbe ripresentarsi.

Tuttavia aspettiamo fiduciosi per domani la presentazione del programma. Di sicuro non potrà essere peggio di quello del Piddì. Pur nella comprensione delle difficoltà, non ci sono proprio alternative al voto a La Sinistra L'Arcobaleno. L'unico voto utile. O non vorrete farci prendere in considerazione il voto per trozkisti? E poi quali dei due?


*****
Breve Nota. Si dice che l'atteggiamento reciproco in campoagna elettorale tra la Sinistra l'Arcobaleno ed il PD debba essere rispettoso e corretto. Tuttavia il maggiore organo di propaganda del PD, La Repubblica, continua ad usare metodi subdoli e ingannevoli per confondere il lettore e l'elettore presentando le posizioni della sinistra. Oggi nella tabella IPR dei sondaggi pubblicati da Repubblica Bertinotti risultava  a capo di Sinistra Democratica (sic!), poi "la svista" è stata corretta. Mentre l'articolo riporta

"Sul fronte della sinistra radicale, invece, la cosidetta "Cosa Rossa", ovvero la Sinistra Arcobaleno che raggruppa Rifondazione, Pdci e Verdi, ottiene l'8% dei consensi. Confermando quelle che sono le previsioni."

Solo alla terza volta che viene nominata è riportato il nome corretto (quasi), mentre si insiste nell'usare le espressioni "sinistra radicale" e "cosa rossa" per screditare la formazione o per confondere. Infine la descrizione del raggruppamento è scorretta perchè manca Sinistra Democratica.


domenica, 10 febbraio 2008

Sull'attuale situazione politica. A sinistra senza patemi, contro Berlusconi "ma anche" contro Veltroni.

Con un non trascurabile ritardo l'ufficio politico del Circolino dei Cinghios, sollecitato da numerosi militanti, simpattizzanti e lettori, analizza l'attuale situazione politica.

Del Come e del perchè è caduto il governo Prodi.
Tecnicamente, ad un primo livello superficiale, il governo dell'Unione di Romano Prodi è caduto per il voto contrario di due senatori dell'Udeur, di Lamberto Dini e di un suo sodale. La crisi è stata scatenata dagli arresti domiciliari emessi nei confronti alla Signora Lonardo, moglie di Mastella,  dagli avvisi di garanzia a Mastella e a mezza Udeur. Ma quale scarso senso della politica ha un partito, che coincide poi con una singola persona (ad una trasmissione televisiva ho sentito esordire Mastella "io sono un partito che .. bla bla"), che decide di non dare più la fiducia ad un governo per un fatto persobnale, se pur di rilavanza pubblica. La coalizione ha forse cambiato linea politica? Ha cambiato linea politica l'Udeur? Era comprensibile se avesse detto "non riconosciamo più il programma dell'Unione che avevamo sottoscritto, vogliamo un programma diverso". E invece no. Si fa cadere un governo perchè il governo non è stato abbastanza solidale con le vicende giudiziarie (sulle cui tempistiche c'è comunque da sospettare) del Mastella. Invece di dimettersi e chiedere scusa, fa saltare il governo. Bene a fatto Prodi a chiedere il voto esplicito al senato (anche contro il consiglio dello stato maggiore del PD e dello stesso Presidente della Repubblica, che volevano una caduta più dolce, per avere maggiori possibilità di manovre al centro per il dopo Prodi) perchè è giusto che un governo cada nel luogo di rappresentanza politica deputato a dare o ritirare la fiducia ad un governo. Non si può far cadere un governo con un'intervista su un giornale o con una comparsata in tv. Ed, inoltre, per rendere esplicite le cause e le responsabilità della caduta. Comunque è da registrare che a questo livello il governo è caduto dal centro.

Ma perchè queste spinte disgreganti si sono fatte col passare del tempo via via più forti? La causa della disgregazione dell'Unione e del governo va ricercata nella nascita del Partito Democratico. Veltroni sin dalla sua campagna per l'elezione (impropriamente chiamate dai mass media "primarie") del Segretario del PD aveva annunciato che avrebbe costruito un partito a vocazione maggioritaria. Questo è stato un esplicito atto politico contro il governo stesso che stava insieme a malapena dichiarando la fine dell'unione. A causa di mancati accordi interni al PD (leggi, sono stati trombati), diversi esponenti centristi sono fuorisciti formando gruppetti destabilizzanti.
Fino a dicembre hanno sperato di far cadere il governo da sinistra, provocando i deputati di sinistra respingendo provvedimenti già presi o previsti dal programma con cui ci si era presentati alle elezioni. Non ci sono riusciti ed il governo, come detto, è caduto dal centro (salvo di tanto in tanto - come Veltroni da Matrix qualche sera fa - addossare al di la' di ogni evidenza la colpa alla sinistra, che avrebbe destabilizzati il governo con continue manifestazioni (che in realtà rivendicavano i punti del programma di governo)!)
Nel frattempo Veltroni tra novembre e metà gennaio è riuscito anche nell'impresa, non memore della Bicamerale di D'Alema, di riabilitare Berlusconi (dopo che questo si era preso schiaffoni a destra e a sinistra, con le mancate spallate e con Fini e Casini che ogni giorno ne contestavano la linea) dialogando con la destra sul tema della riforma elettorale. Berlusconi si è risollevato alla grande e giustamente - dal suo punto di vista - ha chiuso ogni spazio di dialogo sulla riforma elettorale. Complimenti Walter!
Quindi, ad un secondo livello di analisi, la responsabilità della caduta del governo Prodi è del PD. Solo che i furboni del PD non si sono voluti prendere questa responsabilità ed oggi al tempo stesso vogliono la "nuova stagione", "ma anche" vantarsi delle buone cosa fatte da Prodi e addossare ad altri la responsabilità della crisi!

Ad un terzo livello meno tecnico e più politico, il governo è caduto perchè il PD e gli altri gruppuscoli di centro sia sulle misure economiche, che quelle sul piano dei diritti hanno disdetto ciò che era scritto sul programma. Il problema non era che il programma fosse troppo lungo o contradditorio come hanno detto. Certo, il programma era un compromesso, ma non era nè contradditorio e nè ambiguo. Semplicemente alcuni lo hanno disatteso.
Il problema fondamentale è che si era promesso, a differenza del primo governo dell'Ulivo, una politica di risanamento e redistribuzione allo stesso tempo (mai più la politica dei due tempi! si era detto). Invece, si è risanato, si è distribuito alle imprese (il taglio del cuneo fiscale nella prima finanziaria e una riduzione delle tasse per le imprese nella seconda) e quando si trattava di redistribuire (anche se redistribuire con il taglio delle tasse non è del tutto condivisibile) ai lavoratori è saltato il governo (per fortuna, o meglio, per la capacità del ministro Damiano e per la saggezza dei sindacati, si è riusciti almeno a portare a casa il contratto dei metalmeccanici)! Questo denuncia la totale subalternità del PD alla confindustria, altro che equidistanza tra capitale e lavoro, che già comunque sarebbe grave! Dice oggi "Ora possiamo ridurre le tasse; pagare meno, pagare tutti. Ed è arrivato il momento di aumentare i salari". Se è per questo è possibile farlo ora, aggiungendo questo provvedimento che era già stato preso in un decreto legge allegato alla finanziaria. O qualche amico di Montezemolo si lamenta?

Sulle nuove alleanze. O meglio sulle non alleanze di centro-sinistra.
Chiuso il capitolo crisi, veniamo all'oggi, ai nuovi assetti politici in vista delle elezioni. o perlomeno degli assetti di ciò che resta del centrosinistra.
Veltroni coerentemente con quanto annunciato mesi fa (ma senza prendersi chiaramente la responsabilità) ha chiuso l'esperienza dell'unione ed ogni altra possibile forma di alleanza a sinistra. Questo è abbastanza comprensibile. Data per certa la sconfitta con qualunque alleanza, almeno vuole perdere "bene". Vuole un momento catartico per rilanciare strategicamente il PD e scrollarsi di dosso ciò che egli ritiene "vecchio" facendo il più possibile piazza pulita dei piccoli e medio piccoli. Inoltre, prende l'iniziativa politica, costringe Berlusconi a rincorrerlo ed infine (se non ci saranno altri grandi candidature) si mette al centro della scena politca. veltroni e il PD al centro, Bertinotti a sinistra e Berlusconi a destra. Però dovrebbe anche prendersi la responsabilità di consegnare il parlamento al dominio incontrastato di Berlusconi. O forse veramente Veltroni vuole poi accordarsi con la destra  in una legislatura già battezzata costituente? E con quali rapporti di forza? Con questo assetto c'è il rischio che anche al senato tutti i premi di maggioranza vadano al centrodestra, anche in Toscana e in Emilia. Lo hanno capito gli elettori democratici? Altro che legge elettorale che provoca l'instabilità!
 Ma al di là di questo, c'è da chiedersi se questa "bella sconfitta" sia veramente strategica. Il PD sta diventando ogni giorno di più un partito "liquido" e al tempo stesso un partito di gestione del potere. Come potrà soppravvivere cinque anni all'opposizione senza una poltrona da spartire?

E ora veniamo alla sinistra. L'esperienza di governo è stata complessivamente negativa.
Nella politica economica, pur nella presenza di alcuni risultati positivi da evidenziare come un buon recupero dell'evasione fiscale, non si è riusciti mai a chiudere su qualche misura redistributiva. In politica estera, pur migliorandola rispetto al governo della destra con il recupero almeno della multilateralià le spese militari sono cresciute, e sul piano dei diritti dei cittadini immigrati e sul piano dei diritti civili - pur non essendo secondo me una questione centrale - beh,... lo sappiamo tutti come è andata. E le politiche ambientali? Non pervenute.

A dicembre le forze di sinistra - PRC, PdCI, Sinistra Democratica e Verdi - hanno intrapreso un percorso di unificazione. La partenza a dicembre non è stata proprio entusiasmante. Troppi tentennamenti, qualche polemica di troppo sul simbolo e sul nome che pure non sono il massimo (non era meglio semplicemente "La Sinistra"?), ma ora mi pare che tutti siano convinti a proseguire decisi su questa strada unitaria. Bene hanno fatto a sottolineare che la responsabilità del divorzio non è a carico della sinistra, ma ora senza troppi ripianti occorre una campagna elettorale decisa a rimettere al centro della politica la rappresentanza dei lavoratori, sottolineando le distanze che ci separano dal PD e la totale avversità alla destra (il PD potrà dire la stessa cosa?). Una cosa è certa. Comunque andranno le elezioni saremo all'opposizione. Ma non è detto che una buona opposizione sia peggio di un governo che fa finta di essere di centrosinistra.

E allora via alla campagna elettorale. Dire una "cosa di sinistra". E poi attaccare il PD, "ma anche" la destra senza andare troppo per il sottile. ma perchè questa volta tutti vorrebbero una campagna "soft"? Per lasciare aperta la possibilità delle grande coalizione?

Vogliamo (ma non l'avevamo già detto?) aumentare le tasse sulle rendite finanziarie.
Visto che i rifiuti sono gestiti a livello locale, cosa aspettano gli amici democratici Bassolino e la Jervolino a dimettersi?
Cari berluschini, perchè non avete voluto modificare la legge elettorale? Forse per avere la certezza di eleggere gli amici dei mafiosi che si sono dimessi dalla presidenza di una regione?







giovedì, 17 gennaio 2008

Un argomento già fuori dal circuito mediatico. Un pensiero sulla strage alla Thyssenkrupp.

A più di un mese di distanza dalla tragedia allo stabilimento della Thyssenkrupp di Torino e dopo che tutti e sette gli operai coinvolti sono morti (la strage è finita non infinita come titolò un giornale alla morte del settimo ustionato!) ritorno sull'argomento per alcune riflessioni riprendendo due due articoli degli amici blogger Marco Giacosa e Carlo Gambescia.

Marco tempo fa denunciava la noiosità delle morti militari in missione e nella discussione che ne era seguita sosteneva "per la situazione attuale mondiale e italiana, io non trovo grosse differenze, a livello concettuale, tra la morte del muratore e quella del soldato."

E' vero, anche un soldato è pur sempre un lavoratore. Ma, a parte la disparità di trattamento dei media tra un morto in missione e un morto sul lavoro, esiste una grande differenza tra la morte di un operaio, o più in generale di un lavoratore dipendente privato e quella di un lavoratore pubblico.  Data per scontata l'assurdità del morire per lavoro, un conto è morire per aumentare i profitti di alcuni privati e un conto è morire per soddisfare, almeno in linea di principio, un bene collettivo per una decisione presa da un organo democratico che rappresenta tutta la collettività o al limite per accrescere la ricchezza dell'intera società.

E qui mi riaggancio al post di Carlo nel quale indicava nella ricerca della produttività a tutti i costi la causa delle morti alla Thyssenkrupp. Pur essendo concorde con quell'articolo, il punto per me eticamente insopportabile non è esattamente questo. Il problema non è il produttivismo di cui è malata la società moderna. L'aspetto eticamente insopportabile per me è che le vite umane sono state sacrificate sull'altare dei profitti privati di qualcuno.
In una ipotetica fabbrica di proprietà pubblica se si decidesse collettivamente e democraticamente per il bene comune di aumentare la produttività pur correndo il rischio di diminuire la sicurezza dei lavoratori sarebbe sì riprovevole ma moralmente ancora accettabile. Non così se si corrono questi rischi perchè qualcuno lo ha stabilito privatamente per aumentare i propri profitti. Questo è insopportabile, questo non è umano.
Ma i capitani d'industria, i dirigenti di un'azienda potrebbero fare diversamente? No, perchè andrebbero contro la stessa etica capitalista: fare tutto il possibile per aumentare il valore delle azioni, dei profitti. Potrebbero porre più attenzione alla sicurezza solo se gli "incidenti" arreccassero qualche danno d'immagine all'azienza stessa e quindi un danno ai profitti.
Allora dovremmo tutti impegnarci (a partire dai rinnovi contrattuali) a rendere almeno il mancato rispetto delle leggi e delle norme di sicurezza un comportamento socialmente intollerabile tanto da arrecare danno all'azienda.
Certo una situazione migliore, ma eticamente equivalente: il profitto privato comunque sopra tutto e prima della vita umana. E' l'etica capitalista che è disumana. Come dicevano un tempo socialismo o barbarie.


domenica, 09 dicembre 2007

in diretta da Roma, l'Assemblea

Visione gratuita, consumazione obbligatoria.


lunedì, 03 dicembre 2007

Sinistra, ultima chiamata

Dopo la costituzione del PD e la nuova piazzata del Cavalier B con il suo Popolo della Libertà il quadro politico va semplificandosi e finalmente anche a sinistra qualcosa si muove. La settimana scorsa si sono svolte assemblee di costituzione della sinistra unita in tutto il territorio (il Circolino ha partecipato ad una assemblea di cui potete leggerne un resoconto qui). Nel fine settimana scorso a Milano si sono svolti gli "stati generali della sinistra dell'area metropolitana milanese". Due giorni di dibattiti intensi e partecipati. Non di soli gazebo si vive. Il prossimo fine settimana si terrà l'assemblea a Roma, dove molto probabilmente verrà presentato un nuovo nome e un nuovo simbolo. Ma non solo. Non di soli loghi si vive.

C'è l'intento comune di costruire un soggetto politico che non sia una semplice testimonianza, tuttavia le forze che comporranno questo nuovo soggetto ancora non agiscono proprio all'unisono. Quando uno spinge per l'unità l'altro temporeggia, uno dice federazione e l'altro confederazione, uno dice rosso e l'altro arcobaleno. Non c'è più tempo, è l'ultimo treno.

Su ciò che dovrebbe essere questa sinistra, il Circolino si era già espresso  alcuni mesi fa. E per simbolo una semplice bandiera rossa, che va sempre bene, senza alcun simbolo sopra.


*********** Post in progress alla maniera di Biz  ********
***************** Aggiunto il 6/12 ***************

L'altro ieri l'intervista a Bertinotti su Repubblica ha scatenato un putiferio. Veltroni ha detto che "Indebolire il governo oggi significa mettere a rischio la possibilità di varare la riforma elettorale, che è uno degli interessi del Paese". Ma proprio Uolter parla di questo? Dopo che è da 5 mesi che la mena con "La Nuova Stagione" e con il "partito a vocazione maggioritaria". Veltroni ha demolito e affossato l'Unione, ha aperto il dialogo diretto con Berlusconi e adesso cerca di addossare alla sinistra questa responsabilità?

Ieri è uscito il nome ed il simbolo, non so quanto definitivi. "La Sinistra, l'Arcobaleno" e delle pennellate sotto
con i colori dell'iride. Per usare un eufemismo non è il massimo. Per non scontentare i Verdi si è fatto un mini pastrocchio. Ma va beh, non fermiamoci a questi dettagli. Avanti.


domenica, 21 ottobre 2007

Venti d'Ottobre

Venti dL'auspicio del titolo di Liberazione di ieri si è tradotto in realtà. Il referendum organizzato due settimane fa dai sindacati confederali, l'alta partecipazione alle cosiddette primarie del Partito Democratico ed anche la buona partecipazione al corteo di Alleanza Nazionale avevano messo una certa "ansia da prestazione" agli organizzatori della manifestazione promossa da Liberazione, il Manifesto e il settimanale Carta per ricordare al governo i tanti punti del programma condiviso da tutti ancora elusi.

E invece no. E' stata un grande e bellissima manifestazione che ha dimostrato che una sinistra in Italia esiste ancora con cui il PD dovrà continuare a fare i conti. Non so quantificare il numero dei partecipanti, ma erano veramente tanti. Quando siamo arrivati alle 12 e 30 (2 ore e mezza prima dell'inizio) in piazza Esedra, la piazza era già piena, moltissime le bandiere si capiva che sarebbe stata una grande manifestazione. Il corteo molto fitto, procedeva molto lentamente e quando la testa del corteo è arrivata in piazza San Giovanni già colma alle 17e30 la coda doveva ancora partire. Siamo arrivati in piazza poco dopo le 18, una breve pausa sul marciapiede e siamo dovuti ritornare risalendo a fatica controcorrente la fiumana umana. E alle 19 e un quarto, puntualissimi stanchi ma contenti tutti sul pullman. Avanti a Sinistra. (foto cinghios, piazzale davanti a Termini, angolo via Cavour)


domenica, 14 ottobre 2007

E adesso che facciamo fare al compagno Piero?

Offresi posizione di Segretario dell'Ufficio Politico di noto Circolino. E' richiesta esperienza pluriennale in analoga posizione, particolarmente gradita se maturata in ex-partiti della sinistra italiana. Costituisce titolo preferenziale conoscenza Internazionale. Centralismo Democratico garantito. No Primarie, no società civile. Astenersi perditempo.  


lunedì, 27 agosto 2007

Avatar di tutto il mondo unitevi!

IBM tra le multinazionali dell'information technology è quella che ha maggiormente sperimentato seriamente nuove possibilità di business nel mondo virtuale di Second Life. Ha comprato isole, ha aperto uffici e attraverso il proprio management ha incoraggiato i propri impiegati, consulenti e professionisti a partecipare attivamente creando propri avatar. E magari a farsi un secondo lavoro in SL... ancora in IBM, ovvero l'alienazione dell'alienazione.

D'altro canto in Italia, accanto a questa patina di nuovismo e a questo atteggiamento paternalistico, IBM  non è disposta a trattare per il rinnovo del contratto aziendale scaduto da diversi mesi e di fronte a minime richieste sindacali ha risposto disdicendo il precedente accordo sul Premio di Risultato.

Circola in rete l'idea di convocare uno sciopero su Second Life a sostegno dei lavoratori e del loro contratto integrativo della Premier Life. Gli "aibiemers" dovrebbero installarsi SL, crearsi il proprio avatar, prender dimestichezza con bandiere, striscioni, tamburi virtuali e all'ora stabilita riunirsi per il primo picchetto virtuale.

In pochissimi giorni l'idea si è diffusa rapidamente (vedi sotto) nella "blogosfera" sia in Italia che all'estero. Sicuramente sul piano mediatico questa nuova idea sembra "bucare lo schermo". Ma quale significato possiamo attribuire all'iniziativa? Come è possibile mostrare che effettivamente si tratti di lavoratori IBM? O questo è del tutto irrilevante poichè l'essenziale è procurare il danno d'immagine ed ottenere - a basso costo - un potere contrattuale? O, invece, è l'ennesima evidenza della totale subalternità alla cultura dominante?

La discussione è aperta.

In rete

RSU IBM Vimercate, L'Unitànewsexcite, studiocelentano

The register , PC advisor , regdeveloper , Information week , out-low , businessweek , libcom , message.snopes.com , SL reader , infoshop

continua




giovedì, 26 luglio 2007

Tanti scalini fanno uno scalone

La scorsa settimana il governo ha firmato un accordo sul sistema previdenziale con i sindacati, che prevede la sostituzione dello scalone della legge Maroni con tre scalini diluiti in più anni. Qualche considerazione.

Nel merito, la necessità di non abolire completamente lo scalone del 2008 è stata giustificata dall'insostenibilità del bilancio dell'INPS (nel 2040!), dall'innalzamento dell'aspettativa di vita media, dallo sbandieramento di conti palesemente falsi. Come giustamente ha fatto notare il sociologo Luciano Gallino in un'intervista al Manifesto (del 15/7 e in una lettera aperta al consiglio di amministrazione dell'INPS) anche nel bilancio preventivo del 2007 dell'INPS il saldo tra entrate ed uscite del Fondo per i lavoratori dipendenti è in attivo di 3 miliardi di Euro. Peccato che a questo fondo vengano accollati disavanzi di altri fondi (ad esempio quello dei dirigenti d'azienda per 2,6 miliardi di Euro!). Ed in generale nel bilancio dell'INPS vanno a confluire spese non previdenziali ma ssistenziali che dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. Inoltre a tendere problemi di bilancio non dovrebbero più esserci per definizione, dato che il sistema sarà contributivo puro (tanto metto nelle casse dell'inps e tanto riceverò). Lo stravolgimento dei dati è puramente ideologico, per giustificare un sostanziale taglio delle pensioni per i lavoratori dipendenti.

Dal punto di vista politico politicante, genera rabbia che una misura come l'abolizione dello scalone sia presentata ora da parte di molti mass media e da ampi settori della maggiornaza di governo (fino ad arrivare alla ridicola minaccia di dimissioni di una ministra del governo, come la posizione della sinistra massimalista più intransigente, quando invece questo provvedimento era stato concordatao tra tutte le forze dell'unione nel programma "per il bene dell'Italia". Ecco il passo (pag.166, 167, 168)

Come indicano dunque le proiezioni, il sistema previdenziale italiano, con il passaggio al regime contributivo, offre nel lungo periodo garanzie di sostenibilità finanziaria più solide rispetto ai sistemi pensionistici di quasi tutti gli altri paesi europei. ...

Inoltre, va ricordato che con le precedenti riforme era già stata raggiunta un mediazione basata sugli anni di anzianità o sulla combinazione tra anzianità contributiva e soglia di età che, vista la proiezione di medio termine dei conti della previdenza non richiede interventi strutturali. L'aumento "a scatto" dell'età richiesta è anche una misura poco coerente con l’obiettivo di controllare la spesa, in quanto, da un lato non si spiega perché fino al 2008 non ci sia necessità di risparmio, mentre dopo il 2008 questa esigenza assuma una tale urgenza da richiedere il blocco delle uscite di anzianità per tre/cinque anni, con la possibilità che un’accelerazione delle uscite negli anni che precedono l’entrata in vigore renda meno efficace e più iniquo il gradino temporale. Inoltre questa misura determinerebbe un consistente ostacolo all’ingresso al lavoro per le giovani generazioni, aggravando ulteriormente la situazione attuale sul versante del mercato del lavoro. ...

Nel complesso, a differenza dell’indirizzo perseguito dall’attuale governo, i maggiori oneri connessi al periodo di transizione al nuovo regime pensionistico, la cosiddetta "gobba", non costituiscono un problema particolare, anche tenendo presente che in una economia in crescita, anche allargandosi la quota di risorse da indirizzare alle pensioni, il reddito reale procapite delle persone attive può comunque aumentare.

In particolare puntiamo a: ...
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;

La sinistra della coalizione è stata messa all'angolo, si è affidata - invano - alla forza del sindacato, e si è ritrovata con niente in mano. Incapace non solo di condizionare il governo "da sinistra" ma nemmeno di realizzare ciò che di buono stava scritto su un programma condiviso da tutti. Poche ore più tardi è poi arrivata la seconda mazzata del protocollo d'intesa sul mercato del lavoro, che a parte lo staff-leasing, lascia invariata la legge Biagi, e con lo sgravio sugli straordinari concede ulteriore libertà ai "padroni" sul controllo dell'orario di lavoro. Ora bisognerà pur trarre qualche conclusione. Non è possibile far passare sempre tutto sotto il solito ricatto del ritorno di Berlusconi. Se non verrà modificato qualcosa in autunno penso sia meglio fare chiarezza ed uscire dal governo mettendo in risalto che non è la sinitra che fa cadere il governo, ma è la non aderenza al programma comune da parte delle forze di centro (come in questo caso).

Quanto al sindacato, non si capisce bene con quale mandato sia andato al tavolo delle trattative senza mettere in campo (a parte qualche sciopero spontaneo nelle fabbriche del nord) iniziative a sostegno della propria posizione. Come la sinistra della coalizione anche il sindacato, specialmente la CGIL, soffre il ricatto del governo, che usa la propria debolezza per ricattarlo. Si spera vivamente che i diretti interessati - i lavoratori - siano consultati sull'accordo, perchè se così non fosse il sindacato verrebbe a perdere gran parte della propria funzione sociale e della propria autonomia (invito a leggere la dichiarazione di Rinaldini, segretario generale FIOM,  al comitato direttivo della CGIL).



venerdì, 01 giugno 2007

Due considerazioni sul contratto

Nelle giornate del 28, 29 e 30 Maggio i lavoratori metalmeccanici sono stati chiamati a votare per il referendum riguardo l'approvazione della piattaforma per il rinnovo contrattuale presentata unitariamente da FIM, FIOM e UILM.

Come sempre il contratto dei metalmeccanici rappresenta un riferimento centrale per le altre categorie, sia per la parte sindacale che industriale. A detta di molti, questa piattaforma cerca di rompere l'accerchiamento e per la prima volta dopo anni o decenni di tentativi di difesa, rivendica qualcosa di più in termini economici, ma soprattutto negli aspetti normativi.

Tra le numerose rivendicazioni vediamo qui due aspetti, che mi danno l'occasione di polemizzare un po' a sinistra (c'è sempre qualcuno un po' più a "sinistra") e un po' a destra.

Lotta alla precarietà. Si ribadisce la centralità del contratto a tempo indeterminato e concretamente si rivendica che il numero massimo dei lavoratori con contratti precari sia limitato al 15% della forza lavoro con contratto a tempo indeterminato dell'azienda. Inoltre le tipologie possibili di lavoro atipico sono ridotte a tre (se dovessimo aspettare che il centrosinistra "superi" la legge 30, detta "legge Biagi", per via legislativa potremmo già essere in pensione): il contratto a tempo determinato, il contratto di somministrazione di manodopera a tempo determinato ed il part-time. inoltre questa tipologia di contratti non saranno cumulabili per ogni lavoratore. Infine si rivendica la responsabilità diretta dell'azienda appaltante su tutta la filiera dell'appalto e del subappalto.
Che dicono concretamente quei settori di "movimento" che criticano la CGIL (la Fiom fa comunque parte della CGIL o no?) fino al limite dell'insulto (e abusando un po' vigliaccamente del simbolo, si veda la polemica sul Manifesto del Primo Maggio) sulla questione della precarietà ? Quali proposte avanzano? Dove sono? O sono solo capaci di prepare dei carri di carnevale e dei sound system per le manifestazioni?

La questione degli assorbimenti e la meritocrazia. I liberali, i paladini del liberismo, il signor Montenzemolo e la confindustria tutta ad ogni convegno ad ogni meeting ad ogni editoriale lamentano nel sistema italiano una mancanza di meritocrazia come già discusso precedentemente. Nella prassi, però accade usualmente che molte aziende riassorbano gli aumenti personali di merito negli aumenti derivanti derivanti da rinnovo del contratto collettivo nazionale. Questo evidenzia che l'elargizione degli aumenti individuali "di merito" è ideologica in quanto atta principalemnete a neutralizzare l'azione del sindacato poichè la maggior parte di questi aumenti viene distribuita poco prima degli aumenti collettivi (un lavoratore tende a non partecipare alle lotte se l'aumento derivante da contratto collettivo viene riassorbito); Cioè l'azienda con gli aumenti individuali distribuisce leggermente in anticipo gli aumenti derivanti da CCNL . Se veramente questi aumenti fossero di "merito individuale" perchè dovrebbero essere riassorbiti dagli aumenti colletti?
Questa piattaforma dà a Federmeccanica la possibilità di dare un senso ai propri proclami sulla meritocrazia e dimostrare un minimo di coerenza, accettando la rivendicazione da parte dei metalmeccanici della non assorbibilità degli aumenti di merito individuali.

A presto con risultati del referendum, che secondo il comunicato della Fiom ha superato il quorum.

Ultima ora: Gli Uffici Stampa Fim, Fiom, Uilm hanno comunicato che l'ipotesi di piattaforma è stata approvata dall'88% dei votanti (circa il 67%).



martedì, 24 aprile 2007

A proposito della sinistra

I congressi dei Democratici di Sinistra e della Margherita, rispettivamente il quarto e il secondo, della settimana scorsa che si sono conclusi con lo scioglimento dei due partiti e l'avvio del processo costituente del Partito Democratico hanno segnato un momento cruciale per l'assetto del centrosinistra italiano. La proposta complessiva emersa è talmente confusa e indefinita che persino il Signor B, presente ad entrambi, ha affermato che al 95% potrebbe egli stesso aderire a questo nuovo soggetto politico. La sinistra nel PD è scomparsa o nel migliore dei casi è confinata dentro al cuore, come dice il sindaco di Roma. E fuori nella società? Al di là delle questioni sulla laicità, a volte strumentali, si invoca un riformismo impreciso per andare in non si sa bene quale direzione. L'orizzonte è tutto confinato dentro le regole ferree del mercato nella logica capitalistica. Fatto scomparire "ideologicamente" il lavoro quale soggetto economico/sociale vuole o vorrebbe rappresentare il PD? Non più il lavoratore e forse nemmeno il cittadino, ma il consumatore.

Nonostante questo giudizio del tutto negativo sul piano dei contenuti, la nascita del PD ha il merito di fare chiarezza nel campo del centrosinistra: una forza di centro che lascia alla sua sinistra un ampio spazio per la costruzione di una sinistra senza aggettivi, de La sinistra. Dal punto di vista organizzativo anche questo "cantiere" è tanto difficoltoso quanto il PD a causa delle numerevoli baruffe quotidiane tra i vari orticelli della sinistra cosidetta radicale. E' auspicabile che queste forze ripongano questi personalismi e si aggreghino velocemente, magari non scopiazzando il modello di assemblaggio del PD, ma in una rete di partiti e movimenti. il PDCI da tempo propone una federazione, Qualcuno ha proposto una federzione dul modello della FLM (l'unione di FIOM, FIM e UILM degli anni settanta), il PRC insieme ad altri 12 partiti europei, due anni ha partecipato alla fondazione della Sinistra Europea. Capisco una possibile confluenza in questa formazione verrebbe percepita dalgi altri come una capitolazione verso il PRC, ma mi pare il progetto più avanzato e concreto. Comunque altre formulazioni sono ben accette.

Quanto ai contenuti, per prima cosa, La sinistra dovrebbe farsi carico di ricomporre il blocco sociale (se proprio non la si vuol chiamare classe) dei lavoratori nelle varie forme subordinati, che nonostante i falsi proclami circa la loro estinzione compongono la maggior parte delle forze produttive ed in espansione, per rapresentarne le istanze e i bisogni. La sinistra dovrebbe riportare il conflitto capitale-lavoro al centro del dibattito politico e al centro degli altri conflitti, poichè è da questa contraddizione primaria che derivano le altre (di guerra-pace, di genere, dei nuovi diritti, ambientali, eccetera). Ed abbandonare quella visione, che mi pare abbia lo stesso PRC o il manifesto e molti movimenti, che pone sullo stesso piano i vari conflitti uno accanto all'altro, i movimenti uno in fila all'altro senza evidenziare la correlazione. Dovrebbe sottolineare che la sperequazione delle risorse, le ingiustizie che colpiscono i "sud" del mondo e le periferie dentro l'occidente non capitano per caso, come sembra voler far credere il compagno buonista, ma sono riconducibili in ultima analisi al modo e ai rapporti di produzione. Quindi, almeno a lungo termine, l'obiettivo dovrebbe ancora essere la trasformazione di questi rapporti economico/sociali fino ad arrivare ad una socializzazione dei mezzi di produzione. Non so come e in quale forma ma La sinistra non può eludere il tema della proprietà. Magari evitando polemiche nominalistiche sul comunismo, il socialismo, la socialdemocrazia e il riformismo, evitando dispute sulle foto alle pareti e sulla composizione del Pantheon. Ci basta Marx.



mercoledì, 18 aprile 2007

Vicenza: un altro brodo è possibile

02Alla faccia dei tanti editorialisti che montavano il pericolo di episodi violenti, alla faccia del compagno ministro dell'Interno che temeva il ricongiungimento di spezzoni violenti contro le forze dell'ordine, alla faccia di quelli che i centri sociali sono la culla del terrorismo, alla faccia di quelli che la la FIOM e la CGIL preparano il brodo di cultura per i brigatisti, alla faccia dell'amico Presidente del Consiglio che sostiene che la base è una questione di urbanistica, la grande manifestazione di Vicenza ha dimostrato che un altro brodo è possibile.


di cinghiosff | 22:32 | Link | commenti
politica, sinistra

Lotta alla precarietà, ricomposizione dei contratti

Tra le contestazioni costruttive degli operai di Mirafiori ai Segretari Confederali e lo scambio di vedute tra i ricercatori universitari e il Ministro Bersani, riprendo il tema della Precarietà di cui ho parlato qualche settimana fa all’indomani della manifestazione del 4 Novembre.

La precarietà stabilizzata è lo stadio finale di quella trasformazione delle relazioni economiche incentrata sull’individualizzazione dei rapporti di lavoro. Il suo scopo non è tanto l’aumento dell’occupazione (la buona flessibilità), d’altronde se la domanda di forza lavoro c’è indipendentemente dalle modalità di rapporto di lavoro, ma quello di riddurre i costi del lavoro per aumentare i profitti delle imprese e frammentare ulteriormente la classe dei lavoratori in modo da neutralizzarne le possibili rivedicazioni e impedire una presa di coscienza.

Molto spesso le aziende ricorrono a lavoratori con contratti precari parasubordinati in modo “stabile” e non come lavoratori aggiunti per un carico di lavoro straordinario. D’altra parte per questo ci sono molti strumenti di flesibilità già nei contratti collettivi a tempo indeterminato come gli straordinari, i turni festivi, notturni, i part time e altri.

Pertanto occorre predisporre misure che tendano a rincomporre il mondo del lavoro: ridefinire nella legislazione del lavoro la dipendenza o meno del lavoro a prescidere dal rapporto di lavoro. O meglio ricondurre tutte quelle forme di lavoro precario parasubordinato (che parasubordinato non è nei fatti) a una forma di contratto collettivo a tempo indeterminato in modo che questa forma di rapporto di lavoro ritorni ad essere quella centrale (oggi i contratti dei nuovi assunti sono nelle varie forme precari al 54%!). Una interessante proposta di modifica del mercato del lavoro in tal senso è quella presentata dal giuslavorista della CGIL Nanni Alleva.

Più in generale occorrerebbe non solo unificare diverse tipologie di contratto ma anche unificare diverse categorie. In una stessa azienda, nel medesimo processo produttivo, lavorano persone con le più disparate forme contrattuali e categorie: ad esmpio in un’azienda delle telecomunicazioni lavorerà il dipendente diretto dell’azienda con un contratto delle telecomunicazioni, un consulente di direzione delle società “fighe” di consulenza con bel contratto figo da freelance, il consulente informatico di una grande multinazionale però con contratto metalmeccanico, il programmatore della ditta subappaltatrice con un contratto del commercio, l’operatore del centro di calcolo CED mandato da una agenzia interinale, gli operatori di Call Center che lavoreranno per una società di servizi esterna con contratti CoCoPro, i lavoratori delle Pulizie che saranno “soci" di fantomatiche cooperative e così via. Questo fa si che la redistribuzione del reddito e dei diritti sia fortemente sbilanciata a favore di chi sta a monte di questa “catena di produzione” ed inoltre impedisce la riuscita di forme di lotta. E’ auspicabile almeno per iniziare una unificazione di contratti collettivi come quello del commercio, dei chimici, delle telecomunicazioni e dei metalmeccanici in un unico contratto collettivo dell’industria.

Lotta alla precarietà, il dibattito sul reddito garantito

La recente manifestazione del 4 Novembre "STOP PRECARIETA' ORA" oltre a provocare battibecchi strumentali ad allargare il proprio orticello da una parte, leggi COBAS, o a procurarsi una scusa per non partecipare, leggi maggioranza CGIL e DS, ha avuto il merito , grazie alla partecipazione massiccia dei "tipi atipici", di rimettere all'ordine del giorno il tema della precarietà: abolizione della legge 30 sul mercato del lavoro, abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione e abolizione della (contro)riforma Moratti nella scuola. Bene.

E' tempo, però, di ricominciare, o per qualcuno di iniziare, a discutere qualche nuova proposta che vada oltre la semplice contrarietà alle (contro)riforme del campo avverso. Da qualche anno alcuni economisti di area di sinistra (tra gli altri Andrea Fumagalli dell'Università di Pavia) propongono come uscita dalla precarietà il cosidetto "Salario Minimo Garantito" o "Reddito di Cittadinanza" (o addirittura di Esistenza). Sinteticamente essi sostengono che essendo l'economima postfordista basata sulle reti sociali diffuse, sulla circolazione dei saperi (qualcuno lo ha definito il capitalismo cognitivo), il valore viene prodotto anche al di fuori del ciclo produttivo in senso stretto nello scambio di conoscenze. Per questo, e per ridefinire il modello di "welfare" in tale struttura economica, occorre retribuire il cittadino anche per la sua stessa esistenza, appunto un reddito di cittadinanza.

Ritengo questa proposta sbagliata per diversi motivi sia teorici che pratici.

Con il reddito di esistenza si accetta in modo subalterno che la condizione precaria flessibile, mi si passi il gioco di parole, sia stabile, dando alla controparte un alibi in più. Il datore di lavoro si farebbe ancor meno scrupoli a licenziare, a disporre della forza lavoro a proprio piacimento.

Si rischia di spingere tutta l'ammontare complessivo  dei salari verso il basso, contrariamente a quanto sostenuto. Si indebolisce così, contro le intenzioni, la capacità contrattuale di tutti i lavoratori. Si favorisce, di conseguenza, l’istituirsi di un compromesso malsano tra lavoratori e padroni:  i primi offrono salari e posti saltuari, i secondi li accettano perché intanto c’è il reddito garantito. Così i "lavori buoni" diminuiranno a favore dei "lavori cattivi"

Infine, un conto è dire che le forme di redistribuzione dell'economia fordista non sono più applicabili, ma la teoria secondo la quale si crei valore semplicemente vivendo e avendo relazioni sociali mi pare azzardata.  Credo che la teorizzazione del "capitalismo cognitivo" (ma poi... nell'economia fordista forse non occorreva conoscere?) della sua struttura reticolare siano troppo idealizzati e mitizzati e risentano del nostro (di occidentali) particolare punto di vista. Forse è solo un modo per giustificare la natura parassitaria del nostro lavoro. Considerando la struttura globale dell'economia probabilmente ci accorgeremmo che il valore viene prodotto sempre con i soliti ingredienti: lo sfruttamento intensivo dei lavoratori, con nuove/antiche forme di schiavitù (ormai arrivate/ritornate anche qui), con la rapina sistematica delle risorse ambientali. 

Per ora mi fermo qui. Alla prossima puntata.






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